Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

La sorveglianza Passi

Lavorare insieme per uscire dalle difficoltà

Vincenza Cofini – Università de L’Aquila

 

21 marzo 2013 - Nel luglio 2009, quando è stato ideato Cometes, l’Università aquilana, con 9 Facoltà e 20.000 studenti, utilizzava l’atrio di un edificio ancora agibile per le questioni amministrative e diverse tende per l’attività didattica. L’Asl incominciava a disporre di strutture per quanto provvisorie, i medici ospedalieri lavoravano in tende o strutture mobili, i medici di base riorganizzavano i propri studi e ricontattavano i propri pazienti.

 

Come fare un’indagine in una comunità “fantasma”?

Per il sistema di sorveglianza Passi, per cui è sempre difficile contattare i cittadini, la situazione aquilana si presentava drammatica: come organizzare i contatti con i medici di base? Dove trovarli? Come contattare i cittadini che avevano cambiato casa? Con quale spirito intervistarli?

 

Sono state le prime domande che i professionisti della salute pubblica abruzzesi, mossi da una forte volontà di reagire, si sono posti e la partecipazione al progetto Cometes ha rappresentato l’occasione per contribuire alla ripresa della città. In coloro che erano più coinvolti emotivamente in un dramma così vivo, la partecipazione all’ideazione del progetto, forse, rappresentava inizialmente la fuga dal proprio dramma, l’occasione per ricominciare a sostenere la comunità con le capacità professionali paralizzate dal terremoto. La maggior parte dei cittadini viveva ormai sulla costa tirrenica, il centro storico de L’Aquila e quello dei comuni limitrofi erano inaccessibili; ovunque c’era pericolo perché era in corso il rilevamento dei danni.

 

La spinta verso un progetto ambizioso come Cometes è stata supportata dalla collaborazione del gruppo tecnico nazionale Passi e ciò ha reso possibile il progetto, ed in particolare, realizzare il campionamento e reperire i contatti, mettendo tutti in grado di contribuire, anche personalmente, al benessere di una comunità così pesantemente colpita.

 

Le istituzioni, fra luci e ombre, hanno messo a disposizione tutte le proprie forze per aiutare la scienza a fare qualcosa che avrebbe portato beneficio alla comunità. Il Comune de L’Aquila ha consentito l’utilizzo dei dati dell’iniziale censimento della cittadinanza aquilana, eseguito nelle ore successive al sisma. L’Università si è messa a disposizione, con i pochi mezzi che rimanevano, per organizzare il lavoro e mantenere i contatti sul posto.

 

L’Aquila come laboratorio di studio

Tra le diverse iniziative che si sviluppavano sul territorio, divenuto laboratorio di studio di valenza nazionale o internazionale, l’esperienza del sistema di sorveglianza Passi, ha giocato un ruolo, a mio avviso, importante. Come era facile attendersi, rispetto al lavoro di squadra, nel team Cometes la tensione si è fatta sentire più volte,  i dibattiti sono stati accesi, non poche le incomprensioni, soprattutto per problemi amministrativi e per la burocrazia che impedisce di lavorare efficacemente. Il buon senso e la professionalità hanno reso possibile il superamento delle difficoltà che sono via via emerse nel lavoro.

 

La molla fondamentale è stata l’idea di voler fare qualcosa di positivo per la propria comunità sofferente e di partecipare al processo di ricostruzione con i mezzi a propria disposizione. Abbiamo voluto che gli intervistatori potessero avere incentivi economici, ma alla fine non hanno rappresentato la principale motivazione.

 

A cosa è servito lo studio? Gli aspetti psicologici erano senza dubbio quelli più preoccupanti ma CoMeTes ha fatto conoscere la situazione aquilana dal punto di vista sanitario e dal punto di vista economico-sociale. Abbiamo dimostrato le capacità dei ricercatori e degli operatori di attivarsi onestamente per la propria gente e verificato quanto sia importante lavorare insieme, anche se da prospettive a volte molto diverse. Abbiamo dimostrato che esistono istituzioni serie anche a L’Aquila oltre il clima di luci e ombre che ha accompagnato l’intera drammatica esperienza.