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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

La sorveglianza Passi

Rapporto nazionale Passi 2009: lo screening mammografico

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2 dicembre 2010 - Secondo i dati dei registri tumori, il cancro della mammella provoca un quarto di tutti i tumori maligni delle donne. L’Istituto superiore di sanità stima che, nell’arco di tutto il 2010, si stiano accumulando 38.286 nuovi casi e che, in virtù di una migliore sopravvivenza, attualmente ben 472.112 donne italiane vivono, dopo aver avuto un cancro della mammella. Tutto ciò grazie alla diagnosi precoce e alla efficacia delle cure.

 

Nonostante la mortalità per cancro della mammella femminile sia in declino in tutte le età, nel 2007 i decessi sono stati ancora 11.916. La mortalità per cancro della mammella si riduce di circa il 35% tra le donne che praticano la mammografia ogni due anni, a partire dai 50 fino ai 69 anni di età. Per questa ragione, in Italia, il ministero della Salute raccomanda ai servizi sanitari (vedi il documento completo e il vademecum) l’esecuzione di screening di popolazione, cioè un programma organizzato in cui le donne tra 50 e 69 anni sono invitate regolarmente ogni due anni, per eseguire la mammografia.

 

Indipendentemente da questi programmi, la mammografia viene effettuata anche su iniziativa personale della donna, nell’ambito del rapporto con il proprio ginecologo o in altri contesti.

L’Osservatorio nazionale screening, che ha il compito di seguire l’andamento di questi programmi, stima che nel 2008 erano circa 2,5 milioni (l’87% della popolazione target) le donne italiane di 50-69 anni, residenti in aree dove era attivo un programma di screening organizzato. L’estensione dei programmi è ormai ampia nelle Regioni del Nord e Centro Italia e sta gradualmente aumentando anche in quelle meridionali.

 

Il sistema Passi rileva, richiedendolo direttamente alle donne tra 50 e 69 anni, se e quando è stata effettuata la mammografia e se è stata eseguita all’interno del programma di screening organizzato dalla Asl oppure su iniziativa personale.

 

La copertura all’interno e al di fuori dei programmi organizzati

Nelle Asl che hanno partecipato al Passi nel 2009, il 68% delle donne tra 50 e 69 anni di età ha eseguito la mammografia preventiva nel corso dei precedenti due anni. La copertura complessiva al test di screening raggiunge valori più alti al Nord (80%) e al Centro (75%), mentre è significativamente più bassa al Sud e nelle Isole (48%).

 

 

Mammografia eseguita negli ultimi due anni, donne 50-69enni, per area geografica

pool Asl - Passi 2009 (n=7.349)

Mammografia eseguita negli ultimi due anni, donne 50-69enni, per Regione

pool Asl - Passi 2009 (n=7.349)

 

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La mammografia viene effettuata in gran parte nell’ambito di programmi organizzati dalla Asl: poco meno di una donna su cinque (18%), infatti, ha eseguito lo screening mammografico su iniziativa personale (si va dal 9% in Umbria al 41% in Liguria). Sono significative le differenze tra le Regioni che partecipano al Passi (range: 39% Campania - 86% Lombardia[1]).

 

Mammografia eseguita negli ultimi due anni, donne 50-69enni per Regione

pool Asl - Passi 2009 (n=7.349)

 

*Regioni che non hanno aderito con un campione regionale

 

Nel triennio 2007-2009[2], considerando solo le Asl che hanno partecipato alla sorveglianza per l’intero periodo, si osserva come la copertura complessiva al test di screening sia rimasta sostanzialmente stabile:

  • nel 2007 era il 69% (IC 95%: 67-70%)
  • nel 2008 era il 70% (IC 95%: 68-71%)
  • nel 2009 era il 68% (IC 95%: 66-69%).

 

Fattori predittivi individuali di adesione al test di screening

Considerando solo le donne a cui è raccomandata, la mammografia di screening non varia per età, mentre è meno frequente tra le donne:

  • con basso livello d’istruzione (66%)
  • non coniugate o conviventi (63%)
  • con difficoltà economiche (64%)
  • con cittadinanza straniera (50%).

L’analisi multivariata conferma l’associazione con lo status economico e la cittadinanza.

 

Inoltre, le donne residenti al Sud hanno una probabilità sensibilmente minore di fare la mammografia (48%).

Mammografia negli ultimi due anni, donne 50-69enni

Passi 2009 (n=7.349)

 

Confrontando le caratteristiche delle donne che hanno eseguito il test di screening nell’ambito di programmi organizzati dalla Asl con quelle delle donne che lo hanno fatto di propria iniziativa, si nota che:

  • la percentuale di donne che praticano l’esame all’interno del programma di screening della Asl è maggiore tra 60 e 69 anni. Al contrario, l’esame su iniziativa personale è effettuato con maggiore frequenza dalle donne un po’ più giovani (50-59 anni)
  • le differenze di esecuzione del test, basate su stato civile, convivenza e difficoltà economiche esistono in entrambi i tipi di offerta, ma appaiono ridotte nei programmi organizzati delle Asl
  • le donne italiane praticano lo screening il 28% in più delle straniere, indipendentemente dal fatto che il test sia organizzato o effettuato su iniziativa personale
  • le differenze basate sul livello di istruzione sono capovolte: cioè, nello screening organizzato le donne meno istruite hanno una copertura migliore di quella delle donne più istruite. Nello screening praticato di propria iniziativa, invece, accade esattamente il contrario.

Mammografia negli ultimi due anni

all’interno di programmi organizzati, donne 50-69enni

Passi 2009 (n=7.217*)

Mammografia negli ultimi due anni, al di fuori di programmi organizzati, donne 50-69enni

Passi 2009 (n=7.217*)

*la differenza nella numerosità è dovuta alla presenza di mancata riposta nella domanda sul pagamento della mammografia.

 

La promozione dello screening mammografico

 

La maggior parte (91%) delle donne 50-69enni è stata raggiunta da almeno un intervento di promozione dello screening.

 

La percentuale di esecuzione della mammografia negli intervalli raccomandati è più alta nelle donne raggiunte da più interventi di promozione, come accade generalmente all’interno dei programmi di screening organizzati.

 

L’esame è stato eseguito, secondo i tempi raccomandati, dall’83% delle donne 50-69enni che hanno ricevuto la lettera di invito associata al consiglio, contro il 27% di quelle che non sono state raggiunte da alcun intervento di promozione.

Mammografia nei due anni precedenti, per esposizione a interventi di promozione

Passi 2009 (n=7.303)

 

Le motivazioni per la mancata esecuzione della mammografia

 

Nel 2009, a livello del pool di Asl partecipanti a livello nazionale, il 32% delle donne 50-69enni non ha praticato una prevenzione ottimale per quanto riguarda il cancro della mammella, o perché non ha mai eseguito la mammografia (18%) o perché l’ha eseguita più di due anni prima (14%).

 

Le motivazioni addotte per spiegare la non esecuzione dell’esame sono molteplici. La risposta più frequente è “non ne ho bisogno”, che potrebbe essere interpretata come una errata percezione del rischio.

Motivi di non esecuzione della mammografia

Passi 2009 (n=1.791)

 

Esecuzione di mammografia prima dei 50 anni

 

L’età media della prima mammografia è 45 anni, ma il ricorso allo screening è comunque frequente prima dei 50 anni (limite inferiore della fascia d’età per cui la mammografia biennale è oggi raccomandata in Italia).

 

Tra 40-49 anni, il 61% delle donne ha dichiarato di aver effettuato almeno una volta la mammografia a scopo preventivo.

 

L’aver effettuato la mammografia preventiva, almeno una volta nella vita, è meno frequente tra le donne:

  • con basso livello d’istruzione (58%)
  • non coniugate o conviventi (57%)
  • con difficoltà economiche (56%)
  • con cittadinanza straniera (47%).

L’analisi multivariata conferma l’associazione con lo status economico, la cittadinanza e lo stato civile.

 

Inoltre, sono il 53% le donne tra 40 e 49 anni residenti al Sud, che hanno praticato, almeno una volta la mammografia preventiva. Percentuale che sale al 64% tra le donne che vivono al Centro e al 67% tra quelle che vivono

Mammografia almeno una volta nella vita,

donne 40-49 anni

Passi 2009 (n=4.701)

 

Conclusioni

I dati 2009 relativi alle Asl che partecipano al Passi mostrano come il 68% delle donne tra 50 e 69 anni abbia praticato la mammografia per la diagnosi precoce del cancro della mammella nei due anni precedenti, così come raccomandato. Non si registrano miglioramenti sostanziali di questa percentuale rispetto al 2007 e al 2008.

 

Tuttavia, sono grandi le diseguaglianze geografiche: se dalla Toscana in su, infatti, tre donne su quattro ricorrono alla mammografia, nelle regioni meridionali – a parte le lodevoli eccezioni di Basilicata e Molise – meno di due donne su fanno correttamente prevenzione, con un record negativo in Campania (38%).

 

Oltre alle donne che risiedono al Sud, risultano svantaggiate le donne non sposate e non conviventi, quelle meno istruite e con difficoltà economiche e, in modo particolare, le donne straniere.

 

Rispetto alla diagnosi precoce del cancro del seno, nel nostro Paese c’è un grande dibattito su due questioni rilevanti:

  • l’età a cui iniziare lo screening
  • se sia più conveniente l’offerta della mammografia ogni due anni a tutte le donne tra 50 e 69 anni, oppure un approccio personalizzato che possa includere molteplici esami (per esempio, l’ecografia), in base alle esigenze della donna.

I programmi organizzati della Asl si confermano correlati a una maggior adesione e a minori diseguaglianze. In particolare, la lettera di invito, in associazione al consiglio dell’operatore sanitario, sembra lo strumento più efficace per aumentare l’adesione e ridurre le diseguaglianze.

 

La mammografia è spesso praticata già prima dei 50 anni, età per cui il rapporto tra benefici e rischi è apparentemente minore e aumentano i costi per anno di vita salvata. È proprio per questi motivi, del resto, che le attuali raccomandazioni prevedono che le Asl offrano lo screening prima dei 50 anni, ma solo dopo aver raggiunto una protezione ottimale per le donne tra 50 e 69 anni.

 


 

Materiali da scaricare


Note

[1] Regione che non ha aderito con un campione regionale, ma in cui partecipano alcune Asl.

[2] A causa di accorpamenti e cambiamenti dei confini amministrativi, le Aziende sanitarie partecipanti al Passi sono variate nel triennio. Tuttavia, le Asl che hanno effettuato la sorveglianza in modo continuo nel triennio corrispondono al 91% della popolazione osservata, per un totale di 89.043 interviste nel periodo 2007-2009.