Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Tubercolosi

Lotta congiunta Tb-Hiv

Antonietta Filia - reparto di Epidemiologia delle malattie infettive, Cnesps-Iss

Barbara Suligoi, Laura Camoni – Centro operativo Aids, Iss

 

22 marzo 2012 – La pandemia di Hiv rappresenta una notevole sfida per il controllo globale della tubercolosi. Infatti, la compromissione del sistema immunitario nelle persone Hiv positive aumenta la probabilità di contrarre la tubercolosi ed entrambe le malattie tendono a peggiorare quando è presente una co-infezione. Inoltre le due infezioni hanno in comune alcuni gruppi ad alto rischio e questa associazione può portare  a un notevole aumento dei soggetti coinfettati proprio in questi gruppi. Per questi motivi, l’Oms ha pubblicato, nel 2004, il documento “Interim policy on collaborative Tb/Hiv activities”, una guida per gli Stati membri per  avviare  una collaborazione tra i servizi sanitari deputati al controllo di queste due patologie, in grado di migliorarne prevenzione, diagnosi e trattamento.

 

Entro la fine del 2010, oltre 170 Paesi hanno messo in atto il programma di collaborazione che negli ultimi sei anni è stato in grado di impedire che circa 910 mila persone affette da Hiv contraessero la Tubercolosi. Le persone sieropositive sottoposte al controllo per la Tb sono cresciute di 12 volte passando da circa 200 mila nel 2004 a oltre 2,3 milioni nel 2010, mentre persone con Tb che hanno effettuato il test Hiv sono cresciute di 5 volte, aumentando da 470 mila nel 2004 a oltre 2,2 milioni 2010.

 

Il documento del 2004 era un documento provvisorio (“interim”) visto che le evidenze per alcune delle attività proposte erano ancora incomplete. Da allora sono state raccolte nuove evidenze nel campo della Tb e dell’Hiv e rilasciate nuove linee guida e raccomandazioni per migliorare la gestione dei casi. Sono state raccolte inoltre le esperienze dei vari Paesi nella messa in atto delle attività proposte nel 2004. Alla luce dei nuovi dati e delle best practice l’Oms ha quindi ritenuto necessario preparare un nuovo documento “Who policy on collaborative Tb/Hiv activities: guidelines for national programmes and other stakeholders” che rappresenta quindi un aggiornamento del documento del 2004. Lo scopo è quello di fornire ai Paesi membri linee guida su come mettere in atto e aumentare la portata dei progetti esistenti sulle attività di collaborazione tra i servizi sanitari deputati al controllo di Tb e Hiv. Il documento raccomanda attività collegate a ognuno dei tre obiettivi seguenti:

  • creare e rafforzare i meccanismi per l’erogazione di servizi integrati Tb-Hiv
  • ridurre il carico di tubercolosi tra i soggetti Hiv-positivi e iniziare precocemente la terapia antiretrovirale
  • ridurre il carico di Hiv tra le persone con una diagnosi certa o presunta di Tb.

I principali elementi di novità rispetto al documento del 2004 riguardano:

  • la necessità di introdurre meccanismi per offrire servizi integrati Hiv-Tb che dovrebbero essere offerti preferibilmente in contemporanea e nello stesso luogo
  • la raccomandazione di eseguire routinariamente il  test per l’Hiv per i pazienti con una diagnosi anche solo presunta di tubercolosi, offrendo il test anche ai  loro partner e familiari
  • la raccomandazione di offrire la terapia preventiva con co-trimossazolo ai pazienti affetti da tubercolosi che sono anche Hiv positivi
  • l’inizio precoce della terapia anti-retrovirale per i pazienti con Tb che sono Hiv-positivi, entro otto settimane dall’inizio della terapia antitubercolare (entro due settimane nei pazienti con una grave immunodepressione o conteggio CD4 inferiore a 50 cellule/mm3)
  • l’utilizzo di metodi preventivi evidence based per limitare la diffusione dell’Hiv tra i malati di Tb, le loro famiglie e, più in generale,nella comunità in cui vivono.

Attualmente, in oltre 100 Paesi sono in corso test per l’Hiv in più della metà dei pazienti affetti da tubercolosi, un dato che interessa soprattutto il nord Africa dove i Paesi che effettuano il test sono passati da 5, nel 2005, a 31 nel 2010.

 

I dati italiani

Secondo i dati forniti dal Centro operativo Aids (Coa), dell’Istituto superiore di sanità, in Italia, dal 1993 si è osservato un aumento costante dei  casi di Tb in pazienti con Aids, che sono passati dal 6,8% nel 1993 al 11% nel 2010. Dal 1993 al 2010 sono stati notificati 4075 casi di Tb in pazienti con Aids: il 34,1% sono stranieri; di questi poco più della metà proviene dall’Africa, mentre i restanti provengono prevalentemente dall’America del Sud e dall’Europa dell’Est. La proporzione di stranieri tra i casi di Aids con tubercolosi è aumentata nel tempo passando da 10,8% nel 1993 al 64,6% nel 2010. È aumentata nel tempo anche la quota di pazienti con Aids e tubercolosi che scopre di essere sieropositiva solo al momento della diagnosi di Aids, passando dal 28,5% nel 1996 al 74,3% nel 2010.

 

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