Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

influenza aviaria

Notiziario - 23 febbraio 2006

Oms: risposta rapida e contenimento dell'influenza pandemica

L'Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato la bozza del protocollo per la risposta rapida e il contenimento dell'influenza pandemica. Si tratta di un documento “aperto”, suscettibile di essere continuamente aggiornato e modificato in base all'evoluzione della situazione epidemiologica mondiale. EpiCentro propone la traduzione in italiano dell'intero documento (scarica anche la versione originale in inglese).

 

Ue: le misure in caso di epidemia negli animali

Le due decisioni assunte dalla Commissione in merito alle misure da prendere in caso di epidemia da virus dell'influenza aviaria ad alta patogenicità H5N1 negli uccelli selvatici e nel pollame di uno Stato membro sono state accolte dal Comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali (Scfcah). Le decisioni, che saranno adottate nei prossimi giorni dalla Commissione, si aggiungono e rafforzano i provvedimenti urgenti già enunciati dalla legislazione comunitaria in caso di epidemie di influenza aviaria (Direttive 92/40/Eec e 2005/94/Eec).

Markos Kyprianou, commissario europeo responsabile per la salute e la tutela dei consumatori, ha dichiarato: «Mentre dobbiamo imparare a convivere con periodici scoppi di epidemie di influenza aviaria negli uccelli selvatici, l'Unione europea sta facendo ogni sforzo per contenere la malattia e cerca di impedire che il virus contagi il pollame commerciale. Queste due decisioni si basano sulla direttiva comunitaria sull'influenza aviaria e rafforzano ulteriormente il raggio d'azione delle misure precauzionali adottate negli ultimi mesi, tra cui gli accresciuti controlli, il confino - nelle aree a rischio - di pollame in ambienti chiusi e la messa al bando di prodotti a rischio importati. È comprensibile che i cittadini europei siano preoccupati, ma non devono allarmarsi oltre il dovuto, poiché sono state messe in atto, e continueranno a essere in vigore, tutte le misure necessarie».

La prima decisione del Scfcah delinea le misure che gli Stati membri devono attuare in caso di sospetto o conferma della presenza del virus H5N1 in uccelli selvatici, ed è ampiamente in linea con le misure specifiche già adottate nei giorni scorsi dalla Commissione in Grecia, Italia, Slovenia, Germania, Austria e Ungheria.

Una delle misure che uno Stato membro deve adottare, nel caso individui sul proprio territorio uccelli selvatici infetti, è l'introduzione di una zona di protezione di un raggio di 3 km attorno al luogo in cui è stato individuato il virus e un'ulteriore zona di sorveglianza di 10 km attorno alla zona di protezione stessa. All'interno di entrambe le zone tutto il pollame e i volatili in cattività devono essere tenuti in luoghi chiusi, le misure di biosicurezza negli allevamenti accresciute, il movimento dei polli o di altri volatili in cattività deve essere limitato tanto all'interno delle zone quanto verso l'esterno, così come deve essere vietata la caccia e l'utilizzo di richiami vivi, ossia di volatili ingabbiati presso gli appostamenti per richiamare i volatili selvatici.

La seconda decisione si riferisce a un'epidemia o sospetta epidemia del virus ad alta patogenicità H5N1 in polli d'allevamento. La direttiva comunitaria sull'influenza aviaria definisce le principali misure precauzionali da mettere in atto; tra queste, l'istituzione di una zona di protezione di 3 km e una di sorveglianza di 10 km attorno all'area in cui è scoppiata l'epidemia, la soppressione dei volatili infetti presenti nel podere e di animali in poderi circostanti sospettati di essere infetti e, tra le altre misure, il confino del pollame in luoghi chiusi. La decisione concordata oggi dal Scfcah contempla ulteriori precauzioni per la delimitazione di aree a rischio attorno alle zone di protezione e sorveglianza qualora sia stato rinvenuto il virus in stormi domestici.

Le aree a rischio fungeranno da barriera tra le epidemie e le zone non infette degli Stati membri o i loro Paesi confinanti. Le severe restrizioni ai movimenti di pollame, le misure di biosicurezza e i controlli dovranno essere applicati a queste aree a rischio, oltre alle misure già previste dalla legislazione comunitaria per le zone di protezione e di sorveglianza. La costituzione di aree a rischio aiuterà a prevenire l'ulteriore diffusione del virus e rassicurerà consumatori, allevatori avicoli e partner commerciali in merito alla sicurezza dei prodotti immessi sul mercato.

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Prima epidemia nei polli anche in India

Il 18 febbraio le autorità agricole indiane hanno confermato la prima epidemia nei polli di influenza aviaria da H5N1 ad alta patogenicità del Paese. La malattia è stata individuata in diversi allevamenti del sotto-distretto di Navapur, nello stato occidentale di Maharashtra.

In precedenza, era stata riscontrata la morte di numerosi polli in più di 50 allevamenti della zona, ma inizialmente si pensava si trattasse della malattia di Newcastle. Attualmente si ritiene che l'epidemia sia cominciata intorno al 27 gennaio. Secondo le autorità agricole, anche alcuni allevamenti a gestione familiare presentano dei casi di infezione.

Attualmente è in corso l'abbattimento di massa degli animali negli allevamenti coinvolti.

Il ministro della salute e della famiglia ha inviato dei team di risposta rapida a Navapur e nelle aree limitrofe. Sono in corso ricerche casa per casa di eventuali casi di sindromi simil-influenzali.

A Navapur è stato attrezzato dal governo un ospedale per la gestione in isolamento di possibili casi umani. Oggi è stato riferito all'Oms che nel sotto-distretto di Navapur 12 pazienti con febbre e problemi respiratori sono stati ricoverati in via preventiva e sono mantenuti sotto osservazione. Altri tre pazienti sono stati ricoverati in osservazione nel sotto-distretto di Vaira, nello stato confinante di Gujarat.

Campioni di questi pazienti e dei rispettivi familiari sono in corso di analisi presso l'Istituto nazionale di virologia del Paese.

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A febbraio rapida diffusione geografica del virus H5N1

Il riscontro della malattia in India, riferito il 18 febbraio, fa parte di una tendenza generale alla rapida diffusione geografica del virus fra gli uccelli domestici e selvatici riscontrata ultimamente. L'India è solo uno dei 13 Paesi che dall'inizio di febbraio hanno riportato il loro primo caso di infezione da H5N1 fra gli uccelli; gli altri sono, in ordine temporale, Iraq, Nigeria, Azerbaijan, Bulgaria, Grecia, Italia, Slovenia, Iran, Austria, Germania, Egitto, India e Francia.
Il 20 febbraio la Malaysia ha riportato una nuova epidemia fra il pollame, dopo essere stata dichiarata libera dalla malattia per più di un anno.
In questi Paesi coinvolti solo di recente la situazione varia notevolmente. La maggior parte dei Paesi europei con un buon sistema di sorveglianza veterinaria hanno rilevato la presenza del virus soltanto in pochi esemplari di uccelli selvatici, senza alcuna prova di diffusione agli uccelli domestici.

In Azerbaijan, il riscontro della presenza del virus ha coinciso con la morte, a uno a uno, di numerosi uccelli domestici. In Egitto le epidemie fra il pollame domestico sono state attualmente confermate in 10 governatorati; inoltre è stata riportata anche la morte di alcuni uccelli esotici negli zoo. In Iraq la presenza del virus fra gli uccelli è stata riscontrata soltanto dopo la conferma ufficiale del primo caso umano nel Paese. In Nigeria, come in India, i primi casi sono stati riportati in grossi allevamenti, dove la malattia è facilmente individuabile e raramente i focolai epidemici vengono ignorati.

Eccettuato l'Iraq, nessuno dei nuovi Paesi coinvolti dall'epidemia ha riscontrato casi umani. L'Iraq ha riportato due casi umani, entrambi risultati fatali; i campioni prelevati a numerosi altri pazienti sono attualmente in corso di analisi.

Per quanto riguarda la salute umana, le esperienze degli ultimi due anni hanno mostrato che il rischio più grosso si ha quando il virus si stabilisce entro piccoli allevamenti a gestione familiare, dove ci sono continue occasioni di contatto diretto tra l'uomo e gli animali. L'esposizione a lungo termine favorisce così lo sviluppo di infezione.

Tutte le prove disponibili indicano che il virus non si trasmette facilmente dagli uccelli all'uomo. Finora sono molto pochi i casi riscontrati fra persone che lavorano con il pollame o che lo abbattono e fra i veterinari. La maggior parte dei casi umani sono stati attribuiti al contatto diretto con polli da cortile malati, spesso durante la macellazione, lo spiumaggio, la vendita e la preparazione per il consumo. Viceversa, nessun caso è stato attribuito al consumo di uova o carne di pollo opportunamente cucinate, perfino in quelle case dove si sapeva che la malattia era presente fra il pollame.

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Slovacchia: influenza aviaria confermata in due uccelli selvatici

Le autorità slovacche hanno confermato due casi di influenza aviaria da H5 in uccelli selvatici, uno a Bratislava (mergus albellus, o “smergo bianco”, della famiglia di papere, oche e cigni) e l'altro, un falco, a Gabcikovo, nel distretto di Dunajska. I campioni verranno inviati al laboratorio di riferimento dell'Unione europea di Weybridge (Gran Bretagna) per determinare se si tratti o meno del virus H5N1.

Le autorità slovacche hanno già riferito alla Commissione che saranno immediatamente applicate le misure precauzionali previste dalla decisione in merito alla presenza di influenza aviaria ad alta patogenicità fra gli uccelli selvatici. La decisione è stata adottata dalla Commissione il 17 febbraio, dopo il parere favorevole espresso il 16 febbraio dal Comitato permanente per la catena alimentare e la salute animale. Il documento ha stabilito le misure da applicare in qualsiasi Stato membro dell'Unione europea che riscontri almeno un caso di influenza aviaria da H5 in uccelli selvatici e che sospetti si tratti del virus H5N1 ad alta patogenicità. Le autorità slovacche sono in stretto contatto con le rispettive controparti in Ungheria e in Austria, dal momento che la zona di sorveglianza del raggio di 10 km attraversa i confini della Slovacchia con questi due Paesi.

Queste misure prevedono la creazione di una zona ad alto rischio (zona di protezione di 3 km) attorno a ciascuna regione in cui si sia verificata un'epidemia e una zona di sorveglianza circostante di 10 km (che include la zona di protezione). All'interno della zona di protezione, il pollame non può razzolare all'aperto, può uscire solo nel tragitto che conduce al macello e le carni di questi polli non potranno fuoriuscire dalla zona di protezione, a eccezione di quelle sottoposte ai controlli previsti dalla legislazione comunitaria sui generi alimentari (carni provenienti da animali sani cresciuti in allevamenti registrati, soggetti a controlli ante e post mortem da veterinari presenti nei macelli). Le misure di biosicurezza negli allevamenti devono essere rafforzate sia nella zona di protezione che nella zona di sorveglianza, mentre la caccia agli uccelli va messa al bando. Inoltre, va accresciuta la consapevolezza dei proprietari di pollame e dei loro familiari in merito ai rischi di questa malattia.

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La situazione in Nigeria

L'epidemia di influenza aviaria da H5N1 fra i polli, confermata l'8 febbraio in un allevamento della regione di Kaduna, si è diffusa in diversi allevamenti di numerose regioni limitrofe. Fino a oggi non sono stati riportati casi umani. 

Le autorità nigeriane hanno confermato focolai epidemici in allevamenti delle regioni di Kano, Plateau, Katsina e Bauchi, and nella zona di Abuja, ma anche in altri allevamenti della regione di Kaduna. Nelle altre regioni sono in corso indagini di accertamento.

Fino a oggi sono quattro i pazienti con sintomi respiratori e una storia di esposizione a pollame malato valutati per una possibile infezione. Tra questi, una donna è morta il 16 febbraio per una malattia respiratoria acuta, mentre gli altri tre sono in buone condizioni di salute.

Le autorità si stanno adoperando per inviare campioni prelevati dai quattro pazienti a uno dei laboratori di riferimento dell'Oms in Gran Bretagna.

La prima epidemia riscontrata nella regione di Kaduna è iniziata il 10 gennaio e non è escluso che in precedenza alcune persone siano state esposte o abbiano sviluppato la malattia in quella regione o altrove.

Presso gli ospedali di Kaduna, Kano e Katsina, vicino agli allevamenti coinvolti dall'epidemia, uno staff del gruppo coordinato dall'Oms sta esaminando centinaia di testimonianze di pazienti alla ricerca di possibili casi che potrebbero essersi sviluppati in precedenza. Finora non ne è stato rilevato nessuno.

L'entità dell'epidemia fra gli uccelli non è ancora ben chiara. La maggior parte delle indagini hanno rilevato la morte di polli in grossi allevamenti, dove i focolai epidemici sono ben identificabili. Molto meno si sa della presenza del virus in piccoli allevamenti a gestione familiare, dove c'è il rischio maggiore per l'uomo e dove l'infezione può stabilirsi.

In Nigeria si stima che ci siano circa 140 milioni di uccelli, concentrati soprattutto nella parte sud-occidentale del Paese. Così come avviene in molte regioni colpite del Sud-est asiatico, il 60% della produzione avicola della Nigeria proviene da piccoli allevamenti a gestione familiare. La produzione di prodotti avicoli su larga scala avviene soprattutto nelle regioni settentrionali, dove l'epidemia è stata confermata.

La rapida diffusione del virus in Nigeria fa temere una possibile diffusione nei Paesi confinanti. Le frontiere non sono così rigide e le restrizioni ai flussi migratori delle persone sono difficili da intensificare. In questi Paesi uno staff dell'Oms sta monitorando la situazione in stretta collaborazione con le autorità locali. Inoltre sono tenute sotto controllo tutte le voci di possibili casi umani nei Paesi confinanti.

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Secondo caso umano in Iraq

Il ministro della salute iracheno ha dato conferma del secondo caso umano di infezione aviaria da H5N1 nel paese. Il caso, rivelatosi fatale, si riferisce a un uomo di 39 anni della provincia settentrionale di Sulaimaniyah. L'uomo ha sviluppato i sintomi il 18 gennaio scorso ed è deceduto il 27 gennaio.

Si tratta dello zio della vittima del primo caso di influenza aviaria manifestatosi nel paese. La vittima era la nipote quindicenne, morta il 17 gennaio, di cui l'uomo si era preso cura durante la malattia. Anch'egli è stato a contatto con volatili domestici infetti.

I problemi legati alla spedizione dei campioni dei pazienti infetti per la conferma esterna della diagnosi sono stati risolti. Prove di laboratorio sui campioni dell'adolescente sono state effettuate dall'Unità di ricerca medica navale statunitense del Cairo, in Egitto. Ad eccezione delle analisi effettuate sullo zio dell'adolescente, tutti gli altri test sono risultati negativi.

Una seconda spedizione di campioni prelevati da altri pazienti attualmente sotto esame è giunta ieri al Cairo. I risultati saranno disponibili nelle prossime settimane.

Copia dei campioni è stata inoltre inviata a un laboratorio dell'Oms che sta attualmente collaborando con la Gran Bretagna nello svolgimento di ulteriori indagini e analisi.


 

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