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resistenze agli antibiotici
Aspetti epidemiologici

Revisione a cura di Fortunato Paolo D'Ancona (reparto di Epidemiologia delle malattie infettive, Cnesps-Iss), Annalisa Pantosti (Mipi-Iss)

 

In Italia

 

22 gennaio 2015 - Secondo la sorveglianza dell’antibiotico-resistenza dell’Istituto superiore di sanità (Ar-Iss) coordinata dal Cnesps (Paolo D’Ancona) e dal Mipi (Annalisa Pantosti), in Italia la resistenza agli antibiotici si mantiene purtroppo tra le più elevate in Europa e quasi sempre al di sopra della media europea. Nel quadriennio 2010-2013 nelle specie Gram-negative si è osservato un trend prevalentemente in aumento. Questo incremento è relativo soprattutto ai fluorochinoloni, cefalosporine di terza generazione e aminoglicosidi in E. coli, K. pneumoniae. L’aumento è stato rilevato per Pseudomonas aeruginosa per piparacillina+tazobactam, ceftazidime, aminoglicosidi. Drammatico è stato l’aumento della resistenza ai carbapenemici in K. pneumoniae che in 6 anni è aumentata da meno dell’1% delle Klebsielle resistenti nel 2008 al 34% nel 2013.

 

I dati di resistenza per i patogeni Gram positivi sono invece tendenzialmente stabili, ma sempre elevati: in S.pneumoniae la non sensibilità alla penicillina (14% del 2013) è in leggero aumento rispetto gli anni precedenti mentre la resistenza ai macrolidi (25% nel 2013) è in leggero calo rispetto agli anni precedenti; in S.aureus la resistenza alla meticillina (36% nel 2013) è sostanzialmente stabile.

 

La sorveglianza ha confermato, inoltre, che i livelli di resistenza sono più alti al Centro e al Sud rispetto al Nord Italia, dato strettamente in relazione con il maggior consumo di antibiotici registrato in queste aree geografiche. I cambiamenti nei dati italiani vanno interpretati con cautela a causa della variabilità dei laboratori partecipanti che negli ultimi due anni includono un maggior numero di laboratori del Sud Italia.

 

Molti di questi dati sono contenuti nel rapporto “Antimicrobial resistance surveillance in Europe 2013” (pdf 16,8 Mb), pubblicato a novembre 2014 dallo European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc). Il documento presenta le informazioni raccolte dalla sorveglianza europea Ears-Net coordinata dall’Ecdc a cui l’Istituto superiore di sanità fornisce i dati italiani che provengono da circa 40 ospedali partecipanti alle reti Ar-Iss e Micronet.

 

Il rapporto fornisce i dati sulla resistenza agli antibiotici di sette patogeni invasivi, di grande importanza per la sanità pubblica (Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, Streptococcus pneumoniae, Staphylococcus aureus, Acinetobacter ed enterococchi) presentando per il 2013 le informazioni segnalate da 30 Paesi ma anche le analisi dei trend per il periodo 2010-2013. I dati italiani sono sintetizzati nella tabella a fondo pagina.

 

Di fronte all’aumentata resistenza ai carbapenemi, che sono gli antibiotici di ultima linea per le infezioni da patogeni multiresistenti, le alternative terapeutiche sono estremamente scarse. Una possibilità è rappresentata dall’utilizzo di colistina, un vecchio antibiotico con problemi di tossicità, verso il quale, però, i ceppi di K. pneumoniae stanno sviluppando resistenza. Per approfondire leggi l’articolo “Colistin resistance superimposed to endemic carbapenem-resistant Klebsiella pneumoniae: a rapidly evolving problem in Italy, November 2013 to April 2014” pubblicato su Eurosurveillance il 23 ottobre 2014.

 

Infine, nonostante i dati europei mostrino mostrano una riduzione della percentuale di Mrsa (Staphylococcus aureus resistente alla meticillina) tra il 2010 e il 2013 in tutti i Paesi Ue/See, nel 2013, 7 Paesi su 30 hanno segnalato percentuali di Mrsa superiori al 25% e in Italia questo valore ancora intorno al 36%.

 

 


Ultimo aggiornamento venerdi 4 novembre 2016