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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

La sorveglianza Passi

Rapporto nazionale Passi 2009: esposizione al fumo passivo

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7 ottobre 2010 - Essere esposti a fumo passivo aumenta il rischio di gravi patologie, come cancro e malattie cardiovascolari negli adulti e nei bambini. Dall’entrata in vigore dell’applicazione del divieto di fumo nei locali pubblici, studi condotti in ambiti territoriali diversi hanno evidenziato una riduzione del tasso di ricoveri per infarto miocardico acuto.

 

 

Fumo passivo - pool di Asl 2009

 

%

(IC 95%)

Divieto di fumare rispettato sempre o quasi sempre

 

nei locali pubblici

86,6

(86,1-87,1)

sul luogo di lavoro

88,3

(87,7-88,8)

Divieto assoluto di fumare nella propria abitazione

73,4

(72,8-74)

Divieto assoluto di fumare nella propria abitazione con minori in famiglia

79,9

(79,3-80,6)

 

Scarica la tabella (xls 15 kb) in formato excel.

 

Esposizione a fumo passivo nei locali pubblici

L’87% delle persone intervistate ha riferito che il divieto di fumare è rispettato sempre o quasi sempre nei locali pubblici che frequentano.

 

Rispetto al 2007, considerando le Asl che hanno partecipato alla sorveglianza per l’intero triennio 2007-09, la percentuale di popolazione che ritiene rispettato sempre o quasi sempre il divieto di fumo nei locali pubblici è lievemente aumentata:

  • nel 2007 era dell'84,9% (IC 95%: 84,2-85,6%)
  • nel 2008 era dell'86,8% (IC 95%: 86,3-87,3%)
  • nel 2009 era dell'86,9% (IC 95%: 86,4-87,4%).

Il divieto di fumare nei locali pubblici è rispettato per oltre il 90% degli intervistati nelle Asl del Nord e parte del Centro Italia.

 

Questa percentuale si riduce nelle Regioni del Centro e nelle Asl della Sardegna che partecipano al Passi, e scende a meno dell’83% nelle Asl meridionali e dell’Umbria.

 

Scarica la tabella con i dati per Regione (xls 15 kb).

Percezione del rispetto del divieto di fumo nei locali pubblici

pool Asl - Passi 2009 (%)

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Esposizione a fumo passivo sui luoghi di lavoro

Considerando solo gli adulti che lavorano in ambienti chiusi, più di 8 su 10 riferiscono che il divieto di fumare è rispettato sempre o quasi sempre sul luogo di lavoro.

 

Rispetto al 2007, tenendo conto delle Asl che hanno partecipato alla sorveglianza per l’intero triennio 2007-09, si è registrato un lieve aumento di questa percentuale:

  • nel 2007 era dell’84,9% (IC 95%: 84-85,7%)
  • nel 2008 era dell’86,3% (IC 95%: 86,3-87,5%)
  • nel 2009 era dell’88,2% (IC 95%: 87,6-88,7%).

Esposizione a fumo passivo in casa

Riguardo all’abitudine di fumare in ambito domestico, quasi tre intervistati su quattro (73,1%) dichiarano che non è consentito fumare in nessun locale della propria abitazione. Il 21% riferisce invece che è possibile fumare in alcune stanze. Resta infine un 6% di intervistati che dichiarano che è consentito fumare in tutta la casa.

 

In tre anni, la percentuale di persone che dichiarano vietato il fumo in tutta la casa è salita di tre punti: dal 70% del 2007 al 73% del 2009.

 

Tra coloro che vivono con minori, le regole sono lievemente più rigide. La percentuale degli intervistati che infatti dichiara che non è consentito fumare nella propria abitazione è dell’80,5% (era del 78,2% nel 2007).

 

Conclusioni

La legge sul divieto di fumo dei locali pubblici e sui luoghi di lavoro è stata una grande conquista per la salute pubblica nel nostro Paese ed è stata largamente accettata. Tuttavia questa conquista è ancora in pericolo, soprattutto in una vasta area del Paese che include alcune Regioni centro-meridionali.

 

L’esposizione al fumo passivo è ancora frequente in casa, soprattutto se si considera che il divieto parziale ha un’efficacia ridotta. Anche quando in casa sono presenti minori, c’è la possibilità di fumare in due abitazioni su dieci.

 

Sebbene tutti questi indici siano in lieve miglioramento, è possibile fare ancora molto per evitare danni da esposizione al fumo ambientale.

 

Raccomandazioni

L’attività ispettiva in luoghi di lavoro e locali pubblici potrebbe ridurre le disuguaglianze rispetto all’applicazione della legge sul divieto di fumo ancora registrabili fra le diverse Regioni.

 

Si dovrebbe promuovere una maggiore comunicazione sulla pericolosità dell’esposizione al fumo passivo, in particolar modo rivolta ai genitori o a coloro che lo diventeranno nel prossimo futuro.

 


 

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