Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

leishmaniosi

Aspetti epidemiologici

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, dal 1993 l’area in cui la leishmaniosi è endemica si è espansa notevolmente così come è aumentato drammaticamente il numero di casi registrati nel mondo. In parte questa tendenza è la conseguenza delle massicce migrazioni di popolazione dalle aree rurali a quelle urbane ma anche, al tempo stesso, dell’attuazione di numerose opere nelle zone rurali, dalle grandi dighe alla massiccia deforestazione alla trasformazione in senso agroindustriale di numerose aree precedentemente poco popolate. Un notevole contributo alla diffusione della malattia viene anche dalle proporzioni dell’epidemia di Aids in molte zone del mondo, malattia che favorisce la coinfezione con Leishmania.

I dati dell’Oms indicano che la malattia è oggi endemica in 88 paesi nei cinque continenti, con un totale di 12 milioni di malati e oltre 350 milioni di persone a rischio. Dei 1,5-2 milioni di nuovi casi stimati annualmente, solo meno della metà, circa 600mila, vengono dichiarati ufficialmente. Solo nel 2001, secondo l’Oms, sono morte quasi 60mila persone di leishmaniosi.
Il 90 per cento dei casi di leishmaniosi viscerale si manifesta principalmente in cinque paesi: Bangladesh, Brasile, India, Nepal e Sudan. Il 90 per cento della mucocutanea si presenta in Bolivia, Brasile e Perù, mentre il 90 per cento della forma cutanea in Afghanistan, Brasile, Iran, Perù, Arabia Saudita e Siria, con almeno 1-1,5 milioni di nuovi casi registrati ogni anno. Negli anni ’90, un’epidemia di leishmaniosi ha sconvolto il Sudan, con 100mila morti in eccesso tra le persone a rischio. Nel corso del 2004, un’epidemia di leishmaniosi cutanea si è manifestata a Kabul, in Afghanistan, con oltre 200mila malati, di cui 67.500 solo nella capitale. In risposta, nell’agosto 2004, l’Oms ha avviato un programma speciale di distribuzione di insetticidi per il controllo del vettore della malattia, nella speranza di dimezzare il numero di casi entro il 2006.

La distribuzione della malattia è limitata solo dall’areale di diffusione della mosca che la trasmette, suscettibile ai climi freddi, e dalla sua preferenza d’ospite, tra diverse specie di animali e l’uomo.
Secondo l’Oms, l’impatto della malattia è stato notevolmente sottostimato nelle decadi passate, sia per una carenza di conoscenze che per la mancanza di sistemi di sorveglianza e di controllo. Solo 32 degli 88 paesi in cui è endemica hanno l’obbligo di tenere un registro dei casi.

In tutta l’area mediterranea la malattia è riemergente con un aumento dei casi nel corso di tutto il decennio ’90. In Italia, secondo dati dell’Istituto superiore di sanità, l’incidenza annuale a inizio degli anni 2000 è di circa 200 casi, anche se molte regioni soffrono di sottonotifica. Programmi di sorveglianza attiva sono stati messi a punto nelle regioni Campania, Sicilia e Liguria. Dai dati pubblicati dall’Iss in occasione di una consensus conference svolta a Roma nel marzo 2004 finalizzata all’elaborazione di “Linee guida per il controllo del serbatoio canino della leishmaniosi viscerale zoonotica in Italia”, la malattia nel nostro paese è diffusa soprattutto tra persone già immunodepresse, in particolare tra persone che fanno uso di droghe per via venosa.

I rischi epidemiologici della coinfezione Hiv/Leishmania
Nel caso della coinfezione con il virus Hiv, secondo l’Oms, la tendenza è quello dell’aumento del rischio di manifestazione della malattia anche al di fuori delle zone endemiche. La coinfezione fa sì che la presenza del parassita nel sangue di una persona infetta sia talmente massiccia che le persone diventano a loro volta deposito del parassita aumentando notevolmente le possibilità di diffusione.

La coinfezione con Hiv/Leishmania è considerata un vero fattore di rischio nelle zone dell’Europa sudoccidentale: dei primi 1700 casi registrati dall’Oms da 33 paesi fino al 1998, 1440 provenivano da questa zona. In particolare, 885 casi si sono manifestati in Spagna, 229 in Italia, 259 in Francia, 117 in Portogallo. Degli oltre 960 casi analizzati, oltre l’83 per cento era in persone di sesso maschile, oltre l’85 per cento giovani adulti tra i 20 e i 40 anni di età, e più del 71 per cento utilizzatori di droga per via venosa.

Nel continente americano, la maggior parte dei casi è registrata in Brasile, parallelamente all’incremento del tasso di incidenza dell’Aids da 0,8 casi per 100mila abitanti nel 1986 a 10,5 nel 1997.
Nel continente africano le massicce migrazioni di popolazione dalle aree rurali alle città, la guerra e le condizioni igieniche precarie nonché la crescente incidenza delle infezioni di Aids fanno pensare a un aumento notevole anche nella diffusione della leishmaniosi. Allo stato attuale, però, data la carenza dei sistemi di sorveglianza nella maggior parte del continente è difficile dare stime valide dell’incidenza della malattia. Solo l’Etiopia ha messo a punto un sistema di sorveglianza attiva della coinfezione, così come in tempi recenti ha fatto il Marocco. In Kenia e in Sudan un sistema è stato messo a punto a partire dal 1998. Nell’Africa orientale, l’Oms ha registrato casi di coinfezione a Djibouti (10), in Etiopia (74), in Kenia (15), nel Malawi (1) e nel Sudan (3). Non esiste un sistema di sorveglianza ufficiale nei paesi dell’Africa occidentale, ma casi sono stati registrati in Camerun (1), Guinea Bissau (1), Mali (4) e Senegal (2). Nel Nord Africa sono stati registrati più di 20 casi in Algeria e 40 in Marocco.

 

Numero dei casi di leishmaniosi

(fonte: ministero della Salute)

 

 


 

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