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IGEA: un progetto per la gestione integrata del diabete

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Diabete: alcuni dati

Tra le malattie in crescita, il diabete è una delle patologie croniche a più larga diffusione in tutto il mondo e, con le sue complicanze, rappresenta un problema sanitario per le persone di tutte le età e di tutte le aree geografiche, con un più grave coinvolgimento, peraltro, delle classi economicamente e socialmente svantaggiate. Nel 2003, fra le persone di età compresa tra 20 e 79 anni, si stimava una prevalenza mondiale del 5,1%, che si prevede aumenterà fino al 6,3% nel 2025, coinvolgendo 333 milioni di persone in tutto il mondo, con un incremento pari al 24%.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che nel 2005 il 2% del totale delle morti nel mondo fosse da attribuire al diabete (circa 1.125.000), sottolineando come tale contributo alla mortalità generale fosse probabilmente sottostimato, dal momento che i decessi nei diabetici sono di solito attribuiti alle complicanze (cardiopatia, malattia renale ecc). Le malattie cardiovascolari, infatti, nei Paesi sviluppati causano fino al 65% di tutte le morti delle persone con diabete.

 

In Italia, i dati dell’annuario statistico ISTAT 2007 indicano che è diabetico il 4,6% della popolazione, pari a circa 2,7 milioni di persone (4,9% le donne e 4,4% gli uomini). La prevalenza standardizzata è aumentata dal 4,2% nel 2002 al 4,6% nel 2007. La diffusione della malattia aumenta con l’età fino a raggiungere il 17,6% nella fascia di età oltre ai 75 anni. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, l’area con la prevalenza più alta è il Mezzogiorno (5,6%), seguita dal Centro (4,4%) e dal Nord (4%).

 

Per quanto riguarda la qualità dell’assistenza alle persone con diabete, lo studio QUADRI ha mostrato che la situazione italiana è ancora lontana dall’aver raggiunto alti livelli di qualità. Per quanto concerne le complicanze del diabete, la maggioranza (76%) dei pazienti intervistati presenta almeno uno dei principali fattori di rischio (ipertensione, ipercolesterolemia e obesità) e il 42% ne ha almeno due. Circa una persona su cinque è stata ricoverata in ospedale nell’anno precedente l’intervista. Il 54% del campione sa di essere iperteso ma il 14% non è in terapia; il 44% ha riferito di avere il colesterolo alto ma il 26% non segue una terapia specifica. Inoltre, tra gli obesi, quasi tutti hanno ricevuto il consiglio di dimagrire ma poco più della metà sta facendo qualcosa per ridurre l’eccesso di peso. Il 25% degli intervistati fuma, valore sorprendentemente simile alla media di fumatori rilevato nella popolazione generale italiana, e quasi 1 su 3 dei pazienti intervistati è sedentario. Meno della metà dei diabetici intervistati ha fatto almeno una visita approfondita dal medico di medicina generale o dal diabetologo nell’ultimo semestre. Solo due persone intervistate su tre hanno mai sentito parlare dell’emoglobina glicata (HbA1c) e, fra questi, solo il 66% ha eseguito questo esame negli ultimi 4 mesi.

 

Il diabete è un esempio paradigmatico di malattia cronica, correlata a stili di vita, più diffusa tra i gruppi socialmente sfavoriti. Uno studio che ha analizzato i dati provenienti da indagini nazionali svolte in otto Paesi europei ha stimato un rischio di diabete nelle persone meno istruite mediamente superiore del 60%, con eccessi varianti dal 16% della Danimarca al 99% della Spagna. Anche in Italia le persone meno istruite (nessun titolo o licenza elementare) hanno maggiore probabilità di essere affette da diabete, rispetto a chi possiede un’istruzione più elevata, con un eccesso di rischio stimato pari a circa il 60%.

 

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I presupposti

Il progetto nasce dalla consapevolezza che il diabete, con le sue complicanze, rappresenta ancora un grave problema sanitario per le persone di tutte le età e di tutte le aree geografiche e, nonostante i miglioramenti terapeutici e assistenziali, è ancora grande la distanza tra la reale qualità dell’assistenza erogata e quanto raccomandato in sede scientifica. Questa consapevolezza ha indotto il Ministero della Salute, con il Piano Sanitario Nazionale 2003-2005, a impegnare fortemente il Servizio Sanitario Nazionale nei confronti di questa malattia. Le complicanze del diabete, in particolare, sono state tra le aree di intervento prioritarie previste dal Piano di Prevenzione 2004-2006 e dal successivo Piano Nazionale di Prevenzione 2005-2007 (allegato all’Intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005) che ha previsto la realizzazione di progetti regionali finalizzati, nel caso del diabete, a prevenirne le complicanze tramite l’adozione di programmi di “disease management” (gestione integrata della malattia).

Nel Settembre del 2006, inoltre, l’Italia, insieme a tutti i Paesi membri dell’Ufficio Europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ed all’Unione Europea, ha approvato una strategia complessiva contro le malattie non trasmissibili denominata “Gaining Health” (Guadagnare Salute) che, nell’ambito dell’assistenza alle malattie croniche incluso il diabete, punta al riorientamento dei servizi sanitari, grazie a modelli assistenziali adatti a prevenire le disabilità, alla deospedalizzazione e allo sviluppo delle cure primarie, e all’aumento delle competenze delle persone per l’autogestione della propria malattia.

 

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Gli obiettivi

Il disease management è oggi considerato lo strumento più indicato per migliorare l’assistenza delle persone con malattie croniche. Queste persone, infatti, hanno bisogno, oltre che di trattamenti efficaci, anche di continuità di assistenza, informazione e sostegno per raggiungere la massima autogestione possibile. Secondo l’OMS, per attuare un intervento di disease management è fondamentale:

Il Centro Nazionale per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (CCM) e l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) hanno predisposto, a partire dal 2006, il progetto IGEA che prevede la definizione della strategia complessiva dell’intervento e il coordinamento e il supporto ai progetti regionali. L’obiettivo generale del progetto è quello di ottimizzare i percorsi diagnostici e terapeutici, mettendo il paziente e non il sistema al centro dell’organizzazione assistenziale attraverso la realizzazione di un modello che:

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Le attività

Nell’ambito del progetto IGEA si sta, quindi, realizzando un insieme di azioni volte a favorire il miglioramento dell’assistenza al paziente diabetico.

 

Definizione dei requisiti minimi per la gestione integrata del diabete mellito di tipo 2 nell’adulto: documento di indirizzo

È stato messo a punto un documento d’indirizzo che definisce i requisiti minimi per la gestione integrata del diabete mellito, corredato di un sistema di indicatori. Le raccomandazioni sono state prodotte adottando il metodo GRADE (Grades of Recommendation Assessment, Development and Evaluation), che si basa su una valutazione sistematica delle prove di efficacia e sul bilancio tra rischi e benefici di questi interventi. Un gruppo di lavoro multidisciplinare, individuato dall’ISS, ha definito formalmente gli aspetti prioritari dell’assistenza alla persona con diabete mellito e formulato le relative raccomandazioni, sulla base di una revisione sistematica della letteratura. Il documento contiene informazioni e raccomandazioni che, ispirandosi al modello del disease management, mirano a favorire il miglioramento della qualità delle cure delle persone con diabete.

 

Definizione dei requisiti informativi per un sistema di gestione integrata del diabete mellito di tipo 2 nell’adulto: documento di indirizzo

Questo documento fornisce un inquadramento generale delle tematiche dei sistemi informativi necessari per sostenere il programma di gestione integrata nell’ambito del progetto IGEA. Un programma di gestione integrata per una patologia cronica come il diabete, non può correttamente operare, infatti, senza che sia stato contestualmente attivato un sistema informativo, all’interno del quale tutti gli attori coinvolti possono scambiarsi e condividere le informazioni essenziali alla realizzazione del programma secondo le necessità dell’assistenza e del governo clinico. Il documento è finalizzato a fornire il linguaggio di base e a definire il dominio applicativo dei sistemi informativi in questo contesto. In questo senso, può essere considerato come il quadro di riferimento per impostare l’armonizzazione tra le diverse esperienze regionali e la base per ulteriori futuri sviluppi all’interno del progetto IGEA.

 

Predisposizione di pacchetti formativi e di un piano di formazione rivolto ai medici di medicina generale e ai diabetologi. L’acquisizione di nozioni, linguaggio e atteggiamenti comuni è, infatti, una condizione necessaria per applicare con successo la gestione per percorsi assistenziali. Il piano di formazione vuole essere uno strumento a disposizione delle Regioni per l’implementazione della gestione integrata, attraverso l’attivazione di momenti di riflessione e formazione comuni tra gli operatori dei vari servizi e i gruppi portatori di interessi, orientati alla condivisione e alla valutazione delle nuove strategie operative.

 

Progettazione di una campagna di informazione e comunicazione sulla gestione integrata del diabete e sulla prevenzione delle complicanze che prevede la partecipazione attiva dei diversi interlocutori (pazienti giovani, adulti, operatori della rete dei servizi, associazioni di pazienti) per arrivare alla produzione di materiale informativo condiviso. A questo scopo, è stata condotta un’indagine qualitativa con focus group sui bisogni di informazione percepiti dai diversi gruppi coinvolti. L’indagine qualitativa si è posta l’obiettivo di: descrivere i bisogni di informazione dei pazienti diabetici e delle loro famiglie rispetto alla gestione integrata del diabete (rete dei servizi) e alla prevenzione attiva delle complicanze (cosa fare e quando); identificare le persone, gli strumenti e le modalità di diffusione delle informazioni.

 

È da sottolineare, infine, come un progetto nazionale sulla prevenzione delle complicanze del diabete possa contribuire a ridurre le disuguaglianze sociali. È diffusa la falsa percezione che il diabete, come altre malattie croniche, sia un problema soprattutto delle classi più agiate. Sono invece proprio le classi economicamente e socialmente svantaggiate a esserne più gravemente coinvolte. Le persone indigenti e meno istruite tendono ad avere comportamenti a rischio per diversi motivi: percorsi scolastici più brevi, maggiore stress psicosociale, scelta limitata dei modelli di consumo, accesso inadeguato alle cure e alla educazione sanitaria. Inoltre, hanno minore possibilità di sostituire comportamenti a rischio con abitudini più sane ma spesso più costose. L’OMS ha ricordato come un circolo vizioso leghi strettamente le malattie croniche alla povertà: il carico delle malattie croniche grava soprattutto sui poveri e d’altra parte, le malattie croniche possono portare individui e famiglie alla povertà e trascinarli in una spirale negativa di malattia e indigenza.

 

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Ultimo aggiornamento mercoledi 9 giugno 2010

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