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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

La sorveglianza Passi

Monitoraggio dell’adesione all’obbligo di indossare le cinture di sicurezza

Sintesi a cura dello staff redazionale Passi da: Seat belt use among rear passengers: validity of self-reported versus observational measures*

 

L’uso della cintura di sicurezza in auto può essere misurato come abitudine riferita, tramite interviste o questionari. Oppure come uso, tramite osservazioni dirette in strada.

 

Le prevalenze che si ottengono riguardano fenomeni diversi, ma entrambe servono a monitorare l’adesione alle raccomandazioni e il rispetto della legge.

 

Cinture anteriori

Per valutare l’effetto della legislazione sull’obbligo di indossare le cinture in auto e verificare l’efficacia delle politiche indirizzate a promuoverne l’uso è essenziale misurare correttamente il loro uso corrente. La prevalenza d’uso è stimata generalmente mediante osservazione diretta e indagini basate su interviste. Entrambi i metodi hanno i propri limiti. Da un lato gli studi osservazionali sono dispendiosi, basati su osservazioni una tantum, e non possono accertare l’uso delle cinture in veicoli con vetri oscurati, per menzionare alcuni dei punti di debolezza.

 

D’altro canto, le misure basate su dati autoriferiti non sono affidabili perché i rispondenti tendono a sovrariportare l’uso della cintura, soprattutto quando è obbligatorio (1, 2).

 

La validità delle stime dell’uso delle cinture basate su dati auto-riferiti è stata valutata confrontando queste stime con quelle tratte da studi osservazionali considerate il "gold standard" (3). I confronti sono stati effettuati a "livello individuale" e a "livello di comunità". Nel primo caso la coerenza tra uso delle cinture osservato e uso autoriferito è stata esaminata intervistando un campione di soggetti, precedentemente posti sotto osservazione (2, 4).

 

Nel secondo caso, grandi campioni di individui appartenenti alla stessa collettività erano osservati e intervistati, senza che le due rilevazioni si riferissero necessariamente agli stessi individui (3). Questi studi hanno mostrato che i tassi autoriferiti erano più elevati per le donne e che le prevalenze basate su dati da diretta osservazione erano sempre più elevate di quelle tratte da dati autoriferiti: fino al doppio delle prime (2, 3, 5).

 

Inoltre questo fattore di correzione per la sovrastima delle misure autoriferite è più elevato nelle popolazioni che meno utilizzano le cinture (2, 6).

 

La prevalenza da dati riferiti andrebbe corretta per un fattore tra 1,2 e 2,0 nei paesi senza legislazione che rende obbligatorio l’uso della cintura e di un fattore tra 1,2 e 1,4 nei paesi con legge dell’obbligo, suggerendo che la prevalenza autoriferita andrebbe abbassata del 10–12% per meglio approssimare l’uso delle cinture (2, 7).

 

Cinture posteriori

Il confronto tra dati osservati e dati riferiti relativamente all’uso delle cinture da parte degli occupanti dei sedili posteriori è comparabile per verso e dimensione con i confronti riferiti alle cinture anteriori.

 

I risultati dello studio effettuato da professionisti del Sistema Epidemiologico della Regione Veneto hanno evidenziato che, per le cinture posteriori, le prevalenze tratte da dati autoriferiti erano 10–11% più elevate delle prevalenze basate su osservazione diretta.

 

L’entrata in vigore della legge che obbligava l’uso della cintura posteriore non ha prodotto un aumento del fattore di correzione, confermando quanto già messo in luce da altri studi (2).

 

Una leggera tendenza a un più frequente over-reporting tra le donne potrebbe essere spiegato dalla tendenza delle donne a fornire risposte coerenti con norme sociali positive (8).

 

 

* Zambon F, Fedeli U, Marchesan M, Schievano E, Ferro A, Spolaore P.
Seat belt use among rear passengers: validity of self-reported versus observational measures. BMC Public Health. 2008; 8: 233. doi: 10.1186/1471-2458-8-233.