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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

influenza aviaria

Notiziario - 1 giugno 2006

Non cambia lo stato di allerta pandemica: fase 3
Dopo gli ultimi casi registrati nell’uomo in Indonesia e basandosi sulle attuali evidenze, l’Oms ha concluso che il livello di allerta pandemia è appropriato e non deve essere corretto. L'attuale stato di allerta è: livello 3. Questa fase si riferisce a una situazione in cui si verificano infezioni nell’uomo da parte di un nuovo sottotipo di virus, ma non c’è ancora trasmissione diretta della malattia da persona a persona. L’Oms raccomanda di continuare il monitoraggio stretto e continuo della situazione di Kubu Simbelang per le due settimane seguenti al 22 maggio, data in cui è morto l’ultimo caso conosciuto del cluster. Come misura precauzionale, le autorità indonesiane hanno deciso di estendere questo periodo a tre settimane.

 

Aggiornamento della situazione in Indonesia

Le autorità sanitarie indonesiane e l’Oms hanno rafforzato ulteriormente la risposta ai casi riscontrati nel cluster familiare del villaggio di Kubu Simbelang, distretto di Karo, nel nord di Sumatra. Ad oggi sono stati identificati e messi sotto regime di quarantena volontaria 54 persone del cluster familiare sopravvissute e altri venuti a stretto contatto con loro. Tutte questi, ad eccezione dei bambini e delle donne incinte, sono curati con antivirali (oseltamivir) per scopi profilattici. Operatori sanitari visitano quotidianamente queste persone controllando i sintomi.

È in atto, inoltre, una sorveglianza casa per casa per monitorare la comparsa di malattie di tipo influenzale nelle 400 famiglie del villaggio. Un posto di comando per la sorveglianza della febbre è in funzione dalla scorsa settimana.

Non si sono registrati nuovi casi di infezione da H5N1 dal 22 maggio. Si tratta di un dato importante perché sottolinea che il virus non si è diffuso al di là dei membri di una singola famiglia estesa. Nessuna persona coinvolta nella cura dei pazienti ha sviluppato la malattia, anche se a volte ha lavorato senza un adeguato equipaggiamento di protezione. L’ultima persona del cluster che ha contratto il virus il 15 maggio, è morta il 22 maggio dopo avere rifiutato l’ospedalizzazione. Egli ha viaggiato tra due villaggi mentre era malato, accompagnato dalla moglie. Quest’ultima è sotto sorveglianza e non ha ancora sviluppato i sintomi.

Nonostante le diverse condizioni favorevoli, attualmente il virus non sembra essersi diffuso tra gli altri membri della famiglia, tra gli operatori sanitari o, più in generale, nella comunità.

Questi risultati differiscono in alcuni dettagli dalle informazioni rilasciate negli aggiornamenti precedenti. Derivano, però, da un’indagine estesa condotta da epidemiologi nazionali e internazionali, dall’Oms e dai Cdc americani, i quali hanno potuto sviluppare un quadro più preciso della situazione.

Il cluster comprende un caso iniziale e sette casi conseguenti, confermati in laboratorio. Tutti i casi sono membri di una famiglia estesa: sorelle, fratelli e i loro bambini. I membri della famiglia risiedevano in quattro nuclei familiari. Tre di questi erano vicini di casa all’interno del villaggio di Kubu Simbelang, distretto di Karo, nord di Sumatra. Il quarto  era a circa 10 km, nel vicino villaggio di Kabanjahe.

Il caso iniziale nel cluster era una donna di 37 anni che vendeva frutta e verdura al mercato di Tigapanah. Il suo banco si trovava a circa 15 metri di distanza da una bancarella dove si vendevano polli vivi. Dalle indagini non risulta che vi siano state morti tra il pollame del mercato. Bisogna comunque sottolineare che la donna teneva un piccolo numero di polli nel cortile a cui era permesso di entrare in casa durante la notte. Tre di questi sono morti prima che lei si ammalasse. Si sa anche che la donna ha usato feci dei polli domestici per concimare il suo giardino. Una indagine agricola parallela non ha, ad oggi, rilevato il virus H5N1 nei test Pcr fatti su circa 80 campioni tra pollome, bestiame e animali domestici presi nelle vicinanze. Il caso iniziale ha sviluppato i sintomi il 24 aprile 2006, è stato ricoverato in ospedale il 2 maggio ed è morto il 4 maggio. Prima che la donna fosse seppellita non sono stati raccolti campioni per test ma, ciononostante, lei è considerata parte del cluster poiché il suo decorso clinico è compatibile con l’infezione da H5N1. La donna aveva una sorella e tre fratelli. La sorella e due dei fratelli hanno successivamente sviluppato l’infezione. Gli altri casi si sono verificati tra i bambini di queste famiglie. I casi confermati includono cinque maschi e due femmine con un’età media di 19 anni (intervallo tra 1 e 32 anni). Sei dei sette casi confermati hanno sviluppato sintomi tra il 3 e il 5 maggio. Questi casi comprendono due figli della donna del caso iniziale, suo fratello che vive a Kabanjahe, sua sorella, il figlio della sorella, e il figlio di un altro fratello che vive nelle casa accanto. Questo fratello è l’ultimo caso verificatosi nel cluster e ha sviluppato i sintomi il 15 maggio. Sei casi su sette sono stati letali.
Nella notte del 29 aprile, nove membri della stessa famiglia hanno passato la notte in una piccola stanza insieme al caso iniziale. In quel momento la donna era gravemente malata e con una pesante tosse. I membri di questa famiglia includono il caso iniziale e i suoi tre figli; il fratello che viene dal villaggio di Kabanjahe, sua moglie e i loro due bambini; la figlia ventunenne di un altro fratello (che non hanno contratto il virus) e un altro giovane ospite. A seguito di questo evento, tre membri della famiglia – i due figli della donna e il fratello in visita da Kabanjahe - hanno sviluppato i sintomi cinque o sei giorni dopo. La sorella della donna, che viveva nella casa accanto, ha mostrato i sintomi nello stesso periodo e, così anche la figlia di 18 mesi. Prima dei primi segnali di contagio, la sorella, accompagnata da sua figlia, hanno fornito assistenza personale al caso iniziale.
L’ultimo caso del cluster ha assistito da vicino suo figlio durante la sua permanenza in ospedale, dal 9 al 13 maggio. Il figlio era a sua volta frequentemente andato a trovare nello stesso ospedale la donna del caso iniziale li ricoverata dal 29 aprile.

Indonesia, confermati altri sei casi

Il ministro della salute indonesiano ha confermato altri sei casi di infezione umana da virus dell’influenza aviaria H5N1, di cui tre fatali.

Nessuno dei nuovi casi confermati è associato con il cluster familiare di Karo, nel Nord di Sumatra. I casi sono diffusi in tutto il Paese.

Uno dei nuovi casi confermati è quello di un ragazzo di 18 anni della provincia orientale di Giava. Ha sviluppato i sintomi il 6 maggio e dal 17 è tuttora ricoverato in ospedale. Dalle indagini è emerso che il ragazzo era stato esposto a polli morti nella sua casa durante la settimana prima dell’insorgenza dei sintomi. Durante le indagini e il monitoraggio tra le persone venute a stretto contatto con lui non sono stati rilevati ulteriori casi di sindromi simil-influenzali.

Altri due casi si sono verificati in una bambina di 10 anni e nel fratello diciottenne, entrambi di Bandung, nella parte occidentale di Giava. I due ragazzi hanno sviluppato i sintomi il 16 maggio e sono stati ricoverati il 22 maggio, dove sono morti il giorno dopo. Entrambi erano venuti a stretto contatto con polli morti o malati nella loro casa, durante la settimana precedente all’insorgenza dei sintomi. Il fatto che entrambi abbiano sviluppato i sintomi lo stesso giorno suggerisce che entrambi siano stati infettati dopo essere stati esposti insieme al pollame, e non che si siano infettati l’uno con l’altro. Dal monitoraggio dei familiari non sono emersi altri casi di sindromi simil-influenzali.

Un altro caso si è verificato nella parte occidentale di Giacarta, in un uomo di 39 anni. Il 9 maggio ha sviluppato i sintomi, quindi il 16 è stato ricoverato in ospedale, dove è morto tre giorni dopo. Dalle indagini è emerso che qualche giorno prima dell’insorgenza dei sintomi l’uomo aveva ripulito le grondaie del tetto di casa ostruite da feci di piccione. Non sono state identificate altre potenziali fonti di contagio.

Gli altri due pazienti sono un uomo di 43 anni della parte meridionale di Giacarta, che ha sviluppato i sintomi il 6 maggio, e una ragazza di 15 anni della parte occidentale di Sumatra, che li ha sviluppati il 17 maggio. L’uomo è stato ricoverato, ma è poi stato dimesso dall’ospedale, mentre la ragazza è tuttora ricoverata. In entrambi i casi, le fonti di infezioni sono ancora oggetti di indagine.

Con la conferma di questi nuovi casi, il totale in Indonesia sale a 48. di questi casi, 36 sono risultati mortali.


 

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