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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Tubercolosi

La tubercolosi in Italia: una patologia ancora attuale

Antonietta Filia - reparto Epidemiologia delle malattie infettive, Cnesps – Iss

 

10 marzo 2011 - Di tubercolosi (Tbc) in Italia si parla solo in occasione di nuovi focolai. A partire dagli anni Cinquanta, infatti, l’incidenza di nuovi casi di Tbc è notevolmente diminuita in Italia come in molti Paesi dell’Europa occidentale. Di conseguenza, l’attenzione al problema, il grado di sospetto diagnostico e le competenze specialistiche sono divenute meno diffuse. Tuttavia nel nostro Paese si verificano ancora più di 4 mila nuovi casi di Tbc all’anno: un dato che, se da una parte classifica l’Italia tra i Paesi a bassa endemia, dall’altra continua a rappresentare una realtà sanitaria che richiede formazione degli operatori, strategie di prevenzione e attività di controllo.

 

Dai dati di sorveglianza si rileva che l’incidenza della Tbc nell’ultimo decennio si è mantenuta costantemente sotto i 10 casi per 100.000 abitanti (7,4 casi/100.000 abitanti nel 2008). L’incidenza è maggiore nelle Regioni del Centro-Nord rispetto a quelle del Sud, fenomeno dovuto in parte alla sottonotifica dei casi in alcune Regioni e in parte alle caratteristiche della popolazione residente.

 

La proporzione di casi in persone immigrate è in costante aumento e, nel 2008, è stata del 46%. Nello stesso anno l’incidenza della patologia tra la popolazione italiana è stata di 3,8 casi per 100 mila abitanti mentre quella tra le persone nate all’estero è stata di 50-60 casi per 100 mila abitanti. Chiaramente quest’ultimo valore risente della distorsione dovuta all’assenza di informazioni sui denominatori reali, causata della presenza di stranieri irregolari.

 

Tra gli italiani, gli anziani sono i più colpiti, mentre tra gli immigrati la Tbc colpisce prevalentemente la fascia di età tra i 25 e i 34 anni. Casi di Tbc tra i bambini sono poco frequenti e, quando si verificano, sono indice di trasmissione recente dell’infezione all’interno della comunità.

 

Focolaio di Tbc in una scuola materna ed elementare in Italia

Negli ultimi dieci anni, sono stati segnalati diversi focolai scolastici di tubercolosi in Paesi a bassa endemia. In Italia, nell’inverno 2008-2009, 62 bambini sono stati coinvolti in un focolaio (43 bambini con diagnosi di Tbc latente e 19 con Tbc attiva) sviluppatosi all’interno di una struttura educativa che ospita due scuole materne e una scuola elementare. Le indagini che hanno portato alla definizione del focolaio sono state avviate nel novembre 2008 in seguito al ricovero di una bambina di tre anni con Tbc polmonare. L’identificazione della patologia ha indotto le autorità sanitarie a svolgere un’indagine tra gli allievi dell’istituto da cui è emersa la positività al test cutaneo Mantoux (≥ 5 mm indurimento) per il 16,2% dei bambini. Tuttavia l’identificazione del caso indice è avvenuta solamente durante le vacanze di Natale, quando una delle collaboratrici scolastiche, in vacanza nella sua città di origine, situata in un’altra Regione italiana, è stata ricoverata con diagnosi di Tbc polmonare. Dalle indagini effettuate è emerso che sia il padre che il figlio della donna avevano contratto la Tbc in passato e che lei non aveva mai effettuato una terapia preventiva né era stata seguita negli anni. Inoltre, da mesi lamentava tosse persistente erroneamente attribuita, dal suo medico curante, al fumo di sigarette. Le indagini effettuate hanno permesso di confermare che tutti i casi di Tbc nei bambini erano collegati a questa paziente. Infatti, i bambini piccoli solitamente non sono contagiosi ed è improbabile che abbiano trasmesso la malattia. Come riportato in altri focolai recentemente descritti in letteratura, quindi, il ritardo con cui si è giunti alla diagnosi nella collaboratrice scolastica ha giocato un ruolo importante nella trasmissione dell’infezione.

 

Ai 19 bimbi a cui è stata diagnosticata la Tbc attiva è stata prescritta la terapia farmacologica contro l’infezione, mentre tutti i bambini a rischio di contagio di età inferiore ai 5 anni e i bambini più grandi con diagnosi di Tbc latente hanno effettuato la terapia preventiva per almeno 10 settimane. Leggi l’articolo completo “Tuberculosis in Kindergarten and Primary School, Italy, 2008–2009” pubblicato a marzo 2011 su Emerging Infectious Diseases.

 

La prevenzione prima di tutto

Alla luce di un caso, come quello descritto, in cui la storia familiare e i sintomi potevano far sospettare a un addetto ai lavori che si trattasse di Tbc, diventa evidente come sia indispensabile una formazione puntuale del personale sanitario, inclusi i Medici di medicina generale. Uno strumento come “Tb flag bag - la borsa degli strumenti per l’assistenza di base ai pazienti con tubercolosi” specificamente rivolto a Medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, costituisce, per esempio, una grande opportunità di prevenzione e di educazione per gli operatori. Leggi il commento di Maria Luisa Moro e Matteo Morandi (Emilia-Romagna).

 

A conferma dell’attualità dell’argomento e in previsione della Giornata mondiale contro la tubercolosi, fissata per il 24 marzo, il Parlamento europeo ha recentemente adottato una risoluzione che evidenzia la necessità di avviare un programma di vaccinazione su larga scala che permetta di raggiungere, entro il 2015, gli obiettivi di sviluppo del millennio.

 

 

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