Stefania Vasselli, ministero della Salute
La prima fase del Piano nazionale della prevenzione, conclusasi a dicembre 2006, è stata caratterizzata dallo sforzo di portare a termine il percorso della pianificazione. Regioni e Ccm sono stati chiamati a sperimentare la propria capacità progettuale e di coordinamento, ponendo le basi per una valutazione mirata a sostenere e favorire l’attuazione di interventi. I risultati dei primi due anni sono positivi e incoraggianti:
La progettazione
Il Piano è iniziato con gli indirizzi operativi formulati dal Ccm e i progetti regionali. Tutte le Regioni hanno prodotto i progetti e messo a punto i cronoprogrammi che ne prevedono tempi di attuazione e scadenze. La progettazione è stata un’esperienza forte e per certi versi nuova.
Il Ccm e i pianificatori regionali hanno scontato l’impreparazione a trattare tematiche relativamente nuove per la nostra sanità, come il contrasto all’obesità o la prevenzione degli incidenti, che richiedono un cambio di prospettiva, in quanto si tratta di fenomeni che si generano fuori del sistema sanitario il quale, per prevenirli, deve coinvolgere altri settori della società.
Spesso, in sanità pubblica, la fase della progettazione viene sottovalutata o trascurata e non ci si dota degli strumenti di gestione che aiutano a guidare l’attuazione dei progetti. Per contro, il primo risultato del Piano è che si è iniziato a operare per progetti con obiettivi e attività tarati sulle singole realtà regionali. Questo emerge dall’esame degli avanzamenti che mostra livelli medio-alti per tutte le Regioni.
Un bilancio incoraggiante
Con la sua concezione articolata e la sua portata innovativa, il Piano rappresenta un’opportunità di attivare percorsi per attuare interventi efficaci nell’area della prevenzione e raggiungere obiettivi di salute comuni.
Le Regioni sono chiamate a sperimentarsi nella loro capacità ideativa, progettuale e realizzativa e in tutti i meccanismi che questa comporta: l’analisi realistica del contesto, il coinvolgimento attivo dei vari gruppi di interesse, la costruzione di reti intersettoriali, le interazioni tra i livelli istituzionali e quanti concretamente agiscono sul territorio per organizzare e far funzionare i servizi. A loro volta, ministero e Ccm si trovano a dover ripensare il proprio ruolo per gestire il coordinamento del Piano, portarlo al successo e farne una risorsa e un investimento per il sistema sanitario. I primi segnali di successo sono visibili sotto vari aspetti, ad esempio:
La conclusione del primo triennio permetterà, dopo aver superato una iniziale fase di inerzia, di muovere più speditamente verso gli obiettivi definiti dal Piano, coinvolgendo pienamente tutto il sistema sanitario con i suoi molteplici attori, siano essi strutture e professionisti che lavorano nel campo dell’organizzazione e della pianificazione o professionisti che operano nella diagnostica e nel trattamento. È questo quindi il momento di un rilancio del Piano della Prevenzione.
Per questo, Ccm e Regioni stanno lavorando alla proposta di rinnovo del Piano per il triennio 2008-2010, per un impegno che permetta di aggiornare gli obiettivi e le modalità di coordinamento, valutazione e gestione.