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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

La sorveglianza Passi

I dati Passi e gli screening oncologici

Carlo Naldoni - Coordinamento regionale programma di screening oncologici, Regione Emilia-Romagna

 

2 maggio 2013 - Il sistema di sorveglianza Passi si sta imponendo sempre di più come punto di riferimento per la valutazione degli interventi di sanità pubblica in Italia, perché consente la valutazione complessiva dei programmi e degli interventi realizzati e permette di verificarne con chiarezza l’accesso e questo dal punto di vista degli utenti. In particolare, l’utilizzo dei dati Passi nell’ambito dei programmi di screening è utile perché permette di valutare l’andamento dell’estensione, dell’adesione e dei percorsi eseguiti sia all’interno che al di fuori dei programmi.

 

Per questo motivo, già da qualche anno, l’Osservatorio Nazionale Screening (oltre alle Regioni) utilizzano i dati Passi come verifica ulteriore delle attività di screening in Italia e nelle varie Regioni.

 

Una particolare importanza assume la valutazione di aspetti particolari come quella dell’equità di accesso differenziandolo per caratteristiche socio-economiche e di istruzione degli aderenti o meno ai programmi organizzati. Lo stesso dicasi per le persone straniere presenti sul nostro territorio all’atto della rilevazione. I dati disponibili indicano chiaramente come l’adesione ai programmi riduca le disuguaglianze sociali a favore delle classi meno abbienti, con grado di istruzione più basso e provenienti da altri paesi favorendone l’accesso anche perché gli interventi sono completamente gratuiti in ogni fase del percorso. Tale situazione che si osserva, come si diceva, anche all’interno di alcuni gruppi della società, come gli stranieri (e in particolare per quelli provenienti da Paesi in via di sviluppo) e ciò consente una forte riduzione delle disuguaglianze di salute nel campo degli screening oncologici rispetto alla popolazione italiana, anche se non l’annulla.

 

Il dato riguarda tutti e tre i programmi di screening attualmente in atto nel nostro paese anche se è meno evidente per quello riguardante la cervice uterina per la comunque larga diffusione del pap test a livello di popolazione, dentro e fuori il programma e per lo screening colorettale attivo da pochi anni, mentre i dati a disposizione sull’accesso allo screening mammografico permettono di valutare con chiarezza il positivo effetto sulla riduzione delle disuguaglianze nella popolazione femminile interessata confermata peraltro anche da altri studi ad hoc recentemente eseguiti per esempio in Emilia-Romagna.

 

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