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Salute sul lavoro

Rapporto Ilo 2006: in calo il lavoro minorile

(Traduzione e adattamento a cura della redazione di EpiCentro)

 

Il lavoro minorile, specialmente nelle forme più dure, è in calo per la prima volta in tutto il mondo: è quanto ha affermato oggi l’Organizzazione mondiale del lavoro (Ilo) nel suo nuovo rapporto “La fine del lavoro minorile: verso il successo”, timidamente ottimista1.

 

Secondo il rapporto dell’Ilo, se l’attuale tendenza al declino sarà mantenuta e se continuerà l’impegno globale a fermare il lavoro minorile, questa piaga sociale potrebbe essere completamente eliminata, almeno nelle sue forme peggiori, nel giro si dieci anni.


Il nuovo rapporto afferma infatti che nel mondo il numero di bambini lavoratori è calato dell’11% tra il 2000 e il 2004, da 246 milioni a 218 milioni. Ma la vera novità sta nel fatto che il numero di minori (tra i 5 e i 17 anni) costretti in occupazioni pericolose è diminuito del 26%, raggiungendo nel 2004 i 126 milioni, contro i 171 milioni previsti.

 
Quattro anni fa l’Ilo aveva prodotto il rapporto più completo a oggi sul lavoro minorile nel mondo. Applicando la stessa metodologia statistica usata in quel rapporto, l’Ilo ha trovato una riduzione significativa del fenomeno rispetto ad allora.

 
Il rapporto ha attribuito il calo del lavoro minorile a una maggiore volontà e consapevolezza politica2 e a interventi concreti, specialmente nella riduzione della povertà e nell’educazione pubblica, che hanno portato a un movimento mondiale contro il lavoro minorile.

 

Attraverso il suo Programma internazionale per l’eliminazione del lavoro minorile (Ipec), l’Ilo fornisce supporto e indicazioni di intervento ai Paesi che devono affrontare questo problema. Negli ultimi dieci anni, attraverso interventi diretti, il Programma ha raggiunto circa 5 milioni di bambini.


Negli ultimi cinque anni l’Ipec ha aiutato molti Paesi a mettere in atto misure appropriate per eliminare le forme peggiori di lavoro minorile. Il rapporto invita tutti gli Stati membri che non l’abbiano ancora fatto ad adottare queste misure entro il 2008. Secondo il rapporto, sono più di 30 gli Stati membri che hanno già stabilito obiettivi con una precisa scadenza temporale per abolire le forme peggiori di lavoro minorile, entro il 2016 se non prima.

 

Malgrado l’innegabile progresso nella lotta al lavoro minorile, il rapporto si focalizza anche su alcuni punti problematici, specialmente il settore agricolo, dove lavorano 7 su 10 dei minori. Altri problemi derivano dall’impatto dell’Hiv/Aids e dal legame sempre più forte tra il lavoro minorile e le difficoltà dei giovani a trovare lavoro.


Il rapporto invita quindi i governi a uno sforzo maggiore, anche con l’aiuto delle organizzazioni dei lavoratori, per raggiungere l’obiettivo del millennio entro il 2015 ed eliminare la piaga del lavoro minorile.

La situazione, regione per regione

Secondo il rapporto, in questi quattro anni il calo più consistente nel lavoro minorile si è osservato in America Latina e nei Carabi. In questa regione, il numero di bambini lavoratori è diminuito di due terzi e oggi non supera il 5%.

 

Come esperienza esemplare viene presentata quella del Brasile: il tasso di occupazione fra i bambini di 5-9 anni si è ridotto del 61% tra il 1992 e il 2004 e del 36% tra quelli di 10-17 anni. Un altro Paese in cui si è osservata una riduzione significativa è il Messico. Dato che metà dei bambini sudamericani vivono in Messico e in Brasile, questi dati sono molto importanti e confermano il trend in diminuzione.

Anche in Asia e nella regione del Pacifico si è registrato un calo significativo del numero di lavoratori minori. Tuttavia, poiché anche la popolazione infantile si è ridotta, la percentuale di lavoratori bambini non è diminuita di molto. Secondo le stime dell’Ilo, questa rimane la regione con il numero più alto di lavoratori bambini fra i 5 e i 14 anni: circa 122 milioni.

Con il 26% della popolazione infantile e quasi 50 milioni di bambini lavoratori, l’Africa subsahariana rimane la regione con il tasso più alto nel mondo di occupazione minorile. Secondo il rapporto, le cause principali sono l’alta crescita demografica, la crescente povertà e l’epidemia di Hiv/Aids. Ci sono comunque segni di miglioramento: per esempio, la frequenza presso la scuola primaria nella regione è aumentata del 38% tra il 1990 e il 2000.

Il Programma internazionale sul lavoro minorile (Ipec) è il più ampio programma globale dedicato all’eradicazione del lavoro minorile e il più grosso programma operativo singolo dell’Ilo. Fin dalla sua costituzione nel 1992, l’Ipec ha speso 350 milioni di dollari, con una spesa annua che ora si aggira intorno ai 50-60 milioni. Sotto la struttura tripartita dell’Ilo, che coinvolge le strutture del governo, le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro, l’Ipec lavora anche con privati, organizzazioni comunitarie, ong, mass media, parlamentari, magistrati, università, gruppi religiosi e, ovviamente, con i bambini e le loro famiglie. Grazie a questo approccio, l’Ipec può raggiungere i bambini che lavorano e riportarli a scuola.

 

 

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1 “La fine del lavoro minorile: verso il successo”, rapporto globale sotto l’egida della Dichiarazione sui principi e diritti fondamentali del lavoro dell’Ilo.

2 Nove su dieci degli Stati membri dell’Ilo che rappresentano in totale l’80% di tutti i bambini del mondo, hanno ratificato la Convenzione sulle forme peggiori di lavoro minorile (n. 182) del 1999, mentre quattro dei cinque Stati membri che in totale rappresentano il 60% della popolazione infantile mondiale hanno ratificato la Convenzione sui minori (n. 138) del 1973.