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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

piano nazionale della prevenzione

Coordinamento e intersettorialità alla base di un quadro strategico di quinquennio

Massimo Oddone Trinito – Gruppo di Coordinamento regionale Prp (Lazio)

 

7 luglio 2016 - «Affermare il ruolo cruciale della promozione della salute e della prevenzione come fattori di sviluppo della società, e di sostenibilità del welfare, in particolare alla luce delle dinamiche demografiche che la caratterizzano» è uno degli elementi alla base della vision del Piano regionale della prevenzione 2014-2018 (Prp) del Lazio. Un piano che, per quanto riguarda i principi, prevede azioni che «si dipanino in un quadro strategico di quinquennio, prevedendo la possibilità di programmazione operativa frazionata e di periodica valutazione dello stato di realizzazione degli interventi».

 

Il Prp del Lazio persegue i 73 obiettivi centrali individuati dal Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 (Pnp) attraverso 9 programmi che raccolgono 27 progetti da realizzare a livello aziendale e 29 Azioni da realizzare a livello centrale. Una delle peculiarità del Prp è che 20 di queste 29 Azioni devono essere direttamente realizzate dalla Regione all’interno di uno specifico Programma (il Programma 9 “Supporto regionale allo sviluppo del Prp 2014-2018”) che prevede attività volte non solo al raggiungimento di alcuni obiettivi centrali ma anche a rendere più sostenibile ed efficace quanto deve essere realizzato a livello locale, assumendo direttamente responsabilità su atti concreti del Prp. Questo impegno si declina in quattro gruppi di Azioni, ognuna delle quali investe i diversi programmi:

  • indirizzi e azioni regionali, coordinamento e intersettorialità
  • sistemi informativi e sistemi di sorveglianza di popolazione
  • progetti formativi per il Prp
  • comunicazione per la prevenzione e la promozione della salute.

Ad esempio, nell’ambito del primo gruppo, tra le altre Azioni, è prevista la realizzazione di protocolli di intesa o accordi intra e intersettoriali a supporto del programma “Guadagnare salute” in comunità e l’avvio della rete WHP (Workplace Healthcare Promotion); a sostegno del programma 2 è prevista, invece, la definizione organizzativa regionale dei centri Hub di senologia (centri di eccellenza) e centri Spoke di genetica (servizi ospedalieri periferici) per l’identificazione precoce dei soggetti a rischio eredo-familiare. Altri esempi di azioni centrali importanti si possono ritrovare nei programmi 3 e 8; rispettivamente, il coordinamento delle attività realizzate dalla Regione nelle scuole, attraverso una cabina di regia intersettoriale, e l’adozione di un protocollo fra i diversi soggetti coinvolti per il controllo e il monitoraggio della gestione del rischio biologico, fisico e chimico nelle matrici alimentari e negli alimenti per animali.

 

Sempre a titolo esemplificativo, nel secondo gruppo di Azioni si segnala l’integrazione delle sorveglianze di popolazione a sostegno della comunicazione e della valutazione degli interventi sugli stili di vita in comunità, e le Azioni legate al programma sulle malattie infettive come l’adozione di un sistema informativo web based delle malattie infettive, il miglioramento del sistema regionale di monitoraggio dell’uso di antibiotici, la riorganizzazione della rete dei laboratori di microbiologia/virologia presenti sul territorio regionale.

 

Fra le Azioni direttamente gestite dalla Regione, è inoltre prevista la realizzazione di diversi pacchetti formativi specifici e di iniziative strutturate di comunicazione centrale.

 

L’esperienza dei precedenti Prp, se da una parte ha favorito il consolidamento di un modello organizzativo per l’attuazione del Piano a livello delle Aziende sanitarie, dall’altra ha messo in luce alcune criticità del Sistema sanitario regionale (Ssr). La programmazione, per esempio, è stata quasi esclusivamente interna al settore sanitario, con progetti scarsamente integrati tra loro che talvolta, non hanno fornito risultati realmente apprezzabili. Per superare questi limiti, nel Piano 2014-2018 tutti i programmi del Prp sono stati redatti e valutati in termini di rispondenza ai criteri di definizione delle priorità a partire da quattro principi e in linea con le indicazioni nazionali:

  • articolazione per setting: il Piano individua quattro principali ambiti di intervento (l'ambiente di lavoro, la scuola, la comunità e i servizi sanitari), intesi come contesti in cui è possibile raggiungere più facilmente individui e gruppi di popolazione per promuovere la salute e realizzare interventi di prevenzione
  • evidenze di efficacia, buone pratiche e valutazione: il Piano riconosce la necessità di basare l’azione su evidenze di efficacia o, in mancanza di queste, su interventi riconosciuti come “buone pratiche”
  • intersettorialità: il Piano intende promuovere interventi basati sul coinvolgimento di diversi attori/istituzioni, finalizzati a rendere facili le scelte salutari, sviluppando reti e alleanze, secondo l’approccio della “Salute in tutte le politiche” (Health in all policies)
  • una definizione ampia di prevenzione: per la prima volta, il Piano regionale (sulla base delle indicazioni nazionali) include interventi che riguardano i temi “ambiente e salute” e “sicurezza alimentare e veterinaria”. Ampliare la collaborazione interdisciplinare e intersettoriale tra la salute umana, ambientale e animale risponde all’esigenza di aumentare l’efficacia e l’efficienza degli interventi di prevenzione a partire da una definizione più ampia di sanità pubblica, orientata a considerare la natura multifattoriale e multidimensionale della salute, oggi intesa come esito di determinanti di salute in parte modificabili come gli stili di vita, i fattori socio-culturali, l’accesso ai servizi, l’ambiente.

Infine, nell’ambito della declinazione dei compiti delle figure che costituiscono la rete per la realizzazione del Prp nel Lazio, i referenti regionali di ogni progetto hanno la possibilità di dettagliare ulteriormente, quando ritenuto opportuno, le attività riportate nel Piano; una flessibilità operativa volta a ricercare una maggiore garanzia di efficacia e di uniformità di quanto va intrapreso a livello locale.

 

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