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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

salute globale

Global Burden of Disease Study 2013: i progressi contro Hiv, malaria e Tbc

Revisione a cura di Antonietta Filia, Reparto epidemiologia della malattie infettive, Cnesps-Iss

 

31 luglio 2014 - Hiv, tubercolosi e malaria rimangono ancora importanti sfide di sanità pubblica a livello globale anche se i dati mostrano incoraggianti progressi nel controllo di queste infezioni. A partire dal 2000 si è infatti ridotto il loro impatto in termini di mortalità e morbidità sulla popolazione mondiale. Un importante articolo, pubblicato il 22 luglio scorso su The Lancet, riporta i risultati del Global Burden of Disease Study 2013 (Gbd 2013) che riguardano queste tre malattie. L’obiettivo dello studio era quello di stimarne l’impatto di salute a livello globale e valutare i progressi raggiunti a partire dalla Millenium Declaration delle Nazioni Unite del 2000, in particolare riguardo il Millennium Development Goal 6 (Mdg) che riguarda queste patologie da vicino.

 

Sono state rilevate importanti differenze con precedenti stime di morbidità e mortalità relative alle tre malattie, fornite da Unaids e Oms. Infatti, il numero di persone che convive con l’infezione da Hiv è minore di quasi il 20% rispetto alle stime fornite da Unaids nel 2012. Al contrario, il numero di decessi attribuibili alla malaria, per quanto in costante e rapido calo dal 2004, è superiore a quanto precedentemente stimato. Quanto alla tubercolosi, la mortalità stimata è più elevata rispetto alle precedenti stime del Oms, la prevalenza e l’incidenza sono minori ed è stata rilevata una minore proporzione di casi associati a Hiv.

 

I dati, a colpo d’occhio

Tra i dati principali, presentati al ventesimo congresso della International Aids Society (Ias), Aids 2014, tenutosi a Melbourne tra il 20 e il 25 luglio, emerge:

 

Infezione da Hiv

  • Anche se nel mondo l’incidenza, dopo il picco del 1997 (2,8 milioni di nuovi casi) si è progressivamente ridotta, nel 2013 sono stati registrati 1,8 milioni di nuovi casi di infezione. In 101 Paesi (74 dei quali in via di sviluppo) l’incidenza dell’infezione da Hiv è ancora in crescita. Nel decennio iniziato nel 2002, tuttavia, sono stati fatti grandi progressi nel ridurre i nuovi casi di infezione in età pediatrica (riduzione del 62%).
  • Nel mondo, il numero di persone che convivono con l’infezione da Hiv è cresciuto fino a circa 29 milioni nel 2013.
  • Durante il picco epidemico del 2005, l’infezione da Hiv ha causato 1,7 milioni di decessi nel mondo, un numero che da allora si è ridotto fino a circa 1,3 milioni di decessi nel 2013.
  • Le Regioni in cui, a partire dal 2000, è in atto un aumento della mortalità da Hiv sono quelle ad alto reddito dell’Asia Pacifica, i Paesi dell’Asia centrale e orientale, l’Europa orientale e centrale, l’Africa settentrionale e il Medio Oriente, l’Oceania, l’Africa sub-sahariana meridionale e occidentale. In alcune di queste Regioni, una consistente quota di casi di infezione da Hiv si verifica in chi fa uso di sostanze per via endovenosa. Questo può essere in parte dovuto al fatto che questi Paesi c’è una minore disponibilità di servizi per l’assistenza a consumatori di stupefacenti o perché i consumatori stessi sono un gruppo più difficile da raggiungere da parte dei servizi sanitari.
  • I trattamenti, in particolare la terapia antiretrovirale, il cotrimossazolo e gli interventi per la prevenzione della trasmissione verticale dell’infezione, hanno salvato, a partire dal 1996, circa 19,1 milioni di anni di vita, di cui 5,7 milioni nei Paesi sviluppati e 13,4 milioni (il 70%) nei Paesi in via di sviluppo.

Malaria

  • Nel mondo i nuovi casi di malaria e i decessi sono in riduzione a partire dal 2004, in relazione a un aumento degli investimenti di 11,3 miliardi di dollari tra il 2000 e il 2011.
  • L’incidenza globale ha avuto un picco nel 2003, quando si sono registrati 232 milioni di nuovi casi, per poi ridursi del 29% circa, a 165 milioni di nuovi casi nel 2013.
  • In 4 Paesi si verificano ancora più di 5 milioni di nuovi casi di malaria all’anno: India (oltre 60 milioni di casi), Nigeria (30 milioni), Repubblica Democratica del Congo (6 milioni) e Mozambico (6 milioni).
  • I casi di decessi per malaria sono superiori a quanto precedentemente stimato. La mortalità ha avuto un picco nel 2004 (circa 1,2 milioni di decessi) per poi ridursi nel 2013 (855.000 decessi), ma in misura minore di quanto stimato dall’Oms (627.000 decessi). Circa la metà dei decessi si verifica in 3 Paesi: Nigeria, Repubblica Democratica del Congo e India.
  • Nella maggior parte delle Regioni si osserva un progresso nella lotta alla malaria. Nell’Asia centrale i nuovi casi di infezione si sono ridotti di circa il 38% a partire dal 2000. Nell’Africa sub-sahariana, i decessi in età pediatrica sono diminuiti del 31,5%, a partire dal 2004.

Tubercolosi

  • Nonostante la tendenza alla riduzione dei tassi di prevalenza della tubercolosi a partire dal 2000, nel mondo il numero di persone che convivono con l’infezione è aumentato da circa 8,5 milioni nel 1990 a circa 12 milioni nel 2013.
  • Il numero di decessi si è ridotto rapidamente a partire dal 2000. Nel mondo, sono morte circa 1,6 milioni di persone nel 2000, rispetto a 1,4 milioni (1,3 milioni senza co-infezione da Hiv) nel 2013.
  • Nell’insieme, i progressi per il contrasto alla tubercolosi sono promettenti. In 15 su 21 Regioni del mondo, nel periodo 2000-2013 si evidenzia, rispetto al periodo 1990-2000, un’accelerazione nella riduzione dei tassi di incidenza. Ciò coincide con un contemporaneo incremento di 8,3 miliardi di dollari negli investimenti per combattere la malattia. Peraltro, si osserva una non trascurabile variabilità su base regionale e nazionale nell’entità dei progressi.
  • L’impatto della tubercolosi è diffuso, con aree di maggior concentrazione nell’Asia meridionale e sud-orientale. Dal 2000 nell’Asia meridionale si sono ridotte progressivamente prevalenza (-2,4%), incidenza (-1,1%) e mortalità (-4,2%). Nonostante questi segnali di progresso, la Regione contribuisce ancora per il 35% ai nuovi casi e per il 48% ai decessi per tubercolosi.
  • La maggior parte dei nuovi casi (64%) e dei decessi (65%) per tubercolosi in persone senza co-infezione da Hiv, si verifica in adulti e giovani di sesso maschile.

 

I dati sull’Italia si riferiscono all’infezione da Hiv e alla tubercolosi. Sulla base del modello utilizzato, per quanto riguarda l’infezione da Hiv, nel 2013 si sono registrati 2974 nuovi casi e 1017 decessi (con un rapporto maschi-femmine di circa 4:1). Mentre i decessi sono in riduzione (il tasso di variazione medio annuo nel periodo 2000-2013 è stato pari a -3,07%), le nuove infezioni sono in aumento. Relativamente alla tubercolosi, nello stesso anno i nuovi casi sono stati 4810 e i decessi 498 (con una lieve prevalenza nel sesso maschile). Entrambi gli eventi sono in calo (tasso di variazione medio annuo pari a-1,43% e -4,53%, rispettivamente).

 

Buoni i risultati, ma c’è ancora lavoro da fare

Christopher Murray, storico coordinatore delle diverse edizioni del Global Burden of Diseases e direttore dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (Ihme) che ha messo a punto il metodo utilizzato nel Gbd, ha condotto, insieme al suo gruppo di lavoro*, un’analisi esaustiva e rigorosa dei dati disponibili per tracciare a livello mondiale, regionale e nazionale la prevalenza, incidenza mortalità prematura attribuibile alle tre malattie in 188 Paesi nel periodo 1990-2013. Il Professor Murray dichiara che «gli investimenti economici e i Piani di azione messi in atto contro l’infezione da Hiv/Aids, la malaria e la tubercolosi negli ultimi 13 anni hanno prodotto risultati, ma c’è ancora molto da fare perché queste malattie continuano a rappresentare nel 2013 rilevanti problemi di salute». Sempre secondo Murray, avere un quadro preciso dell’impatto di queste tre malattie è essenziale per contrastarle ma in molti Paesi – e in particolare per la malaria – è tutt’altro che facile.

 

L’editoriale di accompagnamento, a firma di Rifat Atun, docente all’Università di Boston, sottolinea il rigore e la trasparenza con cui il gruppo di lavoro del Gbd ha condotto le sue analisi e richiama l’importanza di introdurre nuovi standard globali per rendere disponibili i dati, i metodi e i modelli utilizzati nelle stime di incidenza, prevalenza, mortalità e morbidità, in modo da consentire che le analisi possano essere replicate. Questo permetterebbe di migliorare la qualità, trasparenza e rigorosità dei dati, metodi e risultati.

 

*Nota

L’Italia è rappresentata dai ricercatori dell’Irccs materno infantile Burlo Garofolo di Trieste (L. Monasta, M. Montico, L. Ronfani), dell’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo (L. Naldi), dell’Irccs Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, del Centro Anna Maria Astori di Bergamo (G. Remuzzi) e dell’Università di Bologna (S. Violante).

 

Risorse utili

  • la sottoanalisi (pdf 43 Mb) del Global Burden of Disease Study 2013 (Gbd 2013): “Global, regional, and national incidence and mortality for Hiv, tuberculosis, and malaria during 1990–2013: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2013”, pubblicata su The Lancet il 22 luglio 2014
  • l’editoriale (pdf 137 kb): “Time for a revolution in reporting of global health data”, pubblicato su The Lancet il 22 luglio 2014
  • le pagine dedicate al Gbd sul sito dell’Institute for Health Metrics and Evaluation
  • il sito della International Aids Society (Ias)
  • il sito del ventesimo congresso della International Aids Society (Ias), Aids 2014, tenutosi a Melbourne tra il 20 e il 25 luglio 2014
  • le pagine del sito delle Nazioni Unite dedicate ai Millennium Development Goals e, in particolare quella dedicata al numero 6
  • l’approfondimento “Global Burden of Disease Study 2010: promossa la sanità italiana