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La migrazione degli operatori sanitari: le indicazioni dell’Oms

9 settembre 2010 – L’afflusso degli operatori sanitari dai Paesi a medio reddito verso quelli sviluppati è molto alto, sia perché nei Paesi ad alto reddito non sono sufficienti, sia perché, a causa dell’invecchiamento della popolazione, le malattie croniche, come il diabete e le malattie cardiovascolari, sono sempre più diffuse. Nel 2010 l’Oms ha prodotto un codice di pratiche per l’assunzione internazionale di operatori sanitari (pdf 33 kb) in risposta alla richiesta avanzata dalla Assemblea mondiale della sanità. Il codice, la cui adozione da parte dei sistemi sanitari nazionali è su base volontaria, è indirizzato a tutti gli operatori sanitari e agli stakeholders e tiene conto degli interessi degli operatori sanitari emigranti, dei loro Paesi d’origine e di quelli che li ricevono.

 

Gli effetti della migrazione

La migrazione degli operatori sanitari verso Paesi esteri ha effetti sia negativi che positivi. I Paesi d’origine hanno il doppio problema della perdita della forza lavoro su cui hanno investito durante la formazione, e dell’indebolimento del proprio sistema sanitario a causa della mancanza di personale. D’altra parte, però, gli operatori che percepiscono redditi elevati all’estero hanno la possibilità di inviare a casa del denaro, che aiuta l’economia del Paese d’origine. Un altro aspetto positivo è il fatto che, quando i migranti tornano al Paese d’origine, portano con sé tecniche e conoscenze acquisite durante il periodo di lavoro all’estero.

 

I numeri della migrazione

In molti Paesi a elevato reddito il sistema sanitario è altamente dipendente dalla presenza di operatori sanitari stranieri. Nel periodo 1980-2010 il numero di impiegati nel settore sanitario stranieri in Europa si è alzato di più del 5% all’anno. Nei Paesi dell’Ocse, infatti, circa il 20% dei medici è straniero (56 mila medici indiani) e si contano circa 110 mila infermiere filippine.

 

Le soluzioni al problema

La migrazione di personale sanitario altamente preparato verso Paesi con reddito elevato determina un indebolimento del sistema sanitario del Paese d’origine. Per ovviare a questo problema, i Paesi d’appartenenza dovrebbero garantire:

  • il mantenimento della forza lavoro, soprattutto nelle aree rurali e isolate
  • una maggiore protezione dei lavoratori sanitari, per i quali esercitare può spesso essere difficile e pericoloso, oltre che poco remunerativo
  • il miglioramento dell’offerta formativa e lo sviluppo di politiche che facilitino il ritorno degli operatori precedentemente emigrati.

I Paesi che ricevono gli operatori dovrebbero invece:

  • ridurre la propria dipendenza dagli operatori sanitari stranieri, attraverso la preparazione di personale locale
  • mettere a punto politiche responsabili nell’assunzione di personale proveniente da altri Paesi.

Il contributo dell’Oms

I punti principali del codice di pratiche per l’assunzione internazionale di operatori sanitari proposto dall’Oms sono:

  • un supporto a quei Paesi in cui gli operatori sanitari non sono in numero sufficiente, in modo che la loro formazione diventi una priorità
  • investimenti nella ricerca e nei sistemi d’informazione, per monitorare la migrazione internazionale degli operatori sanitari e sviluppare politiche basate sull’evidenza
  • la creazione da parte dei Paesi Ocse di una propria forza lavoro, e la maggiore considerazione delle esigenze dei propri operatori sanitari
  • l’uguaglianza dei diritti tra lavoratori del settore sanitario immigrati e personale locale.

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Ultimo aggiornamento martedi 1 aprile 2014
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