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2010: anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale

8 aprile 2010 - Sebbene l’Unione europea sia una delle più ricche aree del pianeta, il 17% dei cittadini dispone di risorse limitate e non riesce a soddisfare i propri bisogni primari. La crisi economico-finanziaria del 2008 ha inoltre aggravato la condizione delle persone più vulnerabili e avrà conseguenze di lungo periodo sulla crescita e sull’occupazione in ogni Paese membro.

 

Con la Decisione del 22 ottobre 2008 (pdf 82 kb), il Parlamento europeo e il Consiglio d’Europa hanno designato il 2010 come l’anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale al fine di “imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la povertà”, come formulato all’avvio della strategia di Lisbona. La sensibilizzazione sul tema dell’esclusione sociale e la promozione dell’inclusione attiva dei cittadini saranno quindi due delle priorità del 2010.

 

Il quadro strategico

Per fornire un orientamento pratico sulle attività da perseguire e per assicurare che i programmi nazionali siano coerenti con gli obiettivi indicati e con la strategia europea per la protezione sociale e l’inclusione sociale, la Commissione europea ha preparato un Quadro strategico all’indirizzo degli organismi nazionali di attuazione e di tutte le altre parti attive nell’anno europeo 2010.

 

Il documento fornisce importanti indicazioni su come rendere le attività del 2010 conformi agli obiettivi e ai principi dell’anno europeo, su come coordinare le azioni a livello nazionale ed europeo e su come monitorare, valutare e gestire da un punto di vista finanziario le varie attività.

 

La solidarietà e le azioni dei Governi

L’obiettivo primario dello sviluppo è l’eliminazione delle limitazioni che impoveriscono la vita delle persone e ne riducono la durata: si tratta di un problema di carattere sociale, economico e sanitario. Esiste un legame diretto fra reddito e salute e non solo nei Paesi in via di sviluppo, ma anche nei più ricchi. Sistemi sanitari, salute e benessere, infatti, si influenzano a vicenda e sono connessi tra loro da relazioni molto dinamiche.

 

Secondo il rapporto “Closing the Gap in a Generation: Health Equity through Action on the Social Determinants of Health” pubblicato dall’Oms nel 2008, le persone con basso livello di istruzione, occupazione e reddito tendono ad avere tassi di morbilità, mortalità e disabilità più elevati del resto della popolazione e a usare meno i servizi sanitari e quelli per la prevenzione. La salute, dal canto suo, contribuisce al benessere personale e alla capacità produttiva dell’individuo. Il miglioramento della salute pubblica fa parte della strategia di crescita dei Paesi e la riduzione delle disuguaglianze, pertanto, rappresenta a livello globale una delle principali sfide future.

 

Ridurre le disuguaglianze significa, dunque, agire tanto sui fattori sociali ed economici quanto su quelli sanitari. I divari sanitari possono essere ridotti potenziando l’educazione, migliorando la distribuzione dei redditi, correggendo i comportamenti legati alla salute, promuovendo gli stili di vita sani e aumentando l’accesso alle cure.

 

Con lo scopo di intervenire sui fattori di rischio e sugli stili di vita e di rafforzare la prevenzione e il controllo delle malattie croniche, nel 2006 l’Oms ha promosso “Gaining Health”, strategia che, nello stesso anno è stata adottata anche dagli Stati membri dell’Unione europea attraverso l’approvazione del rapporto “Gaining health: the European Strategy for the Prevention and Control of Noncommunicable Diseases” (pdf 424 kb). Con la convinzione che la salute e il benessere debbano diventare il fulcro di ogni politica (Health in All Policies) di governo, nazionale e locale, e che tutti possano dare il proprio contributo per rendere più facili le scelte salutari, il ministero della Salute italiano ha recepito la strategia europea approvando con il Dpcm del 4 maggio 2007 il programma “Guadagnare Salute”, che promuove stili di vita in grado di contrastare il peso delle malattie croniche e di far guadagnare anni di vita in salute ai cittadini.

 

Inoltre, secondo l’Unione europea la partecipazione e il coinvolgimento diretto dei cittadini, così come la solidarietà, sono valori chiave senza i quali il superamento delle disuguaglianze sociali, economiche e sanitarie non può avvenire. L’anno europeo 2010 mira allora a coinvolgere la cittadinanza e i Governi a:

  • incoraggiare il coinvolgimento e l’impegno politico di tutte le parti sociali
  • spingere tutti i cittadini europei a partecipare alla lotta alla povertà e all’esclusione sociale
  • dare voce alle preoccupazioni e alle necessità di chi vive in condizioni di povertà o di esclusione sociale
  • impegnarsi con la società civile e con le Ong che combattono la povertà e l’esclusione sociale
  • aiutare ad abbattere gli stereotipi e i pregiudizi che accompagnano la povertà e l’esclusione sociale
  • promuovere una società che sostiene e sviluppa la qualità della vita, il benessere sociale e l’uguaglianza delle opportunità per tutti
  • incoraggiare la solidarietà tra generazioni e assicurare lo sviluppo sostenibile.

In Italia

La povertà è un problema anche italiano, così come lo è la crisi economica e finanziaria dell’ultimo biennio: secondo l’Istat, nel 2008 la quota di famiglie che nel Paese dichiara di arrivare alla fine del mese con molta difficoltà è cresciuta rispetto all’anno precedente (17% contro il 15,4% del 2007). Rispetto al 2007 sono aumentate anche le famiglie che non riescono a provvedere regolarmente al pagamento delle bollette (11,9%), all’acquisto di abiti necessari (18,2%), alle spese per i trasporti (8,3%) e al pagamento del mutuo (7,1%).

 

In Italia, il Programma nazionale di partecipazione all’anno europeo della lotta alla povertà è stato elaborato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e prevede l’aggiornamento della strategia di lotta alla povertà alla luce dell’attuale situazione economico-sociale conseguente alla crisi finanziaria. Obiettivi strategici del programma sono:

  • il riconoscimento del diritto delle persone che vivono in condizione di povertà e di esclusione sociale a condurre una vita dignitosa e a svolgere un ruolo attivo nella società
  • la responsabilità condivisa e la partecipazione nella realizzazione delle politiche di inclusione sociale, attraverso l’impegno di soggetti pubblici e privati nelle azioni di contrasto alla povertà e all’emarginazione
  • il rafforzamento dei fattori di coesione sociale, attraverso la sensibilizzazione della collettività rispetto ai vantaggi derivanti dalla riduzione delle situazioni di povertà e di esclusione sociale.

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