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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

resistenze agli antibiotici

Antibioticoresistenza in batteri zoonosici nell’uomo, animali e alimenti: la relazione Efsa-Ecdc 2013

Luca Busani, Caterina Graziani - dipartimento di Sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare, reparto di Epidemiologia veterinaria e analisi del rischio, Iss

 

6 giugno 2013 - L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc) hanno pubblicato il nuovo rapporto sulla resistenza agli antibiotici in batteri zoonosici isolati dall’uomo, dagli animali e dagli alimenti di origine animale (pdf 20 Mb). Nel report sono presentati i dati raccolti nel 2011 da 26 Stati membri e da 3 Stati Efta.

 

La resistenza agli antibiotici è un fenomeno adattativo operato dai batteri nel momento in cui vengono in contatto con gli antibiotici. La possibilità che la resistenza agli antibiotici sia trasmessa sia verticalmente alle generazioni batteriche successive, sia orizzontalmente, anche a batteri non correlati tra di loro, pone un grave problema di diffusione della resistenza ai diversi antibiotici nelle popolazioni batteriche. Questa situazione si è ulteriormente aggravata con la comparsa di patogeni multiresistenti (resistenti contemporaneamente a più antibiotici), riducendo drasticamente le possibilità di trattamento efficace per i soggetti con infezioni sostenute da questi batteri. Benché la causa principale di resistenza nei microrganismi che interessano l’uomo è l’uso degli antimicrobici in medicina umana, in comunità, in ospedale nonché in altre strutture di assistenza sanitaria, parte del problema è anche da imputare all’uso degli antimicrobici negli animali destinati alla produzione alimentare. Negli animali sono impiegate le stesse classi di antibiotici usati in medicina umana, pertanto gli animali possono trasmettere batteri resistenti agli stessi antibiotici usati per trattare le infezioni umane.

 

Il report congiunto Efsa/Ecdc è un documento che rientra nelle strategie di intervento per la gestione, il controllo e la prevenzione della resistenza antimicrobica e fornisce le informazioni scientifiche per impostare strategie di uso “prudente” degli antibiotici, al fine di preservare l’efficacia degli antibiotici e ridurre il rischio di insorgenza di resistenza.

 

In Italia, i dati della resistenza agli antibiotici nei batteri isolati da casi umani sono raccolti dalla sorveglianza Enter-net Italia coordinata dall’Istituto superiore di sanità, mentre i dati dagli animali sono raccolti dal Centro di referenza per l'antibioticoresitenza in batteri di origine animale (Crab), presso l'Istituto zooprofilattico sperimentale di Lazio e Toscana.

 

I risultati della sorveglianza

Dai dati presentati nel report emerge che la resistenza agli antibiotici negli isolati da casi umani di Salmonella è un fenomeno diffuso, anche se con proporzioni variabili tra stato e stato. In Italia questo fenomeno si presenta in modo rilevante, collocando il nostro Paese ai primi posti come frequenze di isolati resistenti.

 

Negli animali la resistenza agli antibiotici varia tra i diversi Paesi e tra le diverse specie animali, presentandosi particolarmente elevata negli isolati di Salmonella da tacchino. Questo rilievo è di particolare importanza considerando che in Italia l’allevamento del tacchino su scala industriale è una quota molto importante della zootecnia.

 

La resistenza in Campylobacter isolati da casi umani è risultata frequente, soprattutto nei confronti di antibiotici quali ampicillina, ciprofloxacina, acido nalidixico e tetracicline, mentre è ancora poco diffusa la resistenza all’eritromicina. Anche in questo caso, l’Italia si colloca con i Paesi che hanno i livelli più elevati di resistenza.

 

Considerando la situazione negli animali, gli isolati di Campylobacter da specie avicole, suini e bovini hanno evidenziato elevati livelli di resistenza, soprattutto a ciprofloxacina, acido nalidixico e tetracicline.

 

In generale, i dati presentati risentono ancora di difficoltà di armonizzazione nelle strategie di monitoraggio e nelle metodiche di determinazione della resistenza, rendendo talvolta difficile la lettura della situazione a livello generale. Sono però informazioni molto importanti se lette nel tempo nei vari Stati, dove l’armonizzazione delle informazioni raccolte è maggiore. Resta comunque l’evidenza della diffusione del fenomeno, che richiede attenzione e interventi per le implicazioni di sanità pubblica che presenta.

 

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