Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

infezione da Hiv e Aids

I dati 2009

I dati aggiornati di Aids epidemic update 2009, il rapporto di Unaids e Oms sull’epidemia di Aids, stimano che nel 2008 sono 33,4 milioni le persone affette da Hiv, 2,7 milioni quelle che hanno appena contratto il virus e 2 milioni quelle decedute per malattie correlate all’Aids.

 

Nel mondo

Nel 2008 nell’Africa subsahariana, la regione più seriamente colpita dal virus dell’Hiv, sono state registrate circa 1,9 milioni di nuove infezioni da Hiv, con una significativa riduzione a partire dal 2001. In quest’area vivono 22,4 milioni di persone affette da Hiv (il 67% del totale mondiale) ed è qui che si registra il maggior numero di decessi per Aids (72% delle morti registrate a livello mondiale). Il tasso di nuove infezioni da Hiv è sceso in numerosi Paesi, ma è aumentato in altri. Sul numero totale di persone affette da Hiv nel mondo, la metà sono donne.

 

Africa subsahariana e Asia orientale

Nel 2008 la regione subsahariana è in assoluto la più colpita dal virus dell’Hiv, con il 67% di tutte le persone affette da Hiv nel mondo, il 68% delle nuove infezioni tra gli adulti e il 91% delle nuove infezioni tra i bambini. Si stima che nel 2008, in questa regione, siano state infettate 1,9 milioni di persone, portando a 22,4 milioni, il numero di persone che vivono con l'Hiv. In Asia, secondo le stime, sono 4,7 milioni le persone affette da Hiv e circa 350 mila le nuove infezioni ogni anno. Mentre nel 2008 il numero di morti per Aids nell’Asia meridionale e mediorientale è stato del 12% inferiore rispetto al picco di mortalità del 2004, il tasso di mortalità nell’Asia orientale continua a crescere e nel 2008, rispetto al 2000, è più che triplicato.

 

Medio Oriente e Nord Africa

Le limitate informazioni disponibili per Medio Oriente e Africa del Nord indicano che nel 2008 erano circa 310 mila le persone affette da Hiv e che sono stati 35 mila i soggetti che hanno contratto il virus di recente. Anche se nella regione la prevalenza della malattia è ancora piuttosto bassa e si concentra nelle popolazioni a rischio, non mancano le eccezioni: in Djibuti e in Sudan, ad esempio, la prevalenza di Hiv tra le donne incinte è dell’1%.

 

America del nord, Europa occidentale e centrale

Nel complesso, in queste regioni, sono 75 mila persone le persone infettatesi nel 2008 e 38 mila quelle decedute per malattie correlate all’Aids. Su entrambe le sponde dell'Atlantico, il numero stimato di persone affette da Hiv continua ad aumentare grazie a un ampio accesso alla terapia antiretrovirale. La prevalenza e l’incidenza delle infezioni all’interno della popolazione maschile sono pari a più del doppio di quelle all’interno della popolazione femminile e in molti Paesi le minorità etniche sono più colpite rispetto al resto dei cittadini.

 

Europa orientale e Repubbliche dell’ex Unione Sovietica

L’Europa orientale e l’Asia centrale sono le uniche regioni in cui la prevalenza dell’Hiv è in crescita. Nel 2008 le nuove infezioni sono state 110 mila e nell’area il numero di persone che vive con l’Hiv è salito a 1,5 milioni, con un aumento di circa il 66% rispetto al 2001. L’accesso alle terapie antiretrovirali è stato potenziato in molti Paesi, ma nella regione solo il 22% delle persone che necessiterebbe di trattamenti è stata effettivamente sottoposta alle terapie.

 

America Latina e Carabi

Nel 2008, in America Latina si sono registrate 170 mila nuove infezioni da Hiv e 77 mila decessi per malattie correlate all’Aids. In questa regione, il numero totale di persone affette da Hiv è pari a 2 milioni. La copertura con trattamenti antiretrovirali in America Latina è sopra la media (nel 2008 è stata valutata attorno al 54%) e la trasmissione del virus dell’Hiv si è verificata soprattutto tra uomini gay, sex workers e, in misura minore, tra tossicodipendenti che consumano droga per via parenterale. Nel 2008, nei Caraibi erano 240 mila le persone affette da Hiv, 20 mila quelle che avevano contratto il virus di recente e circa 12 mila quelle morte per malattie correlate all’Aids. In questa regione, dopo una fase di declino registrata nel decennio scorso, l’incidenza dell’Hiv sembra essersi stabilizzata. La prevalenza dell’Hiv nell’area varia sensibilmente di Paese in Paese: a Cuba è molto bassa (sebbene in crescita), mentre alle Bahamas è decisamente elevata (3%). Notevoli i risultati ottenuti nell’accesso alle terapie: nel 2008 la copertura è stata pari al 51%.

 

Oceania

Si stima che nel 2008 siano 59 mila le persone che vivono con l'Hiv in Oceania, di queste, quasi 4 mila hanno contratto il virus di recente. L’area più interessata dall’epidemia di Hiv è la Papua Nuova Guinea, dove il numero di nuove infezioni è in crescita. Anche nelle isole Fiji le infezioni sono in aumento, mentre nella Nuova Caledonia sono in diminuzione.

 

Aids e bambini

I dati di Aids epidemic update 2009 stimano che nel 2008 abbiano contratto il virus dell’Hiv 430 mila bambini di età inferiore a 15 anni. Tra il 2001 e il 2008, il numero totale di bambini che vivono con l'Hiv è aumentato, passando da 1,6 milioni a 2,1 milioni. Di questi, quasi il 90% vive nell’Africa subsahariana.

Dal 2004 al 2008 la copertura dei servizi per prevenire il contagio madre-figlio è salita dal 10% al 45%. In condizioni ideali, la somministrazione di una profilassi antiretrovirale e l’adozione di un sistema alternativo di nutrizione può ridurre la trasmissione da madre a figlio dal 30-35% all’1-2%. Applicando questo tipo di interventi Unaids calcola che negli ultimi 12 anni si sarebbero potute prevenire circa 200 mila nuove infezioni.

 

Secondo il rapporto 2008 dell’Unicef "Bambini e Aids: terzo rapporto di aggiornamento", diagnosi precoce e cure tempestive possono migliorare significativamente le aspettative di vita dei neonati esposti al rischio di contagio da Hiv. Infatti, i neonati sieropositivi a cui viene diagnosticato tempestivamente il virus e che iniziano le cure entro la dodicesima settimana di vita hanno il 75% in più di possibilità di sopravvivenza.

 

In Europa

Anche in Europa l’iv/Aids rimane un grave problema per la salute pubblica: nel 2008 sono oltre 26 mila i nuovi casi diagnosticati di infezione da Hiv riferiti da 27 dei 30 Paesi dell’Unione europea e dell’Area economica europea (Eea), eccetto Austria, Danimarca e Liechtenstein, per i quali non sono disponibili dati. Secondo l'articolo, pubblicato a novembre 2009 su Eurosurveillance (Volume 13, Issue 50, 11 December 2008), il più alto tasso di infezioni da Hiv è stato riscontrato in Estonia, Lettonia, Portogallo e Regno Unito. Tra i 23 Paesi che hanno più rigorosamente riportato i dati, dal 2000 al 2008, il numero annuo di nuovi casi diagnosticati è aumentato del 37%, passando da circa 13 mila a circa 18 mila casi.

 

La principale modalità di trasmissione del virus Hiv nei Paesi Ue ed Eea è il sesso tra uomini (40%), seguito dai rapporti eterosessuali (29%). L’uso di stupefacenti per via parenterale è responsabile del 6% dei contagi. Nel 2008 il numero di casi di infezione da Hiv è aumentato, mentre l’incidenza dei casi di Aids conclamato è diminuita, fatta eccezione dei Paesi Baltici. 

 

Le tre sotto-regioni europee Oms

I dati aggiornati del rapporto Aids epidemic update 2009 stimano che nel 2008 in molti Paesi dell’Europa occidentale, si sia registrato un crescente numero di nuove diagnosi di Hiv tra uomini gay che hanno rapporti sessuali non protetti, mentre sono in calo le nuove infezioni tra i consumatori di droghe per via parenterale. In Europa centrale e occidentale la prevalenza e l’incidenza dell’Hiv tra gli uomini sono doppie rispetto a quelle registrate tra le donne. Nel 2008 il 31% dei nuovi contagi è avvenuto nella popolazione femminile.

 

Complessivamente, in Europa, la percentuale di persone che ha una diagnosi tardiva varia tra il 15% e il 38% e all’interno dell’Ue sono i rapporti sessuali tra uomini il principale corridoio di trasmissione dell’infezione. Nel Regno Unito, tra il 2000 e il 2007, i nuovi contagi tra gli uomini che hanno fatto sesso con altri uomini sono cresciuti del 74%, mentre in Europa tra il 2003 e il 2007 l’aumento è stato del 39%.

 

In Europa occidentale la trasmissione attraverso i rapporti eterosessuali è responsabile del 29% dei nuovi casi di infezione, mentre in Europa centrale e occidentale il consumo di droghe per via parenterale è responsabile dell’8-13% delle nuove diagnosi.

 

Per quanto riguarda la trasmissione da madre a figlio, in Svizzera nel 2008 e in Olanda nel 2007, non è stato registrato alcun caso. Diversa la situazione nel Regno Unito dove le nuove infezioni nei bambini esposti sono responsabili dell’1,4% dei nuovi contagi.

 

Europa orientale e Repubbliche dell’ex Unione Sovietica

Le epidemie sono concentrate in larga misura tra le persone che consumano droga per via parenterale, i lavoratori del sesso e i loro molteplici partner sessuali. Delle nuove infezioni da iv, circa il 57% è attribuibile al consumo di stupefacenti per via parenterale. In Russia sono circa 1,8 milioni le persone che fanno uso di droga per via parenterale e, di questi, circa il 37% è Hiv positivo. Nel 2008, in Estonia, dove fino a una decina di anni fa tra i tossicodipendenti le infezioni da Hiv non erano state rilevate, la percentuale di persone infette è risultata pari al 72%.

 

In Europa orientale, la trasmissione attraverso rapporti eterosessuali è la fonte di trasmissione del 42% dei nuovi casi. Con l’aumentare della trasmissione eterosessuale anche le differenze di genere nella prevalenza dell’Hiv stanno andando attenuandosi. In Ucraina le donne rappresentano il 45% degli adulti che vivono con l’Hiv. La prevalenza dell’Hiv tra gli uomini che hanno avuto rapporti omosessuali varia a seconda dei Paesi ed è pari a 5,3% in Georgia, 6% in Russia e tra il 10% e il 23% in Ucraina.

 

La trasmissione da madre a figlio ha giocato un ruolo relativamente poco importante in Europa orientale, ma con l’aumento della trasmissione per via sessuale, il rischio di trasmissione ai nuovi nati potrebbe aumentare. L’aumento dell’accessibilità alle terapie per la prevenzione della trasmissione da madre a figlio è, infatti, una delle principali misure adottate in questi territori.

 

La prevalenza dell’Hiv tra i detenuti supera il 10% in molti Paesi e in Lettonia le stime suggeriscono che essi rappresentano circa un terzo delle persone Hiv positive presenti all’interno del Paese.

 

In Italia

Il Centro operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità stima che in Italia siano 170-180 mila le persone con Hiv e circa 22 mila quelle affette da Aids. Un sieropositivo su quattro non sa di essere infetto. Rispetto a venti anni fa, è diminuito il numero di persone infettate (circa 4 mila all’anno), ma grazie ai progressi delle nuove terapie antiretrovirali, è aumentato quello delle persone sieropositive viventi. La principale via di trasmissione sono i contatti sessuali non protetti che, soprattutto, dalle persone in età matura non vengono sufficientemente percepiti come a rischio.

 

Nel 2008 sono stati 6,7 i nuovi casi di Hiv diagnosticati ogni 100.000 residenti, con una maggiore incidenza al Centro-Nord. Secondo quanto riportano i dati relativi alla sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv, oggi attiva in 11 Regioni e Province italiane, le persone che scoprono di essere Hiv positive hanno un’età mediana di 38 anni per i maschi e di 34 anni per le femmine. In aumento i casi attribuibili a contatti eterosessuali e omosessuali (74% di tutte le segnalazioni). Su Una nuova diagnosi su tre, inoltre, riguarda un cittadino straniero.

 

La sorveglianza delle persone sieropositive in fase avanzata di malattia, cioè i casi conclamati di Aids, ha copertura nazionale e dall’inizio dell’epidemia nel 1982 in Italia sono stati segnalati oltre 62 mila casi di Aids, di cui quasi 40 mila deceduti. I casi di Aids risultano in diminuzione principalmente per effetto delle terapie antiretrovirali combinate, introdotte nel nostro Paese nel 1996. Nel 2009, per il 60% dei nuovi casi di Aids, la diagnosi di sieropositività è stata troppo tardiva, ed è arrivata in concomitanza con la diagnosi di Aids. Ciò significa che solo un terzo delle persone con Aids ha avuto la possibilità di usufruire dei benefici delle terapie antiretrovirali prima della diagnosi.

 

Scarica le diapositive (pdf 470 kb) relative alla sorveglianza dell’Aids e delle nuove diagnosi di infezione da Hiv, realizzate dal Centro operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità.