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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

salute globale

Global Burden of Disease Study 2015
Focus: il GBD si confronta con gli obiettivi di sviluppo sostenibile

Revisione a cura di Silvia Francisci – Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute, Cnesps-Iss

 

29 settembre 2016 - Il Global Burden of Disease Study (GBD) giunge puntuale al suo terzo appuntamento sulle pagine di The Lancet per fornire un quadro preciso, su scala mondiale e con dettaglio nazionale, dell’impatto delle malattie (burden of diseases, BoD) in termini di mortalità, di disabilità e dei loro determinanti*.

 

Come sempre bastano pochi numeri a descrivere lo sforzo che si rinnova, di edizione in edizione, sotto la guida di Christopher Murray, direttore dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (Ihme): 716 scienziati di 515 prestigiose istituzioni in tutto il mondo hanno analizzato la serie storica (dal 1990 al 2015) di 33 indicatori di salute in 188 nazioni.

 

La novità di questo rapporto sta nell’aver impiegato questi indicatori per monitorare la capacità dei Paesi di raggiungere in tutto, o in parte, gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals 2015-2030, SDGs) individuati dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ormai un anno fa, con particolare riferimento al tema della salute. Nel complesso, si tratta di 17 obiettivi universali declinati in 169 target ed espressi da 230 indicatori da raggiungere entro il 2030. Il gruppo di lavoro del GBD – che ha analizzato 10 degli obiettivi universali – ha anche costruito un indice sintetico (l’health-related SDG index) che riassume in un punteggio da 0 a 100 la situazione nei diversi Paesi.

 

Il valore mediano dell’indice è di 59,3 punti, ma la variabilità e molto ampia. L’Islanda è la prima della classe (85,5 punti), la Repubblica Centroafricana il fanalino di coda (20,4 punti). Nelle prime 10 posizioni ci sono per la maggior parte nazioni europee, il Canada e l’Australia. L’Italia ha 78 punti ed è ventesima nella classifica, una posizione che condivide con il Portogallo. Nel panorama europeo è preceduta da Islanda, Svezia, Regno Unito, Finlandia, Spagna, Olanda, Norvegia, Lussemburgo, Irlanda, Malta, Germania, Danimarca, Belgio.

 

Il nuovo indice mostra una buona correlazione (r²=0·88) con l’indice socio-demografico (SDI, Socio-demographic Index) che sintetizza il grado di sviluppo socio-economico del Paese combinando assieme il reddito pro capite, la scolarità e il tasso di fecondità totale. La correlazione naturalmente varia a seconda dello specifico indicatore di salute: è bassa nel caso di variabili legate a fattori di rischio ambientale o comportamentale (mortalità dovuta a guerre, incidenti e morti violente, obesità infantile) ed è elevata in caso di forte legame con le condizioni socio-economiche (mortalità dovuta a condizioni igieniche precarie e di degrado del contesto di vita).

 

Guardando gli andamenti nel tempo, i progressi più rilevanti rispetto al 2000 si registrano per quanto riguarda la pianificazione delle nascite attraverso l’adozione di metodi contraccettivi moderni (obiettivo 2030: 100% di copertura; situazione attuale variabile tra il 15,8% e il 99,1%), la mortalità sotto i 5 anni di età (obiettivo 2030: <25 decessi per 1000 nati vivi; situazione attuale: variabile tra 1,9 e 130,5 su 1000 nati vivi, con il 60% dei Paesi che hanno raggiunto l’obiettivo già nel 2015) e la mortalità neonatale (obiettivo 2030: <12 decessi per 1000 nati vivi; situazione attuale: variabile tra 1 e 40,6 su 1000 nati vivi, con il 57,5% dei Paesi che hanno raggiunto l’obiettivo già nel 2015), la copertura sanitaria universale (obiettivo 2030: 100%; situazione attuale: variabile tra il 23,3% e il 94,6%). Circa il controllo delle malattie infettive, gli indicatori di incidenza dell’infezione da Hiv (obiettivo 2030: eliminazione; situazione attuale: tasso di nuove infezioni per 1000 persone variabile da 0 a 27,4) e della tubercolosi (obiettivo 2030: eliminazione; situazione attuale: tasso di nuove infezioni o recidive per 1000 persone variabile da 0 a 26,1) mostrano qualche miglioramento, si modificano di poco quelli che riguardano l’incidenza dell’epatite B (obiettivo 2030: eliminazione; situazione attuale: tasso di nuove infezioni per 100.000 persone variabile da 0 a 286,8). Si registra un drammatico peggioramento in ambito di sovrappeso/obesità in età pediatrica (obiettivo 2030: eliminazione; situazione attuale: la proporzione di bambini di 2-4 anni sovrappeso varia dal 2,6% al 54,5%).

 

Nessuno degli indicatori italiani sta nella fascia di valori allarmante, ma la prestazione è globalmente sotto le attese. Il punto debole si individua nella prevalenza di obesità infantile. Sono raggiunti obiettivi che sono da considerare consolidati in nazioni industrializzate, come la mortalità infantile, la nutrizione e la qualità degli alimenti e le condizioni igieniche. Il Servizio sanitario nazionale sfiora il punteggio pieno e, dal confronto con i punteggi delle altre nazioni, è uno dei fattori che aiuta l’Italia a rimanere nella fascia medio-alta della graduatoria.

 

Il sistema di monitoraggio promosso dal GBD proseguirà nel futuro seguendo alcune importanti linee di sviluppo: il miglioramento nella definizione e misurazione degli indicatori sanitari degli obiettivi di sviluppo sostenibile, l’inclusione di ulteriori 14 indicatori ritenuti rilevanti, approfondimenti di alcuni indicatori in relazione a specifici gruppi di popolazione (come per esempio l’Alzheimer e le demenze legate all’invecchiamento).

 

*Nota

Dopo la pubblicazione da parte di The Lancet, il 21 settembre 2016, dell’articolo “Measuring the health-related Sustainable Development Goals in 188 countries: a baseline analysis from the Global Burden of Disease Study 2015” che ha aperto la disseminazione dei risultati del terzo Global Burden of Diseases Study (GBD Study), la prestigiosa rivista l’8 ottobre ha presentato i dati del GBD 2015 con altri 6 articoli, ciascuno dei quali mette a fuoco temi specifici. Gli indicatori descritti, che coprono un arco temporale di 25 anni (1990-2015), sono: la mortalità per causa, l’aspettativa di vita, la mortalità materna, la mortalità infantile sotto i 5 anni di età, l’incidenza di specifiche patologie, gli anni di vita con disabilità, la prevalenza dei fattori di rischio. Per approfondire leggi l’approfondimento sul GBD Study 2015 e sul country profile dell’Italia.

 

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