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discussione
varicella
Soddisfare i bisogni reali del bambino e della famiglia

Di Raffaele Arigliani e Milena Lo giudice
Il vaccino per la Varicella sta per essere immesso sul mercato. Come in ogni cosa della vita è ben difficile che il bene stia solo da una parte ed  il male interamente dall’altra, così anche questo nuovo vaccino è sicuramente una opportunità che pur tuttavia si accompagna a possibili problemi. Abbiamo rispetto a questo vaccino e alla relativa strategia da perseguire per la sua introduzione in Italia , delle certezze, degli interrogativi, delle istanze da sostenere.

Iniziamo dalle certezze:

  • Deve esserci univocità nelle informazioni che giungeranno all’ utenza dalle diverse agenzie accreditate come esperte all’ opinione pubblica: i Servizi di Igiene e Sanità Pubblica (ASL, servizi vaccinali, ISS, ecc…) e il mondo della Pediatria e particolarmente dei Pediatri di famiglia. Il passato ci ha ampiamente dimostrato (vedi vaccinazione per la pertosse con vaccino cellulare, vaccino antimorbillo, ecc…) che quando non vi era accordo sulla teoria e soprattutto sulla prassi vaccinale, le strategie vaccinali scelte , teoricamente efficaci , venivano smentite dalla realtà.

  • Questo vaccino è sicuro ed efficace per il singolo paziente che si vaccina. La sua vita oramai più che ventennale, l’esperienza americana degli ultimi anni, la letteratura univocamente, ce lo conferma.

  • Abbiamo oggi delle informazioni accurate e capillari sulla epidemiologia della varicella, in età pediatrica, in Italia. Di ciò dobbiamo ringraziare soprattutto il progetto SPES-pediatri sentinella (www.iss.spes.it) (attivo da oltre 2 anni, è realizzato grazie a una collaborazione via e-mail tra i pediatri di famiglia italiani e  l’ Istituto Superiore di Sanità). Questa rete di pediatri sentinella sarà fondamentale nel dirci cosa avverrà realmente dopo l’introduzione del vaccino. Potrebbe essere ulteriormente utilizzata per avere più dettagliate informazioni anche su altri aspetti della vaccinazioni (effetti collaterali, accettabilità, ecc…) e della malattia stessa.

Gli interrogativi

  • Immaginiamo, quali pediatri di famiglia , alcuni probabili scenari  al momento dell’ introduzione del vaccino. Alla riapertura delle scuole inizierà l’epidemia di varicella. Ogni qualvolta succede i familiari dei bambini compagni di scuola chiedono al pediatra se vi è un intervento sicuro ed efficace per evitare che il figliolo prenda la varicella , malattia che forse non fa eccessivamente paura alla maggioranza delle famiglie ma che da tutti è percepita come estremamente fastidiosa ( almeno  per il prurito e il disturbo che arreca al bambino  , per le possibili sequele cutanee, per la lunga assenza da scuola, per i problemi che crea all’organizzazione familiare, ecc…). Io pediatra di famiglia avrò l’obbligo deontologico di consigliare il vaccino , sicuro ed efficace, e mi sembra assai probabile che la richiesta di essere vaccinati si allargherà a macchia d’olio . Chi comprerà il vaccino e chi lo praticherà? E’ giusto che l’intero onere di ciò sia a carico delle famiglie?.

  • I pediatri di famiglia sono operativamente in condizione di vaccinare nel loro ambulatorio tutti i loro assistiti, che tra l’altro vengono visti periodicamente nei cosiddetti "bilanci di salute". Cadrebbero in questo modo alcune delle difficoltà operative che sono state evidenziate nelle discussioni cui abbiamo assistito e l’ offerta vaccinale potrebbe essere estesa a tutti i bambini che non hanno avuto la varicella. L’efficienza dell’intero sistema potrebbe essere facilmente e rapidamente monitorata proprio perché siamo a conoscenza degli assistiti di ogni pediatra, ulteriormente stratificabili per fasce d’età.

Le istanze
Diamo atto all’ ISS e ai vertici della Sanità pubblica di avere fino ad oggi coinvolto una rappresentanza qualificata della pediatria di famiglia italiana nei momenti di riflessione e discussione sulle strategie più opportune da tenere per questo nuovo vaccino. E’ stato già richiesto al Ministro Sirchia dal Presidente della Federazione Italina Medici Pediatri  Prof. Pierluigi Tucci  che, anche quando la discussione si sposterà in Consiglio Superiore di Sanità e poi nella Conferenza Stato Regioni per passare ad una fase conclusiva, sia data ai pediatri di famiglia la possibilità di dare il proprio fattivo contributo di conoscenze e di sensibilità.
Crediamo che sempre più dobbiamo avere coscienza che oggi il bisogno  di salute del bambino e della famiglia debba essere inteso secondo i dettami  dell’OMS (carta di Ottawa del 1986): guardare  il bambino e le sue possibili patologie come un insieme dinamico e flessibile,  in cui il biologico è strettamente connesso allo psico-sociale. La discussione sulla più opportuna strategia da adottare per questo nuovo vaccino ci sembra stia  anche diventando un’ occasione per confrontarci alla luce di questa sempre più forte sensibilità,  parlando e operando si pragmaticamente  ma ben radicati e coscienti della prospettiva bio-psico-sociale su cui leggere il senso stesso dell’ essere medici  e operatori di Sanità Pubblica.

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Ultimo aggiornamento lunedi 19 settembre 2011
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