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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

streptococcus suis

Negli ultimi anni è aumentato il numero di casi segnalati di contagio nell'uomo di Streptococcus suis, un batterio che colpisce principalmente i maiali, ma occasionalmente anche altri animali, come cani, gatti e cavalli.

Non è chiaro però se l'incremento del numero dei casi corrisponda a una maggiore incidenza del fenomeno o solo a un migliore controllo da parte delle autorità sanitarie.

 

Alcuni indizi suggeriscono che lo Streptococcus suis, anche se non causa epidemie, potrebbe essere responsabile di molti casi isolati di meningite batterica nell'Asia sudorientale. Le persone colpite sono soprattutto allevatori di maiali, veterinari e macellai.

Il batterio si trasmette all'uomo per mezzo di ferite sulla pelle, ma si sospetta che sia possibile il contagio anche per ingestione o attraverso le mucose.

 

Il periodo di incubazione oscilla fra le poche ore e i tre giorni, dopo i quali compaiono sintomi come febbre, mal di testa, vomito, intolleranza alla luce e perdita di lucidità.

Fra le altre conseguenze dell'infezione si segnalano artrite, polmonite e sindrome da shock tossico. Quest'ultima può causare danni al fegato, ai reni e al sistema circolatorio.

 

Per accertare la presenza del batterio, basta un'analisi del sangue.

Una diagnosi precoce e un trattamento appropriato portano generalmente alla guarigione, mentre un ritardo può diminuire notevolmente le possibilità di sopravvivenza.

 

Per quanto riguarda invece la prevenzione, molto dipende dal monitoraggio e dal controllo sugli allevamenti di suini, oltre che dalla consapevolezza del rischio da parte delle categorie più esposte: chi ha ferite aperte dovrebbe maneggiare la carne cruda di maiale solo con i guanti, e utilizzare strumenti puliti.

Una cottura adeguata è essenziale: secondo le raccomandazioni dell'Oms, la temperatura interna della carne in cottura deve raggiungere almeno i 70 gradi.


 

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