Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

influenza aviaria

Notiziario - 9 novembre 2005

Il punto della situazione

  • Umana
    In Vietnam un uomo è morto, con tutta probabilità a causa del virus dell’influenza aviaria. L’uomo, un 35enne di Hanoi, nelle scorse settimane aveva sviluppato una leggera febbre ed era stato ricoverato lo scorso 26 ottobre in ospedale per difficoltà respiratorie. È morto tre giorni dopo. Si attendono ora i risultati delle analisi per scoprire se si sia effettivamente trattato del virus H5N1.
    Il 17 e 18 novembre a Roma si terrà il G7+Messico dedicato alla sicurezza sanitaria globale. Tra i temi che verranno affrontati ci sarà anche la pandemia influenzale, l’incremento della capacità di risposta dei paesi partecipanti, la collaborazione tra i laboratori diagnostici, la gestione del rischio e il coordinamento, l’epidemiologia del territorio e le indagini sui focolai e la collaborazione per la ricerca. Leggi il comunicato e consulta le informazioni sul sito del ministero della Salute.

Sicurezza alimentare: le raccomandazioni del network Infosan

I focolai di virus H5N1 nel pollame in Asia e in Europa hanno sollevato preoccupazioni riguardo la fonte dell’infezione e i possibili rischi per l’uomo. Allo stato attuale delle conoscenze, i casi umani di influenza aviaria sono stati provocati da contatto diretto con pollame infetto. Tutte le raccomandazioni del Network internazionale delle autorità per la sicurezza alimentare (Infosan). Leggi la traduzione del documento e consulta le pagine dell’Oms sulla rete Infosan.

 

Dal territorio: Romagna, è crisi nera per gli allevamenti

La Romagna è terra di allevamenti avicoli. Qui, a differenza della gran parte del territorio italiano, le notizie sull’influenza aviaria hanno ben poco di esotico. Anzi, si ripercuotono immediatamente sulla vita dei cittadini. I consumi di carni bianche e di uova si sono dimezzati nel giro di un mese e mezzo e molti operatori del settore stanno per perdere il posto. A rischiare di più sono i moltissimi extracomunitari che lavorano nelle aziende agricole e che non hanno una rete di relazioni in grado di sostenerli senza un reddito. Secondo Luigi Salizzato, direttore del Dipartimento di sanità pubblica dell’Ausl di Cesena, il problema più urgente da affrontare, quello da cui derivano poi gli altri, è la questione della comunicazione. “Sembra che sia impossibile far passare il concetto che da noi l’influenza aviaria è solo un problema di sanità animale – dice Salizzato -: la gente è stordita dai continui allarmi lanciati dai media e mancano informazioni affidabili, provenienti da istituzioni autorevoli. Tant’è che anche noi stiamo pensando di mettere in piedi una campagna educativa e formativa sull’influenza aviaria, sui problemi che genera e sulle misure da adottare per combatterla”.

Eppure le istituzioni hanno fatto la loro parte: il ministero della Salute e la Regione Emilia Romagna hanno subito emanato provvedimenti per combattere la possibile diffusione dell’influenza aviaria. Dopo quella del ministro della Salute del 22 ottobre scorso, il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, ha emesso un’ordinanza che prevede misure di sicurezza per evitare il contagio delle specie avicole domestiche allevate all’aperto con uccelli selvatici eventualmente portatori di virus influenzale, quali il confinamento degli uccelli domestici, per quanto possibile, in zone protette, con alimentazione al chiuso o sotto la copertura di una rete che impedisca il contatto con altri uccelli. “Questi provvedimenti sono giustissimi – dice Salizzato -. Il problema è che in questa zona non ci sono solo dei grandi allevamenti ma anche piccolissimi allevatori o persone che, semplicemente, hanno del pollame in cortile: per loro è più difficile conoscere e rispettare le indicazioni dell’ordinanza. Spesso preferiscono tirare il collo alle due o tre galline che hanno in cortile pur di evitare complicazioni. Poi, magari confusi dalle notizie contraddittorie, non le mangiano neppure e le gettano nella spazzatura. Ecco lì che quando qualcuno le trova ci chiama subito per analizzarle”. Questo è solo un esempio di come un’informazione poco attendibile generi comportamenti del tutto irrazionali e soprattutto controproducenti, perché finiscono per aggravare il vero lavoro, di monitoraggio e controllo, svolto dai veterinari. Salizzato fa un altro esempio: “C’è poi chi libera il pappagallino che teneva in gabbia per paura di essere contagiato: l’animale, che non sa procurarsi il cibo da solo, muore nel giro di poco tempo. Qualcun altro trova l’animale morto, pensa all’influenza aviaria ed ecco che i veterinari della Ausl hanno per le mani un altro caso inutile da analizzare, quando invece dovrebbero impiegare tutto il loro tempo per aiutare gli allevatori e la comunità”. Queste sono solo piccole dimostrazioni delle conseguenze di una comunicazione pubblica confusa e contraddittoria. Un’informazione approssimativa porta facilmente al verificarsi di piccoli episodi di allarme, assolutamente non giustificati dalle effettive condizioni di pericolo, che a loro volta producono convinzioni e comportamenti sbagliati. Le azioni controproducenti potrebbero diventare anche più serie di quelle descritte finora se si prendono in considerazione farmaci e vaccini. Secondo Salizzato infatti, ci sarebbe già qualcuno che, preso dal panico, comincia ad accaparrarsi gli antivirali.


 

trova dati