Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

influenza aviaria

Notiziario - 26 gennaio 2006

Il punto della situazione

In Turchia sono fermi a 21 i casi di influenza aviaria riscontrati nell'uomo. Al momento non sono stati registrati, infatti, nuovi casi né negli esseri umani, né negli animali. Guarda la mappa dei casi umani e quella dei focolai epidemici nel pollame, a cura dell'Ecdc di Stoccolma.

Il ministro della salute indonesiano ha invece confermato altri due casi di influenza aviaria nell'uomo, entrambi fatali: si tratta di due fratelli, una ragazza di 13 anni e un bambino di 4. Le indagini condotte dalle autorità sanitarie hanno identificato un grosso focolaio tra il pollame domestico dei vicini: entrambi i ragazzi erano entrati in stretto contatto con i polli malati e morti. Leggi il comunicato originale.

Anche Pechino riporta due nuovi casi di infezione da H5N1 in due donne di 29 e 35 anni originarie della provincia di Sichuan, entrambe decedute. I due casi si sono verificati in diverse prefetture, distanti 150 km l'una dall'altra. Un'epidemia di influenza aviaria aveva colpito pollame nella provincia cinese di Sichuan alla fine di dicembre 2005. Leggi il comunicato originale.

 

Oms, le fact sheet aggiornate

In seguito ai casi di influenza aviaria registrati nelle ultime settimane in Turchia, l'Oms presenta la scheda aggiornata sulla malattia, con tutte le informazioni utili su: la malattia nei volatili, il ruolo degli uccelli migratori, i Paesi colpiti da epidemie nei volatili, storia ed epidemiologia, la valutazione di possibili casi, le caratteristiche cliniche e i Paesi colpiti da casi umani di influenza aviaria.

Leggi le fact sheet dell'Oms (in italiano, in inglese).

 

Lancet: dubbi sull'efficacia degli antivirali

Secondo una revisione sistematica effettuata dal Cochrane Vaccines Field e pubblicata sull'ultimo numero della rivista Lancet, andrebbe scoraggiato l'uso dell'amantadina e della rimantadina (gli antivirali più comunemente prescritti) per curare l'influenza stagionale perché non sono efficaci e presentano diversi effetti collaterali. Stessa situazione per i nuovi inibitori della neuraminidasi (oseltamivir e zanamivir), che non avrebbero effetti né sulla prevenzione dell'influenza stagionale, né tantomeno contro l'influenza aviaria. Anche i Cdc americani hanno raccomandato ai medici di non usare più questi antivirali per la profilassi e la cura dell'influenza stagionale: recenti test di laboratorio hanno infatti indicato come il virus influenzale attualmente più diffuso negli Usa (H3N2) stia mostrando segni di resistenza a questi farmaci.
La revisione di Lancet ha preso in analisi 51 trial randomizzati e ha valutato l'efficacia degli antivirali più utilizzati per la profilassi e il trattamento dell'influenza. L'amantadina previene il 61% dei casi di influenza di tipo A e il 25% di casi delle sindromi influenzali. Lo stesso antivirale, però, ha diversi effetti collaterali come nausea, insonnia e allucinazioni. Nel trattamento dell'influenza, l'amantadina riduce effettivamente la durata della febbre. Anche i dati relativi alla rimantadina, sia rispetto alla riduzione della temperatura che alla efficacia nel trattamento dell'influenza, sono simili. Gli autori della revisione raccomandano quindi di utilizzare questi farmaci, in caso di pandemia, soltanto contestualmente a una serie di misure di salute pubblica più utili come l'isolamento, l'igiene e il distanziamento sociale.
Vai al sito di Lancet.

 

Il fattore meteorologico nei casi umani in Turchia

Perché i primi casi di influenza aviaria sono apparsi in Turchia tutti insieme e solo dopo Natale, nonostante il virus circolasse nel serbatoio animale da almeno un mese e mezzo? Un articolo pubblicato su Eurosurveillance ipotizza il ruolo cruciale delle condizioni climatiche: un improvviso e notevole abbassamento della temperatura (fino a -30°C) registrato a fine dicembre in tutta la Turchia orientale avrebbe infatti indotto molti contadini a portare in casa il pollame domestico, per proteggerlo dal freddo. Una condizione che avrebbe favorito la trasmissione del virus dagli animali malati all'uomo.

Leggi l'articolo di Eurosurveillance, tradotto dalla redazione di EpiCentro.

 

Fao: in primavera il virus può diffondersi ancora

Secondo la Fao, attraverso lo scambio commerciale e la mobilità di persone e animali, il virus dell'influenza aviaria potrebbe contaminare le regioni del Mar Nero, del Caucaso e del vicino oriente e diffondersi ulteriormente in primavera con gli uccelli migratori, provenienti specialmente dall'Africa.

“La Fao è preoccupata che nuove aree possano essere contaminate dalla mobilità di beni, persone e animali, nonché degli uccelli migratori”, ha affermato il vicedirettore generale David Harcharik. “I Paesi africani meritano una particolare attenzione. In Turchia, il virus ha ormai raggiunto zone di crocevia di Asia, Europa ed Africa ed e' innegabile il rischio effettivo di un'ulteriore diffusione. Nel caso dovesse attecchire nelle campagne africane, le conseguenze per questo continente, già devastato da fame e povertà, potrebbero rivelarsi estremamente catastrofiche” ha aggiunto Harcharik.

Nelle aree endemiche, il movimento di animali, beni e persone dovrebbe essere tenuto sotto controllo. Tra l'altro, la Fao esorta tutti quei Paesi che si estendono lungo la rotta degli uccelli migratori a mantenere alta la vigilanza e a prepararsi a un'ulteriore diffusione della malattia tra gli animali.

“Combattere il virus dell'influenza aviaria negli animali è il modo più efficace ed economicamente più produttivo per ridurre le probabilità di un mutamento o di un adattamento del virus H5N1, che possano determinare un'epidemia umana della malattia”, ha detto Harcharik. “Circoscrivendo l'influenza aviaria agli animali domestici – specialmente polli e anatre – il rischio di contagio per gli esseri umani verrebbe significativamente ridotto. Il caso dell'influenza aviaria non dovrebbe essere considerato come un problema sanitario esclusivamente umano, ma come un problema che riguarda sia gli esseri umani, sia gli animali”.

''Una tale consapevolezza implica una stretta collaborazione tra la sanità e le autorità agricole e veterinarie. É probabile che solo quei paesi che promuoveranno l'intervento congiunto dei settori della sanità umana e quello agricolo potranno avere successo nel combattere la malattia”, ha sottolineato Harcharik. Assistenze veterinarie centralmente organizzate sono fondamentali per una mirata campagna a favore del controllo dell'influenza aviaria.

“I singoli governi – continua Harcharik - non saranno in grado di sconfiggere l'influenza aviaria fino a quando non garantiranno ai propri settori veterinari il necessario sostegno politico, oltre a quello tecnico e finanziario. Qualunque sistema di allarme, interventi repentini e misure preventive risulterebbero inefficaci ed inadeguati, se non affiancati da un settore veterinario organizzato centralmente”.

Intensificazioni nella sorveglianza e nei rilevamenti permetteranno ai contadini e al settore veterinario di intervenire prontamente e di applicare tutta una serie di misure di controllo raccomandate a livello internazionale, quali l'abbattimento del pollame, le misure di biosicurezza e le vaccinazioni.

Rischiose pratiche agricole, come quello di mettere insieme i pollami di specie diverse all'interno degli allevamenti o nei mercati, dovrebbero essere eliminate al più presto. Non solo: l'impatto di simili cambiamenti nel sostentamento dei piccoli allevamenti di pollame dovrebbe essere alleviato, mentre la mobilità di animali, beni e persone dalle aree endemiche alle regioni non contaminate dovrebbe essere mantenuta strettamente sotto controllo.

“L'elargizione di sovvenzioni a titolo di risarcimento sarà una misura necessaria per incoraggiare la partecipazione degli allevatori nella campagna di controllo”, ha aggiunto Harcharik.

Per combattere la malattia a livello globale, serviranno diverse centinaia di milioni di dollari. Ed è proprio la Fao a giocare un ruolo fondamentale in questa campagna.

Fino a oggi, la Fao ha ricevuto circa 28 milioni di dollari dai donatori. Dallo scoppio della crisi dell'influenza aviaria nel 2003, ha attinto dalle sue stesse risorse finanziarie oltre 7 milioni di dollari per aiutare i Paesi contagiati a stilare un programma di controllo del virus, collaborando nella sorveglianza e nelle diagnosi di laboratorio. Inoltre, sono stati eseguiti studi socioeconomici sull'impatto della malattia e sui relativi costi dei programmi di controllo, così come sulle possibili ristrutturazioni.

Nel corso dei prossimi tre anni, la Fao non solo avrà bisogno di almeno altri 50 milioni di dollari in più per continuare a garantire il suo supporto base nel coordinamento e nella cooperazione regionale e globale, ma anche di altri 80 milioni di dollari per poter assistere i vari Paesi nel portare a termine i loro programmi di controllo dell'influenza aviaria.

Leggi il comunicato originale (in inglese).


 

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