Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

influenza da nuovo virus A/H1N1

Notiziario - 10 settembre 2009

Primo decesso collegato all’influenza A/H1N1v in Italia

Nella notte tra il 3 e il 4 settembre 2009 si è verificato a Napoli il primo decesso in Italia di un paziente che ha contratto l’infezione da influenza A/H1N1v. Si tratta di un uomo di 51 anni, già diabetico e oligofrenico, la cui morte è dovuta all'aggravarsi della pregressa grave miocardiopatia dilatativa complicata da insufficienza renale acuta, da setticemia da stafilococco aureo e broncopolmonite, con concomitante infezione da virus H1N1. Il decesso, dunque, non è imputabile alla virulenza del virus A/H1N1v, ma allo stato di debilitazione preesistente del paziente. Il ministero della Salute sottolinea che è opportuno distinguere casi come questo, dai rari casi gravi direttamente attribuibili al nuovo virus, tra cui quello relativo al giovane paziente ricoverato per polmonite virale primaria presso l’Ospedale San Gerardo dei Tintori di Monza. L'uomo di 24 anni è affetto da sindrome da distress respiratorio dell’adulto, una rara complicazione dell’infezione da virus A/H1N1v. Leggi il comunicato stampa del 4 settembre 2009.

 

L’Oms si fa garante di un accesso equo al vaccino per l’influenza A/H1N1v

La stragrande maggioranza dei casi di pandemia influenzale A/H1N1v finora sono stati lievi, i decessi pochi. Resta da vedere se il virus muterà in un ceppo più virulento. Marie-Paule Kieny, direttore dell’Initiative for Vaccine Research dell’Oms, risponde ad alcuni quesiti su vaccini e vaccinazione e spiega in che modo l'Oms sostiene i Paesi nel proteggere le proprie popolazioni. Leggi la traduzione dell’intervista a cura di EpiCentro e il documento originale (in inglese).

 

Domande e risposte dei Cdc sul vaccino per l’influenza A/H1N1v

I Cdc pubblicano una serie di domande e risposte di pubblico interesse sul vaccino contro l’infezione da nuovo virus A/H1N1v che verrà distribuito nei prossimi mesi. Il documento cerca di fare chiarezza su: tempistica e distribuzione del vaccino, interazione con il vaccino per l’influenza stagionale, gruppi a rischio e fasce di popolazione per le quali la vaccinazioni è raccomandata, uso degli antivirali. Leggi l’approfondimento a cura della redazione di EpiCentro e il documento originale “Questions & Answers: 2009 H1N1 Influenza Vaccine” (in inglese).

 

Ecdc: diapositive per gli operatori sull’evoluzione della pandemia

L’Ecdc rende disponibile on line la versione aggiornata al 31 luglio 2009 di una presentazione organizzata in moduli, che può essere utilizzata dai professionisti per spiegare la pandemia di A/H1N1v ad altri operatori e responsabili politici. Le diapositive devono sempre essere considerate con le loro note di accompagnamento. Un certo numero di diapositive cambierà con il tempo. Le diapositive vengono aggiornate a intervalli e, pertanto, è consigliabile controllare periodicamente gli aggiornamenti disponibili sul sito web dell’Ecdc. Scarica le diapositive (ppt 1,3 Mb) aggiornate al 31 luglio 2009.

 

La pianificazione pandemica sta dando i suoi frutti

L’Oms Europa pubblica un documento che riassume le conclusioni della riunione di esperti provenienti da 24 Paesi della Regione europea dell'Oms tenutasi a fine agosto per discutere delle questioni chiave per far fronte a una pandemia di H1N1v nel corso dei prossimi mesi. I temi sui quali si è dibattuto sono: strategia di mitigazione, trattamento delle malattie gravi, attività di sorveglianza, vaccini e flessibilità dei piani. Leggi l’approfondimento a cura di EpiCentro e consulta il documento originale “Pandemic preparedness planning is paying off” (in inglese).

 

Approvato un vaccino monodose in Cina

La Cina ha approvato la messa in produzione di un vaccino monodose contro l’influenza A/H1N1v, sviluppato dal laboratorio cinese Sinovac Biotech. Lo ha annunciato l’FDA cinese (Sfda). Durante la sperimentazione del vaccino monodose, noto come Panflu.1, non sono stati registrati gravi eventi avversi. Il vaccino, approvato per le persone di età compresa tra i 3 e i 60 anni, non contiene adiuvanti, cioè sostanze che amplificano la risposta immunitaria. Gli Stati Uniti hanno deciso di produrre un vaccino senza adiuvante, ma è probabile che per ottenere la massima risposta immunitaria saranno necessarie due dosi di vaccino. Thomas R. Frieden, direttore dei Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, ritiene che, al momento, è troppo presto per dire se l'esperienza cinese avrà un qualche impatto sulle attività in corso negli Usa e nei grandi laboratori occidentali che, a differenza della Cina, hanno puntato a vaccini a due dosi. Sul sito della rivista The Lancet, leggi il documento originale (in inglese) “China Licenses Pandemic A(H1N1) Vaccine”.

 

I decessi pediatrici si concentrano nei gruppi ad alto rischio

Secondo quanto riferisce uno studio americano riportato dalla rivista The Lancet il 3 settembre 2009, su 36 bambini morti per influenza pandemica A/H1N1v tra i mesi di aprile e agosto 2009, tre su quattro avevano problemi medici di base o avevano meno di 5 anni, cioè facevano parte dei gruppi ad alto rischio di gravi complicazioni. Tutti gli altri bambini, prima di contrarre l’infezione erano in buona salute, ma hanno sviluppato una coesistente infezione batterica invasiva, suggerendo che queste infezioni, in associazione con l’influenza pandemica, possono avere risultati letali. La maggior parte dei bambini deceduti (24) soffriva di disturbi pregressi, soprattutto dello sviluppo neurologico (22 bambini), 13 avevano più di un disordine dello sviluppo neurologico e 9 avevano una combinazione di disturbi dello sviluppo neurologico e respiratorio. In 10 bambini è stata riscontrata in laboratorio una coinfezione batterica, tra cui S. aureus (5 bambini, di cui 3 con infezioni resistenti alla meticillina), 3 con S. pneumoniae, 1 con S. pyogenes e 1 con S. constellatus. In 6 degli 8 bambini con più di 5 anni senza patologie pregresse è stata riscontrata una coinfezione batterica grave, così come in 2 dei 7 bambini di età inferiore ai 5 anni. L’età media di tutti questi bambini era di 9 anni (da 2 mesi a 17 anni). Lo studio sottolinea l'importanza della rapidità di identificazione e trattamento delle possibili coinfezioni batteriche (soprattutto Staphylococcus aureus, S. pneumoniae e S. piogene) nei bambini con diagnosi di influenza, così come del trattamento antivirale. Leggi l’articolo originale “Pediatric Pandemic Flu Deaths Concentrated in High-Risk Groups” (in inglese) sulla rivista The Lancet.

 

Studio sui contatti familiari di un focolaio di influenza A/H1N1v in Giappone

Un articolo pubblicato nel numero di Eurosurveillance del 3 settembre 2009 è dedicato alla valutazione del tasso di attacco secondario (SAR) e all'efficacia della profilassi antivirale post-esposizione nei contatti familiari di un focolaio domestico di influenza A/H1N1v a Kobe, in Giappone nei mesi maggio-giugno 2009. Dei 293 soggetti esaminati, 14 (4,8%) contatti sono rientrati nella definizione di caso e la maggior parte dei casi secondari sono stati probabilmente infettati più o meno al momento della comparsa dei sintomi del rispettivo caso indice. Il SAR tra i contatti di famiglia che non hanno ricevuto la profilassi era del 7,6%, una percentuale simile al tasso di influenza stagionale, mentre il tasso di attacco nei fratelli era significativamente superiore a quello nei genitori. Si può concludere che è importante stabilire misure di controllo di routine dell’infezione per le famiglie, per prevenire la diffusione del virus tra i contatti di famiglia e, possibilmente, nella comunità. Lo studio non ha stabilito se la profilassi antivirale sia stata efficace o meno. Tuttavia, tra i contatti stretti con malattia di base che hanno ricevuto la profilassi, nessuno ha sviluppato una forma grave della malattia.

 

Australia: critiche al piano di vaccinazione per l’influenza pandemica

L’imminente programma di vaccinazione del governo australiano contro l'influenza H1N1v ha sollevato una serie di critiche da parte di alcuni gruppi di professionisti per potenziali rischi che comporterebbe. L'Infection Control Association ha espresso preoccupazione al governo per il previsto uso di flaconi multidose (utilizzati per vaccinare più persone). L’impiego dei flaconi multidose rappresenterebbe un "significativo potenziale rischio per la sicurezza del paziente", violerebbe le Linee guida nazionali per il controllo delle infezioni (pdf 36 kb) e provocherebbe numerosi eventi avversi. Simili preoccupazioni sono state espresse dall’Australasian Society of Infectious Diseases, diffuse anche attraverso i media. D’altro canto, esperti coinvolti nella sperimentazione del vaccino contro l'H1N1v ritengono che i rischi potenziali connessi all’impiego di questi flaconi siano minimi (e comunque gestibili addestrando il personale) e che vengano esagerati ingiustificatamente. Importante è discuterne pubblicamente fornendo tutte le informazioni necessarie. Leggi l’articolo originale (in inglese) “Australia’s swine flu vaccination plans come under fire”, pubblicato l’8 settembre 2009 sul sito del British Medical Journal.

 

L’influenza pandemica nell’emisfero Sud

Durante la stagione influenzale dell'emisfero australe (che comprende Argentina, Australia, Nuova Zelanda, Cile e Uruguay), la pandemia di influenza A/H1N1v si è comportata come l'influenza stagionale, con un aumento rapido di casi a partire da maggio e un picco tra la fine di giugno e i primi di luglio, seguito da un periodo di 6-7 settimane di declino. La maggior parte dei casi non gravi di influenza pandemica si è verificato nei bambini di età superiore ai 5 anni e negli adulti di età inferiore ai 65 anni. I gruppi più a rischio si confermano i bambini piccoli, i pazienti con patologie croniche e le donne in gravidanza. Secondo quanto riporta un rapporto del Dipartimento della salute e dei servizi umani statunitense pubblicato il 3 settembre 2009, i decessi si sono concentrati tra gli adulti di età compresa tra i 25 e i 65 anni; il 60% di questi erano associati a condizioni cliniche di base croniche. Tuttavia, il documento mette in guardia dal pensare che l’esperienza nell'emisfero australe rispecchierà quello degli Stati Uniti durante la prossima stagione influenzale. Lo studio considera i dati raccolti in questi 5 paesi dai ministeri della Salute dal 1 maggio al 25 agosto, evidenziando che il virus è rimasto sostanzialmente invariato rispetto alla forma in cui è apparso e che quasi tutti i virus testati rimangono sensibili agli inibitori della neuraminidasi. I campioni provenienti da questi paesi e da altri paesi del sud e centro America, Europa, Asia, Africa e Nuova Zelanda non differiscono significativamente da quelli presi negli Stati Uniti in primavera. I 5 paesi dell’emisfero Sud utilizzano diversi sistemi di sorveglianza e di contenimento dell’epidemia, ed esiste una grande varietà di accesso alle cure mediche e ai farmaci antivirali. I dati e le osservazioni emersi, pertanto, non devono essere considerati definitivi, ma piuttosto come una valutazione preliminare utile per indirizzare il processo decisionale degli Stati Uniti. Il rapporto sottolinea che l'influenza pandemica non ha causato un carico eccessivo e duraturo sui sistemi sanitari dei paesi descritti: i tassi di ricovero ospedaliero variano da un massimo di 19 ogni 100.000 abitanti in Australia a 8 ogni 100.000 abitanti in Cile. Finora il tasso di ospedalizzazione degli Stati Uniti è stato di 2,6 ogni 100.000 abitanti. Leggi l’articolo originale (in inglese) “Pandemic Flu Did Not Cause Major Disruptions in Southern Hemisphere” sul sito della rivista The Lancet.

 

Guida dei Cdc per i servizi di assistenza all’infanzia

I Cdc hanno pubblicato una guida per aiutare i servizi di assistenza all’infanzia a ridurre la diffusione e la gravità dell’influenza tra i bambini. Le raccomandazioni comprendono:

  • i bambini e il personale dei gruppi target di vaccinazione dovrebbero essere immunizzati
  • le persone con malattia simil-influenzale dovrebbero rimanere a casa fino a quando non hanno più la febbre da almeno 24 ore (senza usare farmaci per abbassare la febbre)
  • i servizi di assistenza all’infanzia dovrebbero controllare quotidianamente la salute dei membri del personale e dei bambini, e allontanare gli individui malati dagli altri fino a che non vengono rimandati a casa
  • dovrebbe essere incoraggiato il trattamento entro 48 ore dall'insorgenza della malattia per le persone ad alto rischio di complicanze dell'influenza.

Se aumenta la gravità dell'influenza, le strategie aggiuntive prevedono che:

  • i bambini con membri della famiglia ammalati e il personale ad alto rischio possano rimanere a casa
  • le persone con malattia simil-influenzale rimangano a casa per almeno 7 giorni dopo la comparsa dei sintomi, anche se i sintomi nel frattempo spariscono.

Scarica il documento originale (in inglese) “Cdc Guidance on Helping Child Care and Early Childhood Programs Respond to Influenza during the 2009–2010 Influenza Season”.

 


 

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