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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

La sorveglianza Passi

La prevenzione degli incidenti stradali nel quadro del Piano nazionale della prevenzione

Maria Giuseppina Lecce - Ufficio II Direzione Generale Prevenzione, ministero della Salute

 

16 gennaio 2014 – La sanità pubblica può includere tra i suoi obiettivi quello di ridurre il numero di incidenti stradali e il numero di feriti sapendo che è solo uno degli attori coinvolti in questo campo? La sanità pubblica può “sottrarsi” da questa area di prevenzione solo perché non è di sua esclusiva competenza? I lavori del nuovo Piano nazionale della prevenzione (Pnp) non sono finiti, ma dalla sua strutturazione e dalle risposte date a tutti questi interrogativi dipenderà l’orientamento della sanità pubblica nei prossimi anni in tema di prevenzione degli incidenti stradali.

 

Il punto di partenza

Nel triennio 2005-2007, il Piano nazionale della prevenzione ha rappresentato, con la sua concezione articolata e la sua portata innovativa, un’opportunità concreta di attivare percorsi per realizzare interventi efficaci nell’area della prevenzione e raggiungere obiettivi di salute comuni. Da una parte le Regioni sono state chiamate a sperimentare la propria capacità ideativa, progettuale e realizzativa, dall’altra ministero della Salute e Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) hanno ripensato il proprio ruolo per gestire il coordinamento del Piano, portarlo al successo e farne una risorsa e un investimento per il sistema sanitario.

 

Dopo la fase di avvio, caratterizzata dalla progettazione regionale, il Pnp ha coinvolto pienamente tutto il sistema sanitario per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Molteplici gli attori: non solo strutture e professionisti che lavorano nel campo dell’organizzazione e della pianificazione, ma anche esperti che operano nella diagnostica e nel trattamento.

 

Pnp e sicurezza stradale

Sfida di un certo peso quella posta dal Pnp 2005-2007, ma gli interrogativi sollevati dagli operatori del territorio sono stati molteplici. Che strada seguire? Come creare sinergie sul territorio e rafforzare la multisettorialità dell’approccio? Come non alterare gli equilibri di leadership già esistenti? Come avocare a sé un ruolo diverso da quello ancillare in cui la salute si è sempre trovata in tema di prevenzione degli incidenti stradali?

 

Inizialmente numerosi progetti hanno lavorato sulle linee guida, con il ministero come capofila (vedi ad esempio i workshop tenuti a Roma nel 2008 e de l’Aquila nel 2007). In realtà si è poi trattato spesso di rendere organiche delle attività già presenti sul territorio.

 

Con il passare degli anni e via via che il tema della sicurezza stradale prendeva posto nella programmazione regionale, e nella quotidianità lavorativa dei dipartimenti di prevenzione, la progettazione Ccm e locale ha puntato a creare sinergie di intervento anche in sanità pubblica, lavorando per esempio in stretta connessione con la prevenzione e la promozione di corretti stili di vita (alcol, droghe e sedentarietà). Molte iniziative si focalizzano oggi sull’importanza dell’attività preventiva fin da bambini, ponendo l’accento sulla prevenzione in un contesto più generale di «ambiente e salute»: meno auto, meno sedentarietà, meno inquinamento, meno incidenti, più socialità, più benessere. La spinta a questo nuovo tipo di programmazione è sicuramente stata dettata anche dalla crisi economica ma sicuramente ha creato sinergie non negative.

 

Gli anni successivi, di transizione e di proroga (o come previsto nel Piano 2010-2012), sono stati utili per fare il punto sullo stato dell’arte e consolidare gli interventi precedentemente avviati. I traguardi da raggiungere, fissati dal Pnp, sono cambiati negli anni e le proposte per il nuovo Piano hanno come obiettivo quello di ridurre il numero di decessi e di ricoveri per incidenti stradali. Una scelta coraggiosa in cui la sanità pubblica, pur non essendo l’unico attore coinvolto nella prevenzione degli incidenti stradali, gioca un ruolo attivo. Educare le persone a rispettare la propria e quella altrui attraverso comportamenti e stili di vita corretti è compito della sanità. Diventa dunque essenziale che gli operatori insistano su temi come la promozione di corretti stili di vita (alcol e guida, droghe e guida, ecc) e l’inappropriato uso di farmaci che alterano lo stato psicofisico (capitolo in divenire, che richiederà sempre più attenzione visto l’allungarsi dell’età dei guidatori spesso trattati con politerapie). È noto che i tre fattori coinvolti nell’evento “incidente stradale” sono l’uomo, la macchina e l’ambiente. Su macchina e ambiente la sanità pubblica può svolgere un importantissimo ruolo di advocacy, per esempio, con la georeferenziazione (localizzazione) degli incidenti o analizzando la gravità degli incidenti rispetto alla strada o al luogo dove avvengono.

 

È necessario dunque essere consapevoli delle dimensioni del problema, avere uno sguardo d’insieme sul tema degli incidenti e la visione generale deve averla proprio il settore sanitario. Insomma è fondamentale lavorare sui dati, conoscerli e saperli interpretare. 

 

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