Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

infezione da Hiv e Aids

I dati 2010

In Italia

 

Il Centro operativo Aids (Coa) dell’Istituto superiore di sanità dal 1984 raccoglie i dati relativi alle notifiche di Aids e dal 2008 i dati delle nuove diagnosi di infezione da Hiv. La sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv, che riporta i dati relativi alle persone che risultano positive al test Hiv per la prima volta, è stata attivata fino al 2010 in 14 delle 21 Regioni e in 3 Province italiane che rappresentano il 72,1% della popolazione residente.

 

I dati riportati da questo sistema di sorveglianza indicano che nel 2009 sono stati diagnosticati 4,6 nuovi casi di Hiv positività ogni 100 mila residenti italiani e 22,5 nuovi casi di Hiv positività ogni 100 mila stranieri residenti. Nel 2009 quasi una persona su tre diagnosticate come Hiv positive è di nazionalità straniera. L’incidenza è maggiore al centro-nord rispetto al sud-isole. Negli ultimi 10 anni si osserva, nelle aree per le quali il dato è disponibile, una stabilizzazione delle segnalazioni.

 

Le persone che hanno scoperto di essere Hiv positive nel 2009 hanno un’età mediana di 39 anni per i maschi e di 36 anni per le femmine.

 

La proporzione di donne è aumentata fino a metà degli anni Novanta e dal 2003 sta ridiminuendo: il rapporto maschi/femmine, che era di 2,3 nel 2003, è diventato di 3,1 nel 2009. Aumentano i casi attribuibili a contatti eterosessuali e omosessuali, che nel 2009 costituiscono complessivamente il 79% di tutte le segnalazioni. Un terzo delle persone con una nuova diagnosi di Hiv viene diagnosticato in fase avanzata di malattia, con una rilevante compromissione del sistema immunitario (numero di linfociti CD4 inferiore a 200 cell/mm3).

La sorveglianza dell’Aids, che riporta i dati delle persone sieropositive con una diagnosi di Aids conclamato, ha una copertura nazionale. Dall’inizio dell’epidemia nel 1982 a dicembre 2010 sono stati segnalati circa 63 mila casi di Aids, di cui quasi 40 mila deceduti.

 

I nuovi casi di Aids per anno continuano a diminuire principalmente per effetto delle terapie antiretrovirali combinate (introdotte nel nostro Paese nel 1996). Queste terapie prolungano la sopravvivenza e riducono la mortalità delle persone sieropositive, comportando un aumento progressivo delle persone viventi con Aids.

 

Le caratteristiche delle persone con Aids sono cambiate negli ultimi 10 anni: sono diminuiti i casi attribuibili a uso iniettivo di droghe mentre sono aumentati i casi attribuibili a contatto sessuale (sia eterosessuale che omosessuale).

 

Una quota crescente di persone scopre di essere sieropositivo molto tardi, in concomitanza con la diagnosi di Aids. Come conseguenza di queste diagnosi tardive, ben due terzi delle persone diagnosticate con Aids dal 1996 a dicembre 2010 non ha usufruito dei benefici delle terapie antiretrovirali prima di tale diagnosi.

 

In Europa

 

Secondo il rapporto “HIV/AIDS surveillance report 2009” (pdf 6,5 Mb) di Ecdc e Oms Europa, non vi è alcuna chiara indicazione che nella Regione europea dell’Oms sia in atto un declino dei casi di infezione diagnosticati. Dal 2004, il tasso di nuovi casi di Hiv diagnosticati ogni 100.000 abitanti è aumentato di quasi il 30%, da 6,6 nel 2004 a 8,5 nel 2009. Il tasso complessivo per gli uomini era 11,4 per 100.000 abitanti e per le donne 5,8 per 100.000 abitanti.

 

In Europa il tasso di casi di Hiv varia notevolmente: quello più elevato è stato segnalato nei territori orientali (18,9 per 100.000 abitanti), più del doppio di quello riportato nei Paesi occidentali (6,7 per 100.000) e più di dieci volte quello rilevato al Centro (1,4 per 100.000).

 

Nuove diagnosi

Nel 2009, sono stati diagnosticati e riportati da 49 dei 53 Paesi dell'Oms Europa (i dati non sono disponibili per Austria, Monaco, Russia e Turchia) 53.427 casi di Hiv. Due Paesi hanno registrato una quota superiore a 20 casi per 100.000 abitanti: Estonia (30,7) e Ucraina (35,4). Tassi superiori a 10 per 100.000 abitanti sono stati osservati in Bielorussia (11,2), Belgio (10,3), Kazakistan (13,3), Kirghizistan (12.5), Lettonia (12,2), Moldova (19,7), Regno Unito (10,7) e Uzbekistan (14,8).

 

Il 12% delle infezioni da Hiv diagnosticate nel 2009 ha riguardato individui tra 15 e 24 anni e il 35% donne. Il tasso di casi diagnosticati di infezione da Hiv per 100.000 abitanti è aumentato del 29% tra il 2004 e il 2009, da 6,6 (43.642 casi) a 8,5 nel 2009 (53.427 casi).

 

Tra i 28 Paesi Ue/Eea che hanno costantemente riportato dati sull’Hiv dal 2004, il tasso di casi di casi di Hiv diagnosticati per 100.000 abitanti è rimasto piuttosto stabile: 6,5 per 100.000 nel 2004 (27.405 casi); 5,7 per 100.000 (25.917 casi) nel 2009. Il tasso complessivo per gli uomini era pari a 8,3 per 100.000 abitanti e per le donne 3,2.

 

A livello nazionale, i tassi e il numero di diagnosi di Hiv sono aumentati in 16 Paesi e diminuiti in 12. I casi diagnosticati di Hiv sono più che triplicati in Bulgaria, Islanda e Slovacchia, i tassi sono aumentati di oltre il 50% in Ungheria e Slovenia, e sono diminuiti di oltre il 20% in Danimarca, Estonia, Italia, Lussemburgo e Romania. I quattro Paesi con il più alto tasso di casi di Hiv nel 2009 erano Estonia (30,7; 411 casi), Lettonia (12,2; 275 casi), Regno Unito (10,7; 6.630 casi) e Belgio (10,3; 1115 casi). I tassi più bassi sono stati segnalati in Romania e Slovacchia.

 

Europa orientale

Nel 2009, sono stati diagnosticati e segnalati da 14 dei 15 Paesi 27.112 casi di Hiv, con un tasso di 18,9 per 100.000 abitanti, il più alto della Regione europea dell’Oms. A causa della mancanza di dati della Russia, dove nel 2009 sono stati segnalati 58.448 casi, il numero totale dei casi di Hiv nell’area è molto sottostimato. Due Paesi hanno riferito tassi superiori a 30 per 100.000 abitanti: Estonia (30,7) e Ucraina (35,4). Il 60% dei casi di Hiv in Europa dell’Est sono stati segnalati dall'Ucraina. Il 14% dei casi di Hiv diagnosticati nel 2009 riguarda giovani di età compresa tra 15 e 24 anni e il 41% femmine.

 

Nella regione orientale, dove si registra il più alto tasso di casi diagnosticati di Hiv, la modalità prevalente di trasmissione è cambiata nel tempo, passando dalle droghe per via endovenosa ai rapporti eterosessuali (46% delle infezioni, 12.455 casi). Il consumo di droga da iniezione è la seconda modalità di trasmissione più comune (39%, 10.680 casi).

 

Nei 14 Paesi che hanno riportato dati sull’Hiv dal 2004, il tasso di casi di Hiv è passato da 11,3 per 100.000 nel 2004 a 18,9 per 100.000 nel 2009. I Paesi baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) sono stati i più colpiti da un rapido aumento dei tassi di diagnosi di Hiv nel 2001-2002, da allora hanno segnalato una diminuzione, anche se è stata osservata una recrudescenza del virus Hiv nel 2007-2008 in Lettonia e in Lituania nel 2009. Negli altri Paesi, i tassi sono aumentati dal 2004, di oltre 3 volte in Armenia, Azerbaigian e Kirghizistan, sono raddoppiati in Georgia e Kazakistan. In Bielorussia, Moldavia, Tagikistan, Ucraina e Uzbekistan è stato osservato un aumento tra il 40 e il 100%.

 

Europa centrale

L'epidemia di Hiv nel centro Europa rimane a un livello basso e stabile, anche se vi è evidenza di un aumento della trasmissione per via sessuale in molti Paesi. Il 19% dei casi di nuova diagnosi nel 2009 riguarda giovani tra 15 e 24 anni e il 20% donne. Nel 2009, sono stati segnalati 1.612 casi di nuova diagnosi di infezione da Hiv (da 14 Paesi su 15), con un tasso di 1,4 per 100.000 abitanti. Un quarto delle infezioni sono state acquisite attraverso rapporti eterosessuali (24%; 390 casi). Nel 2009, i casi di Hiv acquisiti attraverso rapporti eterosessuali rappresentavano più del 50% di tutte le diagnosi in Albania, Bosnia-Erzegovina e Romania. Oltre il 50% di tutte le diagnosi sono state riportate tra i maschi omosessuali in Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Serbia, Slovacchia, Slovenia e Macedonia.

 

Tra gli otto Paesi che hanno segnalato più di 50 casi di Hiv nel 2009, il numero di casi è più che triplicato in Bulgaria (da 50 casi nel 2004 a 171 casi nel 2009) e Slovacchia (da 15 a 53). Rispetto al 2004 il numero di casi acquisiti con rapporti eterosessuali è rimasto stabile (339 casi nel 2004; 329 casi nel 2009). Il numero di casi di Hiv tra uomini gay è più che raddoppiato, da 174 nel 2004 a 426 in 2009.

 

Europa occidentale

In 21 dei 23 Paesi dell’area occidentale, nel 2009 sono stati segnalati 24.703 casi di nuova diagnosi di infezione da Hiv, con un tasso di 6,7 per 100.000 abitanti. I dati indicano che qui l'epidemia di Hiv è caratterizzata da un continuo aumento della trasmissione sessuale dell'infezione da Hiv. Il 10% delle nuove diagnosi nel 2009 è stato segnalato in individui di 15-24 anni e il 28% era donna. Il 40% dei casi di Hiv è stato acquisito attraverso rapporti eterosessuali (9.960 casi), mentre i rapporti tra maschi omosessuali rappresentano il 37% delle infezioni (9.042 casi).

 

I casi di Aids nella Regione europea dell’Oms

Il numero di casi diagnosticati di Aids nella Regione europea dell'Oms è sceso, eccetto che nella parte orientale, dove è aumentato. Nei 48 Paesi che hanno raccolto regolarmente dati sull’Aids per il periodo 2004-2009 (i dati non sono disponibili per Austria, Svezia, Monaco, Russia e Turchia), il tasso di diagnosi di Aids è diminuito da 2 per 100.000 abitanti a 1 per 100.000 e i casi ammontano a 6.568.

 

Secondo il rapporto “Hiv/Aids surveillance report 2009” (pdf 6,5 Mb), per gli uomini il tasso complessivo è stato di 1,5 per 100.000 abitanti e per le donne di 0,5. Sono stati diagnosticati più casi di Aids nei Paesi occidentali (4.361 casi) che orientali (1.803 casi), mentre in Europa centrale i casi rimangono pochi (404 casi). Tuttavia, a causa dei dati incompleti, il numero di casi di Aids è molto sottovalutato, in particolare in Europa orientale.

 

I tassi di diagnosi di Aids nel 2009 variano notevolmente tra i Paesi. Un tasso superiore a 3 per 100.000 abitanti è stato osservato in Bielorussia (4,8; 459 casi), Georgia (6.5, 284 casi) e Moldova (7,3; 261 casi). Dal 2004, il numero di diagnosi di Aids è sceso da 12.720 casi (2 per 100.000 abitanti) a 6.568 casi (1 per 100.000) nel 2009. Nei 14 Paesi del centro Europa che hanno regolarmente prodotto dati sulle diagnosi di Aids, c'è stato un calo da 0,6 per 100.000 nel 2004 a 0,3 nel 2009. Al contrario, in Europa orientale, è stato segnalato un aumento tra il 2004 e il 2009 da 0,8 a 2,3 per 100.000.

 

Nel 2009, è stato diagnosticato in 27 Paesi Ue/Eea un totale di 4.650 casi di Aids, pari a un tasso di 1 caso per 100.000 abitanti (nel 2004 erano 9.011 con un tasso di 1,9 per 100.000 abitanti). Per gli uomini il tasso complessivo è stato di 1,4 per 100.000 e per le donne di 0,5. I tassi più elevati sono stati riferiti da Estonia (2,8; 38 casi), Lettonia (4,3; 96 casi), Portogallo (2,8; 297 casi), e Spagna (2,3; 1037 casi).

 

A livello nazionale, un aumento del numero di diagnosi di Aids è stato riportato in Bulgaria (36%, da 22 casi nel 2004 a 30 nel 2009), Estonia (31%, da 29 casi nel 2004 a 38), Lettonia (8%, da 89 casi nel 2004 a 96 nel 2009) e Lituania (76%, da 21 casi nel 2004 a 37 nel 2009). Negli altri 23 Paesi si è osservato un declino delle diagnosi di Aids.

 

Nel mondo

 

I dati del Global report 2010 (pdf 3,9 Mb), il rapporto di Unaids sull’epidemia di Aids, stimano che nel 2009 le persone affette da Hiv nel mondo erano 33,3 milioni, di cui oltre 30 milioni residenti nei Paesi in via di sviluppo, 2,6 milioni quelle che hanno contratto il virus di recente e 1,8 milioni quelle decedute per malattie correlate all’Aids.

 

Rispetto al 2001 il tasso di prevalenza globale del virus dell’Hiv nelle persone di 15-49 anni è rimasto stabile (0,8%), ma guardando alle specifiche situazioni geografiche si registrano aumenti in Medio Oriente e Nord Africa, Africa orientale, Oceania, Europa orientale e Asia centrale e Nord America.

 

Complessivamente, rispetto al 2001, nel 2009 le nuove infezioni da Hiv sono diminuite da 3,1 a 2,6 milioni. In sette Paesi asiatici, l'incidenza dell'Hiv è aumentata di oltre il 25% tra il 2001 e il 2009. In Europa, Asia centrale e America del Nord, i tassi annui di nuove infezioni da Hiv si sono mantenuti stabili negli ultimi 5 anni. Il virus dell’Hiv sembra, invece, tornare a essere aggressivo tra gli uomini omosessuali in diversi Paesi avanzati e in Europa orientale e Asia centrale tra le persone che consumano droghe da iniezione e i loro partner sessuali.

 

Per quanto riguarda i morti imputabili all’Aids, rispetto al 2001, il numero di decessi è rimasto stabile a 1,8 milioni. La mortalità ha cominciato a scendere in Africa sub-sahariana e nei Caraibi già a partire dal 2005. In Nord America e in Europa occidentale e centrale, invece, i decessi per Aids hanno cominciato a diminuire a ridosso dell’introduzione della terapia antiretrovirale nel 1996. In Asia centrale e in America Latina, il numero delle vittime si è stabilizzato, ma non accenna a diminuire. In Europa orientale, infine, i decessi continuano ad aumentare.

 

Aids e bambini

I dati Unaids pubblicati nel Global report 2010 (pdf 3,9 Mb) indicano che a livello globale i decessi tra i bambini di età inferiore ai 15 anni di età sono in declino. Si stima che i bambini deceduti per Aids nel 2009 siano stati 260 mila, il 19% in meno rispetto al 2004. La tendenza riflette la costante espansione dei servizi per prevenire la trasmissione dell’Hiv nei bambini e il miglioramento (seppur lento) del loro accesso alle cure.

 

Nonostante il calo della prevalenza dell’Hiv negli adulti in tutto il mondo e l'aumento dell’accesso alle cure, il numero totale di bambini di 0-17 anni che ha perso i propri genitori a causa dell'Hiv non è ancora diminuito. Infatti, è ulteriormente aumentato da 14,6 milioni nel 2005 a 16,6 milioni nel 2009. Quasi il 90% vive in Africa subsahariana. Gli orfani imputabili all’Aids vivono in sei Paesi (Kenya, Nigeria, Sudafrica, Uganda, Tanzania e Zimbabwe) e sono oltre 9 milioni, con la Nigeria che da sola ne conta 2,5 milioni. Più del 10% di tutti i bambini di età compresa tra 0 e 17 anni ha perso uno o entrambi i genitori a causa dell'Hiv in Zimbabwe (16%), Lesotho (13%), Botswana e Swaziland (12%).

 

Terapie

Secondo quanto riportato nel Global report 2010 (pdf 3,9 Mb) dell’Unaids, si stima che al mese di dicembre 2009 si siano sottoposte a terapia antiretrovirale 5,2 milioni di persone nei Paesi a basso e medio reddito: si tratta di un incremento di 1,2 milioni di persone, pari al 30%, rispetto all’anno precedente.

 

Nell'Africa subsahariana, nel 2009, circa il 37% delle persone idonee al trattamento ha avuto accesso ai farmaci salvavita. Allo stesso modo hanno avuto accesso al trattamento, il 42% dei malati ritenuti idonei in America centrale e meridionale, il 51% in Oceania, il 48% nei Caraibi e il 19% in Europa orientale e Asia centrale. Solo in America centrale e meridionale (6%), dove la copertura della terapia antiretrovirale era già elevata, nel 2009 si registrano incrementi nel tasso di accesso significativamente più bassi. Un certo numero di Paesi ha registrato una significativa flessione nel tasso di copertura della terapia antiretrovirale per i bambini e per gli adulti. Il numero di bambini di età inferiore ai 15 anni sottoposti a terapia antiretrovirale è aumentato di circa 80 mila unità (o 29%) nel 2009, da 275 a 354 mila. Tuttavia, i bambini continuano ad avere un accesso minore alla terapia rispetto agli adulti (28% rispetto al 37%). La percentuale di donne in gravidanza che ha fatto il test dell’Hiv ed è stata ritenuta idonea a ricevere la terapia antiretrovirale è passata dal 34% al 51%.

 

Il numero di strutture sanitarie che somministrano la terapia antiretrovirale è aumentato del 36% nel 2009, e, secondo i dati presentati da 99 Paesi, il numero medio di persone che riceve una terapia antiretrovirale per ciascuna struttura è salito da 260 nel 2008 a 274 nel 2009.

 

Otto Paesi (Botswana, Cambogia, Croazia, Cuba, Guyana, Namibia, Ruanda e Romania) hanno raggiunto una copertura nella terapia antiretrovirale pari all’80% o più. Tra i Paesi a basso e medio reddito con il maggior numero di persone che vivono con l'Hiv, il Ruanda ha raggiunto una copertura tra gli adulti dell’88%, il Botswana dell’83%, la Namibia del 76%. Undici Paesi (Camerun, Costa d'Avorio, Ghana, India, Indonesia, Mozambico, Sudafrica, Ucraina, Tanzania, Vietnam e Zimbabwe) hanno ottenuto una copertura inferiore al 40%. In Indonesia e Ucraina solo il 20% degli adulti idonei ha ricevuto la terapia antiretrovirale.

 

La tubercolosi (Tb) è una delle principali cause di morte tra le persone che vivono con l'Hiv. Nel 2009 ci sono stati circa 380 mila decessi per Tb tra le persone che vivono con l'Hiv. Nel 2009, 1,6 milioni di persone con Tb (26% del totale) sono state testate per l'Hiv. Delle persone testate, 450 mila sono risultate Hiv-positive; il 75% di quanti sono risultati positivi hanno ricevuto co-trimossazolo e il 37% si è sottoposto alla terapia antiretrovirale.

 

Africa e Medio Oriente

Nel 2009, nell’Africa subsahariana, la regione più seriamente colpita dal virus dell’Hiv, sono state registrate circa 1,8 milioni di nuove infezioni da Hiv, con una significativa riduzione a partire dal 2001. In quest’area vivono 22,5 milioni di persone affette da Hiv ed è qui che si registra il maggior numero di decessi per Aids a livello globale.

 

Sebbene in Africa subsahariana il tasso di nuove infezioni da Hiv sia diminuito, il numero totale di persone che vive con l'Hiv continua a crescere. Nel 2009, era pari a 22,5 milioni, il 68% del totale mondiale. In questa regione sono affette da Hiv più donne che uomini.

 

La prevalenza negli adulti tra i 15 e i 49 anni in questi territori è pari al 5%. Botswana, Sud Africa, Tanzania, Zambia e Zimbabwe hanno mostrato un calo significativo nella prevalenza dell'Hiv tra giovani donne e uomini, imputabile soprattutto al cambiamento dei comportamenti sessuali.

 

La più grande epidemia dell'Africa subsahariana, che ha interessato Etiopia, Nigeria, Sudafrica, Zambia e Zimbabwe, si è stabilizzata o sta mostrando segni di declino. Nel 2009 in questa regione sono morte per Aids 1,3 milioni di persone, cioè il 72% del totale globale di decessi attribuibili all’epidemia (1,8 milioni). 

 

In Medio Oriente e Nord Africa, il trend è in forte crescita: nel 2009 le persone affette dal virus dell’Hiv erano 460 mila, 75 mila le nuove infezioni e 24 mila i decessi correlati all’Aids. Nel 2001, questi dati ammontavano rispettivamente a 180 mila, 36 mila e 8300.

 

Asia

Nel 2009, in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico sono state registrate 270 mila nuove infezioni da Hiv e 260 mila decessi per Aids. In quest’area vivono 4,1 milioni di persone affette da Hiv. In Asia orientale, dove i tassi sono notevolmente inferiori a quelli del resto del continente ma sono fortemente cresciuti negli ultimi anni, le persone affette da Hiv sono 770 mila (erano 550 mila nel 2001) e il numero di nuove infezioni è pari a 82 mila (nel 2001 erano 64 mila). I decessi registrati nel 2009 in quest’area ammontano a 36 mila, oltre il doppio delle morti avvenute nel 2001 (15 mila).

 

America del Nord ed Europa occidentale e centrale

Su entrambe le sponde dell'Atlantico, il numero stimato di persone affette da Hiv continua ad aumentare grazie a un ampio accesso alla terapia antiretrovirale. In America settentrionale le persone infettatesi nel 2009 sono 70 mila e 26 mila quelle decedute per malattie correlate all’Aids. Complessivamente in Canada e Stati Uniti nel 2009 le persone affette da Hiv erano 1,5 milioni (nel 2001 erano 1,2 milioni).

 

Nel 2009, in Europa centrale e occidentale le persone con Hiv sono 31 mila e 8500 quelle decedute per malattie correlate all’Aids. Il numero totale di adulti e bambini che vivono con il virus dell’Hiv ammonta a 820 mila (nel 2001 erano 630 mila).

 

Europa orientale e Asia centrale

Europa orientale e Asia centrale sono le regioni in cui la prevalenza dell’Hiv è in maggiore crescita: nel 2001 il tasso era dello 0,4%, nel 2009 sale allo 0,8%. Grazie al potenziamento delle terapie antiretrovirali in molti Paesi, rispetto al 2001, nel 2009 le nuove infezioni sono crollate da 240 mila a 130 mila e il numero di persone che vive con l’Hiv è quasi raddoppiato salendo a 1,4 milioni.

 

America Latina e Caraibi

Nel 2009, in America centrale e meridionale si sono registrate 92 mila nuove infezioni da Hiv e 58 mila decessi per malattie correlate all’Aids. In questa regione, il numero totale di persone affette da Hiv è pari a 1,4 milioni. Nel 2009, nei Caraibi erano 240 mila le persone affette da Hiv, 17 mila quelle che avevano contratto il virus di recente e circa 12 mila quelle morte per malattie correlate all’Aids. In questo territorio, dopo una fase di declino registrata nel decennio scorso, l’incidenza dell’Hiv sembra essersi stabilizzata.

 

Oceania

L’Oceania è una delle aree del mondo in cui il numero di persone che vive con il virus dell’Hiv è maggiormente cresciuto dal 2001, grazie al rafforzamento delle terapie antiretrovirali. Si stima che nel 2009 siano 57 mila le persone che vivono con l'Hiv (nel 2001 erano poco meno della metà), di queste, 4500 hanno contratto il virus di recente.