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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

influenza aviaria

Influenza aviaria: nessuna emergenza, ma la sorveglianza resta alta

Stefano Marangon - direttore sanitario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie

 

 

L’influenza aviaria sembra essere uscita di scena dalle pagine dei giornali. L’emergenza del 2005 è ormai lontana, anche se i casi di infezione negli allevamenti animali non sono scomparsi, né in Europa, né negli altri Paesi dove la malattia è tuttora presente.

 

Per quanto riguarda gli Stati membri dell’Unione europea, la situazione generale rientra in un quadro di normalità, come del resto ha confermato il rapporto 2007 della Dg Sanco (Commissione europea), relativo al Piano di sorveglianza comunitario sull’influenza aviaria. Merito anche del fatto che le autorità sanitarie e veterinarie non hanno abbassato la guardia quando l’allarme pandemico si è via via ridimensionato.

 

È stata portata avanti una continua e accurata attività di monitoraggio sull’influenza aviaria a bassa patogenicità ed è stato predisposto un sistema di allerta rapido nei casi – rari – di infezione ad alta patogenicità. Il sistema di allerta, attivato nel corso del 2008 a causa di focolai di influenza aviaria a alta patogenicità scoppiati in Gran Bretagna in un allevamento di galline ovaiole (H7N7) e in alcuni cigni presenti in una riserva ornitologica (H5N1), ha permesso di intervenire rapidamente per evitare o contenere al massimo i rischi di contagio ad altri allevamenti. E quindi di ridurre al minimo i pericoli di un eventuale contagio negli esseri umani. Grazie alla sorveglianza messa in campo a livello europeo, la diffusione delle infezioni è stata estremamente limitata e il problema è stato tenuto sotto controllo.

 

La situazione nel mondo

Per quanto riguarda il nostro Paese, non sono stati registrati casi di virus ad alta patogenicità, anche se sono state rilevate sporadiche sieropositività per H7 a bassa patogenicità in allevamenti del Sud Italia.

 

Più problematica resta la situazione in quei Paesi, specialmente nel Sud-est asiatico dove la malattia è ormai endemica e nell’Africa occidentale. Da altri Stati, poi, arrivano informazioni limitate sullo stato reale delle cose, il che non ci permette di escludere una diffusione dell’infezione.

 

Anche se è difficile prevedere quello che accadrà il prossimo inverno, quando generalmente aumentano le segnalazioni di casi, i dati attualmente a disposizione ci permettono di ritenere che un quadro allarmante come quello emerso negli anni passati non si verifichi.

 

Per sua natura, il virus dell’influenza, sia umana che aviaria, conserva una grande capacità di trasformarsi. Le mutazioni sono costanti e imprevedibili. È evidente tuttavia che l’emergenza di un virus pandemico, legata all’eventuale trasmissione del virus da uomo a uomo, non è facilmente prevedibile. Infatti ancora il peggio non si è verificato. Secondo i dati dell’Oms aggiornati al 10 settembre 2008, dal 2003 a oggi il bilancio complessivo dei casi di influenza aviaria nell’uomo è di 387 persone infettate e 245 morti.

 



 

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