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migranti e salute

Al via G-START, il nuovo progetto per il potenziamento del sistema di prima e seconda accoglienza per richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale

Maura Coia (Asl Roma 5), Rossella Celmi (Oim) e Angela Giusti (Iss)

 

29 novembre 2018 - Il 22 novembre 2018 si è svolto l’evento di lancio (kick off meeting) di G-START – Governance, Salute, Territorio, Accoglienza per Richiedenti Asilo e Titolari di Protezione, il progetto di obiettivo nazionale accoglienza/asilo per il potenziamento del sistema di prima e seconda accoglienza e tutela della salute promosso dal ministero degli Interni e dall’Unione europea sul Fondo asilo, migrazione e integrazione 2014-2020. Il progetto, di cui è capofila l’Azienda sanitaria locale Roma 5, prevede la partnership con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e l’Istituto superiore di sanità (Iss) per la costruzione di un modello di presa in carico e promozione della salute, con un focus specifico sulla vulnerabilità.

 

Alcuni dati sull’accoglienza in Italia

Secondo i dati del ministero dell’Interno, nel 2016 i migranti sbarcati sono stati 171.070, nel 2017 117.042 e al 27 novembre del 2018 23.009, con una diminuzione degli arrivi via mare del 87,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nonostante tale diminuzione, la significativa presenza sul territorio di Richiedenti e titolari di protezione internazionale (Rtpi) pone in evidenza la necessità di strutturare interventi coordinati e programmatici che garantiscano la tutela socio-sanitaria e favoriscano percorsi di inclusione. Le difficili condizioni del percorso migratorio hanno sempre maggiore incidenza sull’insorgenza di vulnerabilità nella popolazione migrante e si sommano agli effetti delle persecuzioni, delle violenze e delle situazioni di precarietà da cui spesso gli Rtpi fuggono. Di fronte a una popolazione giovane e tendenzialmente sana, gli effetti dati dal transito attraverso le rotte, dal passaggio e a volte dalla detenzione in Libia e dalla traversata del Mediterraneo, possono far insorgere vulnerabilità psico-sociali, situazioni che in alcuni casi possono essere aggravate in Italia dalla situazione di incertezza sul proprio status e dalle condizioni relative all’accoglienza. La relazione sulla tutela della salute dei migranti e della popolazione residente del 18 novembre 2017, a cura della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, sottolinea proprio la necessità di intervenire preventivamente e tempestivamente sulle vulnerabilità.

 

L’obiettivo del progetto

La finalità generale del progetto è garantire la tutela della salute e promuovere percorsi di prevenzione per i Richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale, con particolare attenzione ai casi di vulnerabilità psico-sociale, migliorando accesso, qualità, efficacia e continuità dell’assistenza socio-sanitaria degli stessi, e promuovendo il ruolo attivo dei Rtpi nell’accesso appropriato e consapevole ai servizi.

 

A tale scopo, G START mette in atto un modello sperimentale sviluppato dall’Azienda sanitaria locale Roma 5 per la governance territoriale dell’assistenza socio-sanitaria dei Rtpi, attraverso l’attivazione di strumenti di coordinamento (Tavolo salute e accoglienza - Tasac), una Comunità di Pratica (CdP) web-based, l’istituzione di servizi di identificazione/presa in carico delle vulnerabilità psico-sociali, la definizione/adozione standard assistenziali e protocolli, l’accesso facilitato degli Rtpi ai servizi di prevenzione Asl, la formazione del personale sanitario e degli operatori dell’accoglienza, l’adozione di strumenti di audit e valutazione dell’efficacia dei servizi, l’utilizzo di un sistema informatizzato di raccolta dati a garanzia della continuità assistenziale. L’impatto è atteso tanto sulla gestione dei servizi sanitari quanto sui singoli operatori socio-sanitari e dell’accoglienza, nonché sugli stessi Rtpi, innescando meccanismi con componente di sostenibilità che favoriscano l’esercizio effettivo del diritto alla salute.

 

Nei 70 Comuni dell’area dell’Asl Roma 5, i residenti di origine straniera sono 61.249, ovvero il 12,2% del totale e questo dato ha subito un incremento del 37% negli ultimi 5 anni. Nello stesso territorio si registra la presenza di 18 strutture di accoglienza (dato al 19 novembre 2018), che ospitano più di 600 Rtpi. Rispetto alle attività di assistenza, cura, prevenzione e promozione della salute rivolte agli/alle Rtpi, esistono in particolare alcune criticità. Da una ricerca condotta nel 2014 è emerso che tra i migranti che hanno usufruito dei servizi della Asl Roma 5, rispetto alla popolazione italiana, sono stati osservati tassi standardizzati più elevati di ricovero (77,0% vs 65,9%) e di accesso al Pronto Soccorso (386,2% vs 326,0%), accompagnati a una maggiore tariffa pro-capite sia nell’ambito dell’acuzie sia dell’emergenza. Mentre sono difficilmente reperibili altri dati specifici relativi all’accesso e alla qualità dei servizi socio-sanitari per Rtpi nell’area di riferimento, i dati disponibili sottolineano la necessità di intervenire in modo da rendere più efficace l’accesso ai servizi primari da parte della popolazione straniera, attraverso azioni combinate. In particolare, risulta necessario intervenire sulla fluidità dei meccanismi di governance territoriale, promuovendo un’offerta completa e culturalmente appropriata di servizi socio-sanitari, anche nelle strutture di accoglienza. Parallelamente, la formazione del personale sanitario a un approccio di tipo transculturale, utilizzando il supporto di mediatori linguistico-culturali, e degli operatori delle strutture di accoglienza all’identificazione tempestiva delle vulnerabilità consentirebbe maggiore fluidità nella comunicazione, tempestività dell’eventuale presa in carico delle vulnerabilità e strutturazione del follow-up, se necessario.

 

Infine, l’attivazione di processi di empowerment degli stessi/delle stesse Rtpi, in modo che acquisiscano maggiori conoscenze e consapevolezza sulle tematiche di salute e sull’importanza della prevenzione, nonché familiarizzino con i servizi offerti dal Ssn, consentirebbe di valorizzare quindi un enorme potenziale di prevenzione e cura tra pari che attualmente resta spesso non utilizzato.

 

L’attivazione di tali processi consentirebbe di superare molte delle barriere che attualmente ostacolano il pieno accesso dei/delle Rtpi ai servizi socio-sanitari. Un intervento competente e inclusivo nei servizi, con la promozione di forme strutturate di coordinamento tra accoglienza, salute e territorio, può costituire dei ponti di comunicazione che favoriscano l’esercizio effettivo del diritto alla salute e un accesso al sistema sanitario efficace, appropriato e in grado di tutelare sia la salute dei migranti che dell’intera popolazione.

 

Risorse utili

 

 


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