Marta Ciofi degli Atti, Reparto malattie infettive, Cnesps,
Iss.
La varicella è frequente in tutto il mondo e in Italia si verificano
epidemie annuali, con incidenza massima in primavera. Il 90% dei casi
notificati riguarda bambini e ragazzi fino a 14 anni. I risultati del
sistema di sorveglianza sentinella Spes mostrano infatti che ogni anno
la varicella interessa il 5% circa della popolazione di questa fascia di
età. Questo corrisponde a una stima di circa 500.000 casi per anno, in
accordo con i risultati di studi relativi alla sottonotifica
dell’infezione, basati su dati di sieroprevalenza nella popolazione
generale e su modelli matematici. La fascia di età più colpita è quella
tra 1 e 4 anni. Anche se più rara, la varicella può colpire anche
ragazzi più grandi e adulti; in particolare, i dati di sieroprevalenza
mostrano che circa il 10% della popolazione tra 20 e 40 anni non ha
ancora contratto l’infezione, ed è quindi a rischio di ammalarsi.
In età pediatrica, la varicella è una malattia relativamente benigna; la
frequenza di complicanze stimata da uno studio italiano condotto negli
anni ’90 è infatti pari al 3,5%, mentre quella dei ricoveri è dello
0,9%. Vi sono inoltre studi internazionali che mostrano nei bambini una
frequenza di complicanze severe e di decessi rispettivamente di 8 e 2
casi ogni 100.000 malati (pari cioè allo 0,008% e 0,002%). La gravità
della malattia aumenta invece con l’età, e negli adulti la frequenza di
complicanze, ricoveri e decessi è stimata essere rispettivamente 7, 9 e
25 volte superiore rispetto ai bambini. Inoltre, la varicella può avere
un decorso particolarmente grave nelle persone immunodepresse di
qualsiasi età.
L’infezione può essere prevenuta con il vaccino costituito da virus vivo
attenuato, che alcuni Paesi, tra cui gli Usa, raccomandano per tutti i
bambini nel secondo anno di vita. L’efficacia della vaccinazione nei
bambini è stata stimata essere del 93% in un trial clinico controllato,
e del 73% circa in studi di campo. La vaccinazione, che come gli altri
vaccini vivi attenuati è controindicata negli individui con deficit
della risposta immune, va effettuata con una sola dose ai bambini tra 12
mesi e 12 anni, e con due dosi in chi ha più di 12 anni.
Modelli matematici internazionali e nazionali mostrano che la
vaccinazione su larga scala per i nuovi nati andrebbe attuata solo se si
possono raggiungere in tempi brevi coperture vaccinali superiori all’80%
in ogni coorte di nascita. In caso contrario si verificherebbero effetti
indesiderati, quali lo spostamento in avanti dell’età dei casi, con una
maggiore incidenza in età in cui la malattia è più grave.
La vaccinazione degli adolescenti, pur avendo un impatto modesto
sull’incidenza totale della malattia, consente invece di ridurre la
frequenza dei casi a maggior rischio di complicanze. Considerata la
maggior gravità della malattia all’aumentare dell’età, la vaccinazione
degli adulti suscettibili rappresenta un’azione prioritaria, soprattutto
per le persone che per motivi professionali hanno un maggior rischio di
acquisire l’infezione (come il personale scolastico) o trasmetterla a
persone in fragili condizioni di salute (come gli operatori sanitari).
Anche le donne in età fertile rappresentano un gruppo di popolazione per
cui la vaccinazione è particolarmente necessaria, perché l’infezione in
gravidanza può trasmettersi al feto causando una embriopatia, se la
varicella è stata acquisita nei primi due trimestri di gestazione, o una
forma grave di varicella del neonato se la madre ha avuto la malattia da
5 giorni prima a due giorni dopo il parto. In questo caso, la mortalità
del neonato può arrivare fino al 30%.
Inoltre, analogamente a quanto accade per altre malattie infettive, come
il morbillo o le meningiti meningococciche, è presumibile che anche chi
vive in comunità chiuse (caserme, carceri, collegi universitari ecc)
abbia un maggior rischio di contrarre l’infezione. A questo proposito
bisogna ricordare che, come il vaccino contro il morbillo, anche quello
contro la varicella è efficace nella profilassi post-esposizione, se
somministrato entro 3 giorni. Se si verifica un caso in una comunità
chiusa di adulti, è quindi opportuno vaccinare chi non ricorda di avere
avuto la varicella. L’anamnesi di mancata malattia, infatti, è
affidabile per identificare i suscettibili.