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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

giornata mondiale della salute

Giornata mondiale della salute 2009: sanità ed emergenze

Nel 2008, 321 disastri naturali hanno ucciso 235.816 persone, una cifra almeno quattro volte superiore alla media dei sette anni precedenti. Durante le calamità naturali o altre crisi, biologiche, tecnologiche, sociali o legate ai conflitti, le perdite e i danni colpiscono non solo i cittadini, ma anche le strutture, i servizi e il personale che opera nell’ambito della sanità pubblica, privando la popolazione dell’assistenza necessaria proprio nel momento di maggior bisogno.

 

La Giornata mondiale della salute 2009 è dedicata al tema della sicurezza delle strutture sanitarie nelle situazioni di emergenza con l’obiettivo di assicurare che le strutture sanitarie, dai centri di cura agli ospedali specializzati, siano adeguatamente preparate alle emergenze e a soddisfare fin da subito le esigenze delle popolazioni colpite e di quelle limitrofe.

 

Le tipologie di emergenza

Nel 2003 in Algeria un terremoto ha reso inagibili il 50% delle strutture sanitarie. In Pakistan nel 2005 una forte scossa ha distrutto completamente il 49% dei mezzi di assistenza. Nel 2004 lo tsunami che ha colpito l’Oceano Indiano ha danneggiato il 61% delle strutture indonesiane. Durante i conflitti, come nel caso di Bosnia-Erzegovina, Somalia, Repubblica Centrafricana e Striscia di Gaza, gli ospedali sono spesso compresi entro la linea di fuoco. Le situazioni di emergenza non colpiscono solo gli edifici e le strutture, ma anche dottori, infermieri, conducenti di ambulanze e altri addetti del settore sanitario. Quando il personale viene a mancare, il servizio è interrotto e con esso vengono meno anche tutte quelle azioni atte a ridurre, ad esempio, la diffusione di epidemie.

 

Il ruolo delle strutture sanitarie

Durante le situazioni di emergenza le strutture sanitarie sono un porto sicuro per le persone in difficoltà e, in particolare, nel caso di conflitti, gli ospedali devono essere considerati territorio neutrale ed essere estranei a ogni forma di violenza. Il loro ruolo è vitale dal momento che forniscono assistenza ai feriti, raccolgono dati per la previsione di eventuali epidemie e garantiscono servizi d’immunizzazione. Ma il ruolo delle strutture sanitarie non è solo medico: esse rappresentano un investimento da proteggere e un importante riferimento per la coesione e la stabilità sociale.

 

Fornire risposte adeguate

Durante le situazioni di emergenza i centri per la salute e il personale sanitario, quindi, sono elementi vitali per le popolazioni colpite che spesso necessitano di servizi eccezionali come il trattamento dei feriti. Ma anche i servizi ordinari, come i servizi di assistenza al parto, le campagne di immunizzazione e l’assistenza ai malati cronici, devono continuare durante le situazioni di emergenza. Purtroppo, però, spesso i sistemi sanitari, già fragili in situazioni di normalità, durante le situazioni di emergenza non sono in grado di condurre le proprie attività, arrecando danni immediati e a lungo termine alla salute pubblica. La gravità di questo problema ha portato l’Oms e i suoi partner internazionali a concentrare l’attenzione sull’importanza di investire in infrastrutture in grado di far fronte a emergenze come le calamità naturali.

 

Quando si verifica una situazione di emergenza, la maggior parte delle vite sono perse o salvate nei momenti immediatamente successivi al disastro: per questo è indispensabile che gli ospedali e le strutture sanitarie siano in grado di rispondere efficacemente. Tuttavia è proprio nelle situazioni di maggiore bisogno, come in caso di terremoti o di inondazioni, che i Paesi perdono circa la metà della loro capacità ospedaliera. Le proteste da parte della popolazione per la violazione delle norme di sicurezza nella costruzione delle strutture di assistenza sono del tutto giustificate, soprattutto se si pensa che i costi per la realizzazione di nuovi ospedali in grado di resistere ai terremoti, alle inondazioni o ai forti venti sono molto bassi. Più bassi, ad esempio, rispetto alla messa a norma delle strutture già esistenti.

 

Ridurre gli impatti delle emergenze

Anche una buona pianificazione della gestione dell’emergenza e la preparazione alle situazioni più difficili attraverso esercitazioni possono essere utili. Ogni emergenza richiede risposte specifiche e le diverse necessità possono essere definite in anticipo per favorirne la gestione nel momento del bisogno. Le situazioni di emergenza e i disastri naturali sono in crescita, l’urbanizzazione aumenta la concentrazione delle persone in aree poco estese e i cambiamenti climatici provocano eventi sempre più estremi e frequenti. Per questo oggi è indispensabile essere pronti all’eventualità dei disastri naturali.

 

Anche se solo l’11% delle persone esposte al rischio di calamità vive nei Paesi in via di sviluppo, il 53% delle morti per disastri naturali avviene in queste regioni. La differenza d’impatto registrata fa pensare che il potenziale di riduzione dei decessi nelle aree a minor reddito è molto elevato e che almeno parte della responsabilità di queste tragedie risiede nella mancanza di interventi preventivi da parte dell’uomo.

 

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