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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

La sorveglianza Passi

Le diseguaglianze pesano sulla salute

5 aprile 2012 - Nonostante i grandi progressi registrati negli ultimi decenni nello stato di salute della popolazione, restano ancora ampie le diseguaglianze di salute tra le classi sociali più svantaggiate e quelle benestanti. È su queste differenze che si è concentrato il rapporto “Diseguaglianze sociali e salute” (pdf 880 kb). Il documento, presentato nell’ambito della seconda giornata di lavori del I workshop 2012 (pdf 25 kb) del Coordinamento nazionale Passi, illustra i risultati di una nuova analisi dei dati prodotti dalla sorveglianza Passi su oltre 98 mila persone intervistate nel triennio 2007-09.

 

Lo svantaggio fa ammalare

Il titolo di studio e le difficoltà economiche percepite sono le “dimensioni sociali” rilevati da Passi. I risultati mostrano chiaramente come le disuguaglianze sociali, misurate attraverso questi indicatori, si riflettano sia  sullo stato di salute che sui fattori di rischio e gli stili di vita connessi alla salute e perfino sull’adesione ai programmi di screening offerti dalle Asl per la prevenzione dei tumori (mammella, cervice uterina e colon-retto).

 

Basta osservare i dati sulla prevalenza dei sintomi depressivi: tra le persone più istruite è del 3,2% negli uomini e del 6,4% nelle donne, mentre tra quelle con il più basso grado di istruzione, i valori sono più che doppi (7,7% e 17,2%, rispettivamente per uomini e donne). E ancora più ampia è la forbice se si scompone la popolazione per difficoltà economiche: se dichiara di soffrire di sintomi depressivi il 3,1% degli uomini e il 7,1% delle donne tra coloro che non hanno difficoltà economiche, la prevalenza sale rispettivamente al 14,3% e al 22% in chi ha maggiori difficoltà.

 

Ma non è che uno degli esempi; chi sta in alto nella piramide sociale si sente anche più in salute: lo dichiarano il 79,9% degli uomini e il 75,4% delle donne tra i laureati rispetto ai meno istruiti (45,8% e 34,1% rispettivamente), e lo dichiarano anche il 78% degli uomini e il  70% delle donne senza difficoltà economiche rispetto a chi ne ha molte (51% e 45% rispettivamente).

 

E non a torto: le patologie indagate dal rapporto sono effettivamente meno diffuse nelle classi più agiate.

 

Il diabete è presente tra i laureati nel 5% degli uomini e nel 2% delle donne  rispetto al 16% degli uomini e 14% delle donne con licenza elementare o nessun titolo di studio. Le malattie respiratorie croniche sono presenti in circa il 6% della popolazione a più alto reddito ma questa prevalenza raddoppia fra i più poveri. In generale, il 14% degli uomini e l’11% delle donne più colte dichiarano di avere almeno una malattia cronica, a fronte del 40% e del 36%, di uomini e donne rispettivamente, con un più basso livello di istruzione.

 

Prevenzione carente

Di certo a contribuire alle differenze nello stato di salute è anche la maggiore diffusione di scorretti stili di vita e la più scarsa adesione a strategie di prevenzione nelle classi socialmente più svantaggiate.

Fra i laureati è sedentario il 22% degli uomini e il 24% delle donne, a fronte di un 35% degli uomini e 40% delle donne con licenza elementare o nessun titolo di studio. Fuma il 27% degli uomini e il 21% delle donne più ricche a fronte del 40% e il 32% di uomini e donne più povere. E anche l’adesione ai programmi organizzati di screening è più alta tra le classi agiate.

 

Il divario Nord-Sud

Le differenze geografiche (il gradiente Nord-Sud) esercitano un effetto moltiplicatore sulle diseguaglianze sociali e dunque sullo stato di salute. Basti pensare che una donna che vive al Sud ha la metà delle probabilità di sottoporsi a una mammografia di screening rispetto a una donna di pari età e stesso livello socioeconomico, ma residente al Centro-Nord del Paese.

 

Le presentazioni

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