Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

piano nazionale della prevenzione

Politiche di prevenzione in Italia: la capacità regionale di pianificazione

Paolo Villari - Dipartimento di Sanità pubblica e malattie infettive, Università “Sapienza”, Roma

 

14 gennaio 2016 – Quali sono i punti di forza e quali le criticità delle capacità regionali di pianificazione relative alle attività di prevenzione? Per provare a rispondere a questa domanda, nel corso del 2015 un gruppo di lavoro, coordinato dal Dipartimento di Sanità pubblica e malattie infettive dell’Università “Sapienza” di Roma, ha finalizzato un’analisi critica del ciclo di programmazione della prevenzione svolto dalle Regioni italiane per il periodo 2010-2013. L’indagine, condotta nell’ambito di un progetto del ministero della Salute, ha valutato 19 Piani regionali di prevenzione (Prp) approvati nel ciclo precedente, e 702 progetti e programmi contenuti in essi.

 

Una prima analisi descrittiva sui Prp – i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Health Policy a giugno 2015 – ha messo in luce la capacità delle Regioni di offrire una combinazione innovativa fra strategie di prevenzione rivolte alla popolazione generale e interventi specifici per soggetti ad alto rischio. Una combinazione che permette di superare la dicotomia esistente fra prevenzione collettiva e dei gruppi a rischio. Tra le difficoltà emerse, invece, lo scarso utilizzo dei principi dell’Evidence Based Prevention durante il processo di programmazione della prevenzione.

 

Inoltre, le differenze fra aree geografiche nelle capacità di programmazione, suggeriscono un possibile ruolo delle risorse finanziarie disponibili e dei vincoli posti ad alcune Regioni dai Piani di rientro. Un aspetto, questo, che è stato oggetto di un’indagine approfondita (pubblicata a maggio 2015 sulla rivista European Journal of Public Health) che ha evidenziato un effetto negativo dei Piani di rientro sulle capacità di programmazione della prevenzione, in particolare nelle Regioni con basso Prodotto interno lordo (Pil).

 

Un’altra delle criticità emerse è stato un utilizzo non ottimale dei sistemi di sorveglianza comportamentale (come per esempio Passi, Passi D’Argento, OKkio alla Salute, Hbsc), impiegati in meno della metà dei progetti per i quali sarebbero potuti essere utilizzati per la pianificazione e la valutazione delle attività. Uno studio condotto sui determinanti dell’utilizzo dei sistemi di sorveglianza, pubblicato su Public Health a gennaio 2016, ha riscontrato un’associazione statisticamente significativa fra l’uso dei sistemi di sorveglianza e la spesa sanitaria regionale.

 

Infine, nei Prp 2010-2013 e nei progetti in essi contenuti è risultato critico anche il livello di attenzione alle disuguaglianze in salute. Anche in questo caso sono emerse differenze regionali, con una maggiore percentuale di progetti dedicati al contrasto delle disuguaglianze in salute sviluppati nelle Regioni settentrionali e in quelle con una maggiore spesa sanitaria regionale rapportata al Pil (i risultati dello studio dei determinanti del livello di attenzione alle disuguaglianze sono attualmente in corso di pubblicazione).

 

Risorse utili