Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

La sorveglianza Passi

Sorvegliare e utilizzare le informazioni raccolte: altrimenti non serve a niente

Alba Carola Finarelli - assessorato Politiche per la salute, Regione Emilia-Romagna

 

 

14 gennaio 2010 - La sala dell’auditorium era piena: una buona risposta di pubblico per il convegno che ha cercato di unire sorveglianza e buone pratiche. A Bologna, il 3 dicembre 2009, si è tenuto il seminario “Guadagnare salute in Emilia-Romagna: dalla sorveglianza alle buone pratiche”, occasione per fare un consuntivo sia del lavoro di sorveglianza, sia dei progetti sugli stili di vita realizzati finora e da portare avanti. È stato fatto, inoltre, un accenno alle prospettive future, il tutto in un momento in cui, non ancora approvato, aleggiava nell’aria il Patto per la salute 2010-2012.

 

Impiegare i dati delle sorveglianze nel lavoro effettivo è ciò a cui, in Regione, teniamo di più, perché sorvegliare per poi non agire non serve a niente. In quest’ottica, già la manifestazione di Napoli del 24-25 settembre 2009 è stata un’occasione ghiotta per fare il punto della situazione e mettere a regime, in una sorta di coordinamento, i tanti lavori in essere, incorniciarli ed evidenziare le sinergie.

 

L’appuntamento di Bologna è stato anche il pretesto per parlare delle “famiglie” Passi, per ricondurre all’unitarietà le diverse sorveglianze e per capire meglio come rendere sistema i dati, utilizzandoli in modo integrato e diffonderli in maniera efficace.

 

Nella nostra Regione è stato portato avanti un lavoro sull’uso integrato dei dati, impiegando i dati Passi in diversi ambiti (dalla circolare sull’influenza ai dati di sorveglianza delle survey degli screening, da tutto il tema degli stili di vita in cui ogni volta consideriamo tutti i flussi informativi – anche la multiscopo – alle vaccinazioni). In ogni campo l’intento è quello di analizzare i dati con altri indicatori desunti da flussi già in essere, anche di carattere amministrativo, in modo da ottenere un’immagine più completa del fenomeno, guardandolo da più angolature.

 

Durante il seminario, è emerso che ormai il Passi è conosciuto molto bene dalle Aziende sanitarie e anche dai direttori generali che li utilizzano anche nel bilancio di missione annuale; con tutti i suoi pregi, oltre che i limiti noti, è patrimonio ormai di tutto il sistema sanitario e non solo dei dipartimenti di prevenzione.

 

Il nuovo Piano di prevenzione regionale avrà sicuramente una sezione dedicata alla sorveglianza che valorizzerà l’interrelazione tra i diversi sistemi informativi, confermerà la necessità di garantire continuità alle sorveglianze attive, e favorirà la partecipazione a nuove sperimentazioni, come Passi d’Argento e HBSC e GYTS.

 

Dal prototipo alla linea di produzione: l’applicazione di buone pratiche

Numerosi gli esempi di buone pratiche presentati nella seconda parte del seminario: l’Emilia-Romagna dimostra di avere avviato molte esperienze in questo senso. Tuttavia, è bene sottolineare l’importanza di adottare un atteggiamento scrupoloso quando si è chiamati a individuare le esperienze e le soluzioni più fattibili ed efficaci, gradite e diffusibili. Quindi, non più solo progetti da premiare ma - una volta che si sa che una determinata iniziativa funziona e dà luogo a buoni risultati – occorre favorire un vero e proprio passaggio dalla messa a punto del prototipo all’avvio della linea di produzione. Su questo bisogna fare ancora molti passi avanti.

 

Sono stati presentati e premiati i progetti censiti dal Formez: uno di questi, illustrato da Alberto Tripodi (dipartimento di Sanità pubblica, Ausl Modena), è sulla promozione di una regolare attività fisica e di una sana alimentazione a partire dall’infanzia.

 

Altri interventi presentati nella giornata rappresentano esperienze particolari che necessitano, per la loro applicazione e diffusione, di un grosso impegno. Uno di questi, illustrato da Augusta Albertini dell’Università di Ferrara, riguarda l’attivazione di una rete locale culturalmente competente in etno-nutrizione. Si tratta di un impegno che deve essere fortemente contestualizzato. Ogni etnia ha la propria cultura (basti pensare che il 30% dei nuovi nati in Emilia-Romagna ha genitori stranieri) e la valorizzazione all’interno di una comunità comporta problemi che variano da zona a zona. Si tratta di problematiche che ampliano i nostri orizzonti e che è bene vengano affrontate a livello locale dando un contributo a chi si occupa prioritariamente di assistenza  agli immigrati.

 

I colleghi della Ausl di Reggio Emilia che si occupano di alcol e tabagismo hanno, infine, presentato altri due progetti sperimentali realizzati, rispettivamente, a Correggio e a Scandiano. Un’esperienza molto utile per far conoscere esperienze effettuate da operatori di altri settori; Guadagnare salute permette, infatti, di mettere insieme gruppi di persone che fanno capo a strutture organizzative diverse (il dipartimento di Sanità pubblica e il dipartimento di Salute mentale e dipendenze patologiche della nostra Regione).

 

Oltre al tema della sorveglianza, in occasione del seminario del 3 dicembre 2009, la Regione ha delineato quello che ci aspetta nel prossimo futuro, anticipando che, pur non essendo ancora approvato il Piano nazionale di prevenzione, l’intenzione è quella di cominciare il lavoro già dai primi mesi del 2010, con un percorso condiviso, che cementi sorveglianza e lavoro quotidiano, e che porti a regime le esperienze valutate positivamente come buone pratiche. L’idea è quella di confermare le linee di lavoro già consolidate, come gli screening, le vaccinazioni, i temi della sicurezza  - stradali, domestica e sul lavoro – e contemporaneamente portare a sistema gli interventi sugli stili di vita, le malattie croniche (in particolare sul cardiovascolare e il diabete) e affrontare con più incisività le tematiche legate ad ambiente e salute.