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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

chikungunya

Focolaio di Chikungunya in Italia: su Eurosurveillance il punto della situazione

Giulietta Venturi1,4, Marco Di Luca1,4, Claudia Fortuna1, Maria Elena Remoli1, Flavia Riccardo1, Francesco Severini1, Luciano Toma1, Martina Del Manso1, Eleonora Benedetti1, Maria Grazia Caporali1, Antonello Amendola1, Cristiano Fiorentini1, Claudio De Liberato2, Roberto Giammattei3, Roberto Romi1, Patrizio Pezzotti1, Giovanni Rezza1, Caterina Rizzo1

 

1Department of Infectious Diseases, Istituto Superiore di Sanità, Rome, Italy

2Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana, Rome, Italy

3 Local Health Authority Roma 6, Albano, Italy

4These authors contributed equally to this article and share first authorship

 

28 settembre 2017 – Un articolo pubblicato su Eurosurveillance fa il punto sul focolaio di Chikungunya attualmente in corso nel Lazio. Nel testo gli autori ripercorrono le analisi di laboratorio eseguite sui campioni biologici che hanno portato all’identificazione del focolaio, le indagini eseguite sulle zanzare e sulle larve prelevate dalle aree interessate, descrivendo brevemente le misure sanitarie messe in campo per prevenire la diffusione del focolaio da parte delle autorità sanitarie competenti.

 

La Chikungunya, endemica in Africa, sud-est asiatico, subcontinente indiano, Regione pacifica e nella aree tropicali delle Americhe, si trasmette da persona a persona attraverso la puntura di una zanzara femmina del genere Aedes, soprattutto Aedes aegypti ed Aedes albopictus (la zanzara tigre). Nel nostro Paese Aedes albopictus è stata identificata per la prima volta nel 1990 nelle regioni del Nord-Est Italia e da allora si è diffusa in tutto il territorio.

 

Nel 2007 è stato registrato un focolaio epidemico nella Provincia di Ravenna (luglio-settembre) che ha portato all’istituzione di un piano nazionale per la sorveglianza e il controllo della malattia e, tra il 2014 e il 2016, sono stati identificati 128 casi possibili/probabili/confermati di chikungunya importata, soprattutto dal Centro e Sud America.

 

L’estate 2017 è stata caratterizzata da temperature particolarmente elevate e da una insolita siccità che si è protratta da maggio ad agosto: situazione che avrebbe dovuto impedire la diffusione delle zanzare ma che è stata contrastata da altri fattori paralleli, come la presenza di numerosi siti di riproduzione artificiale in giardini privati costantemente irrigati.

 

L’8 settembre l’Italia ha segnalato la presenza di casi autoctoni all’Unione europea attraverso il sistema Early Warning Response System (Ewrs), così da allertare tutti i Paesi sul focolaio in corso. Parallelamente sono state messe in campo attività locali di controllo sulle larve e le zanzare e sono state diffuse informazioni sulle misure da adottare per evitare i morsi di zanzara e per rimuovere eventuali siti di deposito delle larve. Infine, in Lazio, sono state adottate misure precauzionali sulle donazioni di sangue.

 

Al 22 settembre sono stati confermati 102 casi e le indagini sono tuttora in corso.

 

Per maggiori informazioni leggi l’articolo “Detection of a chikungunya outbreak in Central Italy, August to September 2017” (Eurosurveillance, Volume 22, Issue 39, 28/Sep/2017).