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Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute
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5 marzo 2009 - Tutte le donne sono a rischio di subire violenza, afferma l'Organizzazione mondiale della sanità. La violenza domestica è infatti uno dei maggiori problemi di salute pubblica in tutto il mondo e rappresenta il caso più frequente di mancato rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo. È in casa e all'interno del contesto familiare che le donne vengono più spesso maltrattate, principalmente dal marito o dal compagno. Si tratta quindi di un tipo di violenza silenzioso e invisibile, che gli stessi sistemi giudiziari spesso tendono a non trattare come un reato ma come questioni private, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

 

Secondo le indicazioni dell'Oms, rientrano nella categoria “violenza domestica” tutte le forme di maltrattamento fisico e psicologico, gli abusi sessuali, i condizionamenti emotivi e tutta una serie di comportamenti coercitivi o di controllo esercitati. Ma anche al di fuori delle mura domestiche, la violenza è una delle prime cause di morte e di disabilità permanente al mondo, che ha un elevato impatto sulla vita sia delle donne che degli uomini.

 

La violenza e gli incidenti provocano oltre 5 milioni di morti e di infortuni all’anno: ogni 15 decessi di giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni, 8 sono legati alle violenze o agli incidenti. Le violenze sulle persone hanno forti ripercussioni sia a livello sociale sia a livello economico e per i prossimi anni il loro impatto è previsto in crescita. Gravi le conseguenze per la salute sia dal punto di vista fisico (malattie sessualmente trasmissibili, gravidanze indesiderate) sia da quello psicologico (ansia, depressione, insonnia). Molte delle persone che hanno subito violenze devono poi convivere con disabilità temporanee o permanenti.

 

In Italia

Secondo i dati Istat del 2006 pubblicati a febbraio 2007 (pdf 487 kb), sono quasi 7 milioni le donne italiane tra i 16 e i 70 anni che hanno subito violenze fisiche o sessuali nel corso della loro vita e 900 mila le vittime di ricatti sul lavoro. Il 14,3% delle donne ha subito almeno una violenza fisica all’interno della relazione di coppia, in particolare nelle aree a maggiore urbanizzazione. Oltre la metà dei casi coinvolge donne tra i 26 e i 45 anni, spesso con figli, con un picco specifico tra i 36 e i 40 anni.

 

La violenza domestica è per definizione una dinamica intra-gruppo e coinvolge protagonisti affini e la maggior parte di vittime e autori sono di nazionalità italiana. Circa un terzo delle vittime è straniero, in larga maggioranza extracomunitario. Le donne che hanno subito stupri o tentati stupri sono il 4,8%. Il 23,7% (5 milioni circa) ha subito molestie o violenze sessuali. Circa un terzo delle vittime e degli autori hanno diploma di scuola superiore o laurea, la maggioranza assoluta delle vittime lavora. Alcol e sostanze stupefacenti sono la più importante causa delle violenze che avvengono tra le mura domestiche.

 

Un documento (pdf 1,4 Mb) dell’Istituto per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro (Ispesl) pubblicato nel dicembre 2008 fornisce dati, riflessioni e indicazioni pratiche per i Medici di medicina generale, personale di Pronto soccorso e dei distretti sociosanitari, Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e magistratura. Violenze psicologiche hanno colpito più di 7 milioni di donne italiane, il 46,7% di esse attraverso l’isolamento o il tentativo di isolamento, il 40,7% con il controllo, il 30,7% per mezzo della violenza economica, per il 23,8% con la svalorizzazione e il 7,8% con intimidazioni.

 

Secondo il Rapporto nazionale sulla salute delle donne (pdf 1,1 Mb) del marzo 2008, delle donne che arrivano al Pronto soccorso di un ospedale a causa di maltrattamenti, solo una parte riconosce e denuncia la violenza subita. Il rapporto, prodotto dal ministero della Salute, illustra inoltre un progetto per l’apertura di sportelli contro la violenza sulle donne su tutto il territorio nazionale e un altro progetto per l’accoglienza e l’assistenza delle vittime di violenza sessuale e domestica presso i servizi ospedalieri e territoriali.

 

Nel corso del 2006 e del 2007, il dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio ha avviato il Progetto Arianna, per l’attivazione di una rete nazionale antiviolenza. Il progetto si pone in continuità con la Rete antiviolenza tra le città Urban (pdf 897 kb) e si propone di portare avanti opportune indagini in tema di violenze sulle donne e di fornire un servizio nazionale di accoglienza telefonica alle vittime. Secondo la sintesi dei dati del quarto trimestre del 2008 del Servizio di accoglienza telefonica del progetto Arianna, sono state 2176 le telefonate utili per la segnalazione di violenze. Le persone che si sono rivolte al servizio sono donne nel 91,8% dei casi , l’8,9% delle quali straniere. Le vittime di violenza sono donne nel 70,8% dei casi e le chiamate provengono prevalentemente dal nord. I principali responsabili delle violenze agiscono nell’ambito familiare: nel 63,1% gli autori sono i partner e nel 12,6% altri membri della famiglia. La violenza più spesso denunciata è quella fisica, mentre nel 43% dei casi è psicologica.

 

Prevenzione e iniziative sul territorio

“Prevenire gli episodi di violenza contro la donna e migliorare l’assistenza alle donne che hanno subito violenza” rientra tra gli obiettivi esplicitamente citati nel Progetto Obiettivo Materno Infantile (Pomi), tuttavia le iniziative in questa direzione sono ancora limitate e disperse sul territorio.

 

Tra queste, l’Unità operativa di psicologia clinica (prevenzione della salute mentale della donna) della Asl Napoli 1 collabora dal 1996 con l'Oms sul tema delle conseguenze della violenza sulla salute mentale delle donne, promuovendo attività di formazione degli operatori sanitari e procedendo alla valutazione diagnostica dei danni alla salute delle donne provocati da comportamenti violenti. A partire dal 2002, sempre all’interno della Asl Napoli 1, è nato un servizio specifico per l’intervento sugli effetti psichici della violenza e del maltrattamento: il Centro clinico per il maltrattamento in famiglia e al lavoro. Sul sito sono disponibili i dati clinici, un’introduzione ai seminari di formazione degli operatori e vengono affrontate le possibili strategie di prevenzione. In Emilia Romagna, è attivo dal 2003 il coordinamento dei Centri antiviolenza: l’obiettivo è contrastare tutti i tipi di violenza (fisica, sessuale, psicologica e di costrizione economica) contro le donne e i minori, attraverso interventi di consulenza, ascolto, sostegno e accoglienza. Consulta l’elenco dei centri e la mappa nazionale.

 

In Europa

Le violenze interpersonali, tra cui quella contro i giovani, il maltrattamento, la violenza contro il partner, l’abuso di anziani e le violenze sessuali in genere, causano in Europa circa 73 mila morti ogni anno. L’alcol è un fattore associato alle violenze nel 40% dei casi. Gli abusi sono fortemente associati anche con le condizioni socioeconomiche, con un rischio di violenze 14 volte più alto nei Paesi a basso-medio reddito rispetto a quelli più ricchi.

 

L’Oms Europa e il Centro per la salute pubblica dell’Università di Liverpool John Moores hanno lanciato il sito “violence prevention”, con lo scopo di mettere in luce le iniziative che possono servire a prevenire la violenza.

 

Il 10 e 11 giugno 2008, a Strasburgo, si è conclusa la “Campagna per combattere la violenza contro le donne, inclusa la violenza domestica” promossa dal Consiglio d’Europa per il triennio 2006-2008. L’iniziativa ha avuto un grande seguito a livello regionale e nazionale e ha coinvolto 48 parlamentari europei, permettendo così lo sviluppo di attività locali per la lotta alla violenza contro le donne e aumentando la visibilità del problema all’interno dell’Ue. Ancora in corso è il terzo programma Daphne (pdf 57 kb): un piano di sei anni (2007-2013) promosso dal Parlamento europeo e dal Consiglio d’Europa per prevenire e combattere la violenza contro i bambini, i giovani e le donne e per proteggere le vittime e i gruppi a rischio.

 

Le attività previste hanno diversi obiettivi, tra cui il supporto delle Ong attive nel settore, lo sviluppo di una maggiore consapevolezza riguardo al problema, la diffusione dei dati raccolti e la creazione di una rete internazionale per la lotta alla violenza. Le priorità per il 2008 sono state individuate in:

  • abuso sessuale e traffico di esseri umani
  • violenza contro le donne e minori negli abusi legati a particolari tradizioni, come le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni forzati
  • violenze contro particolari gruppi di donne o giovani
  • raccolta di dati riguardo ai diritti dell’infanzia
  • violenza contro donne e giovani nell’ambiente di famiglia, nella scuola o in contesti sportivi o ricreativi.

Nel mondo

Le più comuni forme di violenza sulle donne sono le violenze fisiche inflitte dal partner. Mediamente, almeno una donna su tre è stata picchiata, costretta ad avere rapporti sessuali o a subire altre forme di abusi dal suo partner. Secondo la Banca Mondiale, per le donne tra i 15 e i 44 anni il rischio di subire violenze domestiche o stupri è maggiore del rischio di cancro, incidenti o malaria.

 

Sul sito dell’Oms alla violenza è dedicata un’intera sezione, con segnalazioni di iniziative e documenti utili. In particolare, nel 2004 è stata prodotta una guida per l’implementazione e la realizzazione delle raccomandazioni e delle linee guida Oms, attraverso un approccio multidisciplinare e basato sulle evidenze disponibili.

 

Sono più di 5 milioni le persone che nel mondo sono entrate a far parte della campagna dell’Unifem (Fondo delle Nazioni Unite per lo sviluppo della donna) “Say NO to Violence against Women” e che hanno prestato il loro nome per far rientrare la violenza contro le donne tra le priorità dei governi di tutto il mondo. La campagna è stata portata avanti a supporto della pluriennale iniziativa “Unite to end violence against women” e la sua prima fase si è conclusa il 25 novembre 2008, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. All’appello dell’Unifem hanno aderito anche personalità politiche di rilievo come Condoleezza Rice. “Come la povertà e l’Hiv, la violenza contro le donne è un male che colpisce le persone, la comunità e lo Stato”, ha dichiarato l’ex Segretario di Stato degli Usa.

 

Un’altra importante iniziativa portata avanti dall’Unifem è il Global Programme on Safe Cities Free of Violence against Women, progetto che ha lo scopo di creare, con il contributo di esperti provenienti da tutto il mondo, un programma internazionale per la lotta alle violenze sessuali nelle città.

 

Un’iniziativa specifica per prevenire la violenza di genere e dare supporto ai Paesi in guerra è invece l’Azione contro la violenza sessuale nei conflitti, promossa dalle Nazioni Unite e basata sul coinvolgimento sia dei singoli Paesi, sia dei cittadini.

 

Negli Stati Uniti, si verifica uno stupro ogni 6 minuti e ogni 15 secondi una donna viene picchiata e in alcuni Paesi la percentuale di donne che ha subito abusi raggiunge il 70%. Amnesty international è da anni attiva nella lotta alla violenza contro le donne attraverso la campagna “Stop the violence against women”.

 

Il periodico americano Mother Jones, sul numero di luglio-agosto 2005, dedica al problema della violenza domestica un lungo servizio, con dati e testimonianze relative alla situazione negli Stati Uniti. EpiCentro propone traduzione e adattamento dell’articolo introduttivo “No Safe Haven”, per la sezione per il piacere di leggerli.

 

Risorse utili

Leggi gli ultimi aggiornamenti del focus “violenza” di EpiCentro.

 

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Ultimo aggiornamento giovedi 5 marzo 2009