Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

La sorveglianza Passi

 

 

Importanza per la salute

 

29 novembre 2018 - La salute mentale è una componente essenziale del benessere dell’individuo e della comunità, ragion per cui i disturbi mentali, specialmente negli adulti più anziani, devono essere riconosciuti e trattati con la stessa priorità attribuita ai disturbi fisici. La depressione maggiore è una delle patologie più rilevanti in termini di spesa sanitaria e, secondo le previsioni, sarà la più “onerosa” entro il 2030 (1). In particolare, oltre i 65 anni di età, essa si associa a disabilità, aumento della mortalità ed esiti di salute sfavorevoli.

 

La maggior parte dei medici, durante la pratica quotidiana, entra in contatto con pazienti anziani che presentano sintomi depressivi; tuttavia, sebbene il trattamento previsto sia efficace quanto negli adulti, si tratta di una condizione spesso sottostimata e poco trattata, con conseguenze rilevanti. Secondo i dati dell'Oms, in proporzione, più persone di età superiore a 65 anni si suicidano rispetto a coloro che appartengono ad altre fasce d’età e, nella maggior parte dei casi, si tratta di persone affette da depressione maggiore. Inoltre, le persone anziane hanno più probabilità di morire nel corso di un tentativo suicidario; coloro che sopravvivono presentano infine una prognosi peggiore (2). Le persone con 65 anni e più rappresentano 1/3 dei suicidi in Italia.

 

Il disturbo depressivo maggiore si presenta con tono dell’umore particolarmente basso per un periodo lungo, sofferenza psicologica, fatica nel prendersi cura del proprio aspetto e della propria igiene, riduzione e peggioramento delle relazioni sociali, tendenza all’isolamento, difficoltà sul lavoro o a scuola, peggioramento del rendimento. I sintomi più frequenti sono: stato d’animo di tristezza, abbattimento; perdita di piacere e interesse; cambiamenti nell’appetito; disturbi del sonno; agitazione, irrequietezza o al contrario rallentamento; riduzione dell’energia, facile stanchezza e spossatezza; senso di valere poco, senso di colpa eccessivo; difficoltà di concentrazione, incapacità di pensare lucidamente; pensieri ricorrenti che non vale la pena di vivere o pensieri di morte e di suicidio.

 

Nella maggior parte dei casi è causata da una combinazione di fattori genetici, biologici, ambientali, sociali e psicologici. Risulta associata ad altri problemi di salute mentale (come il disturbo d’ansia e quello da stress post traumatico), a malattie (come le cardiovascolari, l’ictus, il morbo di Parkinson), a comportamenti nocivi (come la sedentarietà e l’abuso di alcol), a fattori socio-demografici (come la povertà, la mancanza di lavoro, il genere femminile) e a fattori ambientali (come i disastri naturali o causati dall’uomo). La depressione è più comune nelle persone con malattie croniche, come quelle neoplastiche, o con limitazioni funzionali (3).

 

Essa riveste un ruolo importante nell’impatto delle patologie croniche sulla salute dell’individuo, sia in termini di diagnosi che di decorso ed esito; non a caso, è una patologia frequente tra i più anziani, perché la maggioranza di essi ha almeno una malattia cronica e la metà ne ha più di una.

 

La prevalenza di sintomi depressivi aumenta in presenza di disturbi neurologici, come la demenza senile e la malattia di Parkinson, nonché di patologie sistemiche, come il diabete mellito e le malattie cardiovascolari. Nella malattia di Alzheimer la prevalenza media di depressione è pari al 30%; tuttavia, a seconda delle stime considerate, tale dato varia dallo 0% all'86%, riflettendo la difficoltà associata alla definizione e alla diagnosi di depressione in pazienti con demenza associata (4).

 

La depressione tra le persone anziane è, dunque, un problema di salute molto serio, che si associa ad angoscia e sofferenza e può portare al deteriorarsi delle funzioni fisiche, mentali e delle relazioni sociali. La presenza di sintomi depressivi fa peggiorare il decorso e complica il trattamento delle malattie croniche, provoca l’aumento del ricorso a visite mediche e al Pronto Soccorso, ma anche del consumo di farmaci e della durata dei ricoveri ospedalieri.

 

Il contesto internazionale e nazionale

A livello mondiale, nella popolazione di età superiore ai 60 anni si stima una prevalenza del 15% di problemi legati alla salute mentale; inoltre, nella stessa fascia d’età, le patologie psichiatriche e quelle neurologiche sono responsabili del 17,4% del totale degli anni vissuti in condizioni di disabilità (Years Lived with Disability, YLDs). Le patologie più frequenti sono la demenza e la depressione, con prevalenze rispettivamente del 5% e del 7% (5).

 

Gli anziani che soffrono di depressione costituiscono un gruppo eterogeneo con una notevole varietà di sintomi, in uno spettro complesso che va dal disturbo dell’umore alla depressione maggiore. Secondo studi recenti, nei soggetti di età superiore ai 75 anni la prevalenza di depressione va dal 4,6% al 9,3% (6), mentre i sintomi depressivi sono presenti in una percentuale di casi che va dal 4,5% al 37,4%.

 

In Italia i dati di prevalenza dei disturbi mentali negli ultra 65enni sono stati raccolti nell’ambito del progetto europeo Esemed (European Study on the Epidemiology of Mental Disorders) (7). I risultati indicano che l’8,1% degli anziani ha soddisfatto i criteri diagnostici per almeno un disturbo mentale nel corso della vita. In particolare, i disturbi depressivi presentano una prevalenza del 4,5%, superiore alle altre fasce d’età.

 

Come Passi d’Argento misura la depressione

Nelle indagini di popolazione, uno degli strumenti più utilizzati è il Patient Health Questionnaire che, nella versione completa (PHQ-9), è composto da nove domande con cui è possibile individuare la presenza di episodio depressivo maggiore con buona sensibilità e specificità, una validità che si ottiene anche con una versione a 8 domande (PHQ-8).

 

Passi d’Argento utilizza una versione ridotta, il PHQ-2, che include solo le prime due domande relative ai sintomi di umore depresso e perdita di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività(8).

Nella sorveglianza di popolazione, il PHQ-2 è più accettabile e sostenibile rispetto ad altri test e, sebbene sovrastimi la prevalenza di depressione, è in grado di apprezzare le differenze tra gruppi a maggior rischio, le differenze territoriali e i trend temporali.

 

Cosa dicono i dati Passi d’Argento

Secondo i dati raccolti dalla Sorveglianza Passi d’Argento, una maggiore prevalenza di disturbi depressivi si associa ad alcune caratteristiche demografiche. In particolare, si evidenzia una maggiore prevalenza tra le donne. I disturbi depressivi si associano, inoltre, a un peggiore stato di salute, alla riduzione dell’autonomia e alle difficoltà economiche.

 

Politiche di prevenzione della depressione

Occorre pensare alla depressione come a una condizione prevenibile e, qualora già presente, trattabile e risolvibile. Essa non deve, pertanto, essere considerata una componente normale dell’invecchiamento. Spesso i disturbi depressivi negli anziani sono sottovalutati e non vengono riconosciuti come problema di salute. Si corre perciò il rischio di un trattamento inadeguato.

 

È raccomandato che gli operatori sanitari ricerchino la presenza di sintomi depressivi, tanto più se l’assistito presenta malattie croniche o altri fattori di rischio. In questo senso, sarebbe necessario promuovere e sostenere l’attenzione degli operatori e della comunità su questi temi perché chi è affetto da depressione possa giovare delle informazioni e del supporto utili a risolvere il problema (9).

 

Il Mental Health Action Plan 2013-20 (10) dell’Oms auspica azioni più incisive per la prevenzione dei disturbi mentali e la promozione della salute mentale. Secondo il Piano è di vitale importanza che nell’ambito delle politiche sanitarie, programmi e interventi siano focalizzati non solo su come affrontare le situazioni più gravi (in particolare depressione maggiore, disturbi bipolari e schizofrenia) ma anche su come proteggere e promuovere il benessere mentale di tutti i cittadini. In quest’ottica, i servizi territoriali per persone con sintomi di depressione devono essere presenti e facilmente accessibili.

 

L'Oms ha condotto una campagna globale sulla depressione. L'obiettivo della campagna è che più persone con depressione (“The black dog”), ovunque nel mondo, cerchino e ricevano aiuto.

 

Risorse utili

  1. Rodda J, Walker Z, Carter J. Depression in older adults. BMJ. 2011 Sep 28;343:d5219. doi: 10.1136/bmj.d5219.
  2. Manthorpe J, Iliffe S. Suicide in later life: public health and practitioner perspectives. Int J Geriatr Psychiatry 2010;25:1230-8.
  3. Chapman DP, Perry GS, Strine TW. The vital link between chronic disease and depressive disorders. Prev Chronic Dis. 2005 Jan;2(1):A14.
  4. Even C, Weintraub D. Case for and against specificity of depression in Alzheimer's disease. Psychiatry Clin Neurosci 2010; 64(4):358-366
  5. WHO, Mental health of older adults, December 2017 http://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/mental-health-of-older-adults
  6. Meeks TW, Vahia IV, Lavretsky H, Kulkarni G, Jeste DV. A tune in “a minor” can “b major”: a review of epidemiology, illness course, and public health implications of subthreshold depression in older adults. J Affect Disord 2011;129:126-42
  7. De Girolamo G. et al “Prevalenza dei disturbi mentali comuni in Italia, fattori di rischio, stato di salute ed uso dei servizi sanitari. Il progetto ESEMeD – WMH” Epidemiologia e Psichiatria Sociale, Suppl al n.4 vol 14, ottobre-dicembre 2005.
  8. D’Argenio P, Minardi V, Mirante N. Confronto tra due test per la sorveglianza dei sintomi depressivi nella popolazione. Inserto BEN Notiziario ISS. 2013 Gen; 26 (1):i-iii.
  9. World Health Organization Mental Health Gap Action Programme (mhGAP). Geneva; 2017 https://www.who.int/mental_health/mhgap/en/
  10. World Health Organization Mental health action plan 2013-2020. Geneva, 2013 https://www.who.int/mental_health/action_plan_2013/en/

 

Indicatori Passi d’Argento: sintomi di depressione

 

Definizioni operative

 

Persona con sintomi di depressione è una persona che nelle due settimane prima dell’intervista ha sperimentato sintomi di umore depresso e/o di anedonia (perdita di interesse nelle attività della vita di tutti i giorni) in modo duraturo.

In base alla durata, in giorni, dei sintomi, viene assegnato un punteggio. Quando la somma dei due punteggi è uguale o superiore a 3, la persona viene considerata affetta da sintomi depressivi.

 

 

Durata in giorni

Punteggio

Umore depresso

Anedonia

0 - 1

0

0

2 - 6

1

1

7 - 11

2

2

12 - 14

3

3

 

Consulta anche le informazioni generali con le caratteristiche degli indicatori Passi d’Argento e gli approfondimenti dedicati

 

Scheda indicatore: prevalenza di persone con sintomi di depressione

 

Popolazione di riferimento

Persone con 65 anni e più, residenti in un Comune della Asl e iscritte all’anagrafe assistiti della Asl.

Numeratore

Rispondenti, con 65 anni e più, che riferiscono di aver sperimentato, nelle ultime due settimane, sintomi di umore depresso e/o anedonia in modo duraturo (per il significato di “duraturo” vedi tabella nella pagina sulla definizione).

Denominatore

Intervistati, con 65 anni e più, che rispondono a entrambe le domande riguardanti i sintomi di umore depresso e anedonia, riferendo il numero di giorni in cui hanno eventualmente sperimentato questi sintomi. Chi risponde “non so” viene equiparato a chi risponde “nessuno”, mentre i valori mancanti sono esclusi dall'analisi.

Misure di frequenza

Prevalenza annuale, con intervalli di confidenza al 95%.

Intervallo temporale di riferimento per la definizione di caso

Due settimane precedenti l’intervista.

Significato per la salute pubblica

Adottando un'appropriata soglia di punteggio (≥3), il Phq-2, consente di individuare le persone con possibile disturbo depressivo, misurare la prevalenza di questa condizione, l’associazione con determinanti sociali, patologie croniche e rischi comportamentali, l’eventuale incremento a seguito di eventi imprevisti, come disastri naturali. Consente inoltre di valutare quanto è compromessa la qualità della vita legata alla salute, a causa dei sintomi fondamentali della depressione.

Limiti dell’indicatore

Rispetto ai test più complessi, compreso quello da cui è derivato (Phq-9), il Phq2 è semplice da somministrare, accettabile e ha una buona riproducibilità e capacità di cogliere i cambiamenti, tuttavia risulta meno affidabile. Esso non consente di fare diagnosi di depressione.

In contesti clinici è raccomandato come test di screening, nel caso sia accessibile, per le persone che risultano positive, un secondo livello diagnostico di approfondimento.

Validità dell’indicatore

Confrontato con la diagnosi di disturbo depressivo maggiore, il test mostra una sensibilità generalmente attorno a 80% ed una specificità attorno al 90%.

Poiché la depressione maggiore, nella popolazione generale, non ha una frequenza elevata, il numero di rispondenti falsi positivi è alto.

Di conseguenza, la prevalenza di sintomi depressivi stimata dal Passi risulta più elevata rispetto alla prevalenza di disturbo depressivo maggiore.

Tuttavia i trend, le differenze tra gruppi della popolazione, e quelle geografiche anche rilevate con il Phq2 poiché riguardano analisi comparative sono oltre che altamente informative anche sufficientemente solide.

 

Pubblicazioni nazionali

 

Report nazionale

 

Pubblicazioni locali

 

Report nazionale

In questa pagina sono elencate le pubblicazioni locali dedicate esclusivamente all'abitudine alla depressione. Dati sul tema sono però disponibili anche all’interno delle pubblicazioni nazionali e locali che riassumono i risultati delle indagini della sorveglianza.

 

Indagine 2012

 

Lazio

Regionali

 

 


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