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Efficacia dello screening del colon-retto: i risultati di uno studio in Toscana

L'attivazione di programmi organizzati di screening oncologici di popolazione riduce la mortalitÓ per tumore. Lo sottolineano in particolare i risultati di uno studio sullo screening del colon-retto condotto in Toscana dall’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica di Firenze (Ispo). La ricerca Ŕ stata pubblicata sul Journal of the National Cancer Institute.

 

Diversi studi randomizzati hanno dimostrato l’efficacia del test del sangue occulto nelle feci per la riduzione della mortalitÓ per tumore colon-rettale. Tuttavia, l'impatto di un programma di screening di popolazione non era ancora mai stato oggetto di valutazione. Per questo, i ricercatori dell’Ispo hanno esaminato i tassi di mortalitÓ per tumore del colon-retto relativi al periodo 1985-2006 in due aree geografiche nelle Province di Firenze e Prato. Nelle due zone i programmi di screening per il carcinoma del colon-retto sono stati avviati in tempi diversi:  nell’area Empoli-Mugello nei primi anni Ottanta; nel resto delle province di Firenze e Prato, invece, nei primi mesi del 2000.

 

Nel complesso, tra il 1985 e il 2006, si Ŕ registrato un calo maggiore (13%) nella mortalitÓ per tumore del colon-retto nell’area Empoli-Mugello rispetto al resto delle Province di Firenze e Prato. Nell’area  Empoli-Mugello, dove sin dai primi anni Ottanta sono state sottoposte al test del sangue occulto fecale circa 17.500 persone ogni anno, si Ŕ riscontrato un calo annuale nel tasso di mortalitÓ per tumore del colon-retto del 2,7%. Nel resto delle Province di Firenze e Prato, dove il programma di screening Ŕ iniziato 15-20 anni pi¨ tardi, e dove a partire dal 2000 sono state sottoposte al test circa 38 mila persone, la riduzione annuale ammonta invece all’1,3%.

 

I risultati dello studio rafforzano quindi l'ipotesi che l'attivazione precoce di screening di popolazione per il carcinoma del colon-retto si associ a riduzioni significative della mortalitÓ.

 

Per i dettagli, consulta lo studio pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute.

 

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Ultimo aggiornamento martedi 1 aprile 2014
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