La
recente epidemia di
morbillo, che ha coinvolto principalmente la regione Campania, si è
sviluppata soprattutto in aree a bassa copertura vaccinale, ma un
discreto numero di casi si è verificato anche in zone dove la copertura
vaccinale è più alta, come l’Emilia-Romagna. In questa regione le
campagne di vaccinazione sono iniziate nel 1980 e la copertura è oggi
mediamente del 90,4 per cento nei bambini di 24 mesi e dell’84,9 per
cento nei ragazzi di 13 anni (dati del 2000).
Il Servizio Sanità Pubblica della Regione Emilia-Romagna ha pubblicato
un
rapporto che analizza l’andamento del morbillo in regione nei primi
sette mesi del 2002. In questo periodo si sono verificati 203 casi di
morbillo, con una frequenza più intensa nei mesi di aprile, maggio e
giugno. L’epidemia è stata prevalentemente pediatrica e ha interessato
soprattutto bambini sotto i 13 anni. L’assenza di contagio esteso e
l’immunità “di gregge” prodotta dall’elevato numero di vaccinati ha
comunque limitato la circolazione virale nelle scuole. Il Servizio
Sanità Pubblica quindi ritiene che l’epidemia non sia motivata, come ci
si attende possa avvenire, dall’accumulo nel tempo dei soggetti
suscettibili anche se vaccinati, ma sia invece il risultato del contagio
dalle zone dove ha avuto origine.
Nel rapporto, vengono anche analizzati gli andamenti del morbillo negli
anni dal 1983 al 2002. Dall’analisi dei dati è evidente la stretta
correlazione tra riduzione del numero di casi per anno e aumento della
copertura vaccinale. E quindi il Servizio raccomanda il proseguimento
della campagna di vaccinazione antimorbillosa, stimando che in assenza
di copertura nel 2002 i casi di morbillo in regione potevano essere
almeno 10 mila con 5-10 morti.