Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

infezione da Hiv e Aids

Aspetti epidemiologici

In Italia

 

Revisione a cura del Centro operativo Aids (Coa) – Iss

 

1 dicembre 2016 - Il Centro operativo Aids (Coa) dell’Istituto superiore di sanità dal 1984 raccoglie i dati relativi alle notifiche di Aids e dal 2008 i dati delle nuove diagnosi di infezione da Hiv. Il “Notiziario dell’Iss (Volume 29 - Numero 9, Supplemento 1 - 2016) – Aggiornamento delle nuove diagnosi di infezione da Hiv e dei casi di Aids in Italia al 31 dicembre 2015” riporta i dati sulle nuove diagnosi di infezione da Hiv e sui casi di Aids segnalati in Italia aggiornati a dicembre 2015.

 

Sorveglianza delle infezioni da Hiv

La sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv riporta i dati relativi alle persone che risultano positive al test Hiv per la prima volta. I dati riferiti da questo sistema di sorveglianza indicano che nel 2015, sono state riportate 3444 nuove diagnosi di infezione da Hiv, pari a 5,7 nuovi casi per 100.000 residenti. L’incidenza più elevata è stata registrata nel Lazio, in Lombardia, in Liguria e in Emilia-Romagna.

 

Le persone che hanno scoperto di essere Hiv positive nel 2015 sono maschi nel 77,4% dei casi. L’età mediana è di 39 anni per i maschi e 36 anni per le femmine. L’incidenza più alta è stata osservata nella fascia d’età 25-29 anni (15,4 nuovi casi ogni 100.000 residenti).

 

Nel 2015 la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’85,5% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 44,9%; Msm, men who have sex with men 40,7%). Inoltre, il 28,8% delle persone diagnosticate come Hiv positive è di nazionalità straniera. L’incidenza è di 4,3 nuovi casi di Hiv per 100.000 italiani residenti e 18,9 nuovi casi di infezione da Hiv per 100.000 stranieri residenti. Tra gli stranieri, l’incidenza dell’Hiv è più elevata in Abruzzo, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Tra gli stranieri, la quota maggiore di casi era costituita da eterosessuali femmine (36,9%), mentre tra gli italiani da Msm (48,1%). Nel 2015 oltre la metà dei casi segnalati con una nuova diagnosi di Hiv era già in fase avanzata di malattia: il 54,5% è stato diagnosticato con un numero di linfociti CD4 inferiore a 350 cell/μL.

 

Nel 2015 il 32,4% delle persone con una nuova diagnosi di infezione da Hiv ha eseguito il test per la presenza di sintomi che facevano sospettare un’infezione da Hiv o l’Aids, il 27,6% in seguito a un comportamento a rischio non specificato e il 13,2% nel corso di accertamenti per un’altra patologia.

 

Sorveglianza dell’Aids

La sorveglianza dell’Aids, riporta i dati delle persone con una nuova diagnosi di Aids. Dall’inizio dell’epidemia, nel 1982, a oggi sono stati segnalati oltre 68.000 casi di Aids, di cui oltre 43 mila deceduti.

 

Nel 2015 sono stati diagnosticati 789 nuovi casi di Aids pari a un’incidenza di 1,4 nuovi casi per 100.000 residenti. L’incidenza di Aids è in lieve costante diminuzione negli ultimi tre anni.

 

È diminuita negli ultimi anni la proporzione di persone che alla diagnosi di Aids presentano un’infezione fungina, mentre è aumentata la quota di pazienti che presentano un’infezione virale o un tumore.

 

Nel 2015 poco meno di un quarto delle persone diagnosticate con Aids ha eseguito una terapia antiretrovirale prima della diagnosi. Il fattore principale che determina la probabilità di avere eseguito una terapia antiretrovirale prima della diagnosi è la consapevolezza della propria sieropositività: nell’ultimo decennio è aumentata la proporzione delle persone con nuova diagnosi di Aids che ignorava la propria sieropositività e ha scoperto di essere Hiv-positiva nei pochi mesi precedenti la diagnosi di Aids, passando dal 53,8% del 2006 al 74,5% del 2015.

 

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