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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

influenza aviaria

Rapporto annuale 2007 sulla sorveglianza dell’influenza aviaria nell’Unione europea

Continua la sorveglianza della Commissione europea sui virus H5 e H7 a bassa patogenicità negli allevamenti di pollame dei Paesi membri. I risultati del monitoraggio annuale sono stati resi noti nel Rapporto 2007 sull’influenza aviaria. I dati per il 2007 sono rassicuranti: in nessuna delle categorie di pollame esaminate sono stati rilevati cambiamenti importanti nella prevalenza osservata nel 2006.

 

L’influenza aviaria è una malattia infettiva virale del pollame. La maggior parte delle infezioni nel pollame è a bassa patogenicità e causa solo lievi sintomi clinici. Alcuni virus (sottotipi H5 and H7) hanno però la potenzialità di mutare in ceppi altamente patogeni che possono provocare un’altissima mortalità in alcune specie di pollame. Dal 2003 l’Unione europea ha avviato un’indagine serologica per rilevare le infezioni subcliniche di influenza aviaria a bassa patogenicità in modo da certificare, per i singoli Paesi, l’eventuale status di “influenza aviaria-free”.

 

All’indagine, condotta tra gennaio e dicembre 2007, hanno partecipato tutti i 27 Stati membri. In totale sono stati campionati 126.912 allevamenti di pollame, contro i 29.005 monitorati nel 2006. Per la maggior parte dei casi si trattava di allevamenti da cortile. L’incremento del campione è principalmente attribuibile all’alto numero di allevamenti in Romania e in Bulgaria. Il numero totale di allevamenti inclusi nell’indagine variava da 23 (Estonia) a 86.056 (Romania). Rispetto al 2006, diversi Paesi membri hanno aumentato il numero di allevamenti e in vari Stati è stato campionato un numero più alto di pollame da cortile.

 

La prevalenza: qualche dato

Come in anni precedenti, la prevalenza a livello europeo di H5 e H7 a bassa patogenicità è risultata molto bassa (0,11%). In 13 Paesi, 107 allevamenti sono risultati positivi al sottotipo virale H5 (prevalenza 0,08%, range dei Paesi: 0-6,3%) e in 7 Paesi, 36 allevamenti sono risultati positivi al sottotipo H7 (prevalenza 0,03%, range 0,003-3,43%). In 8 Stati, 53 allevamenti sono risultati positivi ad altri sottotipi virali (0,04%, range 0,07-100%). Non sono Stati trovati casi positivi negli allevamenti di polli, tacchini e struzzi.

 

Complessivamente, 13 allevamenti sono risultati positivi alla PCR e all’isolamento virale mediante esame colturale per il sottotipo H5, il che vuol dire che nel 12% degli allevamenti positivi all’H5 le infezioni erano ancora attive. Per quanto riguarda il virus H7, 20 allevamenti sono risultati positivi alla PCR e/o all’isolamento virale mediante esame colturale. Dunque, in un terzo (33%) degli allevamenti positivi all’H7 l’infezione era ancora attiva. Cinque allevamenti sono risultati positivi sia al sottotipo H5 che H7 all’esame serologico e/o alla PCR.

 

Nell’indagine relativa al 2007, sei Stati membri (Repubblica Ceca, Estonia, Irlanda, Portogallo, Svezia e Slovacchia) hanno scoperto allevamenti positivi per la prima volta dal 2003/2004. In cinque Paesi (Belgio, Danimarca, Spagna, Italia e Regno Unito) sono stati trovati allevamenti positivi in più categorie di pollame rispetto all’indagine precedente.

 

La prevalenza più alta per H7 è stata osservata negli allevamenti in “altre” categorie (0,78%). La prevalenza più alta per H5 (2,17%) è stata osservata nelle anatre e nelle oche, e questo riflette i risultati degli anni precedenti che mostravano un incremento della prevalenza.

 

Una comparazione di base della prevalenza complessiva dell’influenza aviaria tra allevamenti all’aperto e al chiuso non rivela grandi differenze (0,15% e 0,09% rispettivamente). Nessuno degli allevamenti di pollame all’aperto è risultato positivo. Considerando che gli allevamenti all’aperto sono frequentemente considerati a più alto rischio di infezione attraverso il contatto con uccelli selvatici, è stata osservata una prevalenza relativamente bassa di H5 e di H7 negli allevamenti domestici, suggerendo che altri fattori come la durata della vita, gli spostamenti commerciali, l’assembramento del pollame negli allevamenti, potrebbero anche condizionare la prevalenza dell’influenza aviaria.

 

In nessuna delle categorie di pollame esaminate nel 2007 sono stati rilevati cambiamenti importanti nella prevalenza osservata negli anni precedenti a livello europeo. I risultati dell’indagine sembrano indicare che per i virus H5 e H7 a bassa patogenicità non si sono osservate variazioni importanti nella prevalenza delle diverse categorie dal 2004, anche se sono emerse variazioni a livello locale. Occorre precisare che il cambiamento delle strategie di campionamento degli animali e dell’intero protocollo dell’indagine ha sicuramente avuto un importante impatto sulla comparabilità dei risultati tra i diversi Paesi.

 

L’indagine continua a migliorare la conoscenza di quali siano i settori dell’industria avicola più vulnerabili all’infezione da H5 e H7 a bassa patogenicità (come anatre e oche) e a identificare i settori meno suscettibili (come polli e tacchini).

 

Per maggiori informazioni leggi il documento originale Rapporto 2007 sull’influenza aviaria (pdf 724 kb) e leggi il commento di Stefano Marangon, direttore sanitario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie.

 


 

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