In Italia
Revisione a cura del Centro operativo Aids (Coa) – Iss
1 dicembre 2011 - Il Centro operativo Aids (Coa) dell’Istituto superiore di sanità dal 1984 raccoglie i dati relativi alle notifiche di Aids e dal 2008 i dati delle nuove diagnosi di infezione da Hiv.
Sorveglianza delle infezioni da Hiv
La sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv, che riporta i dati relativi alle persone che risultano positive al test Hiv per la prima volta, è stata attivata in tutte le Regioni italiane.
I dati riportati da questo sistema di sorveglianza indicano che nel 2010 sono stati diagnosticati 5,5 nuovi casi di Hiv positività ogni 100 mila residenti e quasi una persona su 3 diagnosticate come Hiv positive è di nazionalità straniera. L’incidenza è infatti di 4 nuovi casi tra italiani e 20 nuovi casi tra stranieri residenti e presenta un gradiente maggiore al centro-nord rispetto al sud-isole.
Nelle aree per le quali sono disponibili i dati, negli ultimi 12 anni si osserva una lieve diminuzione dell’incidenza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv, da attribuire principalmente alla diminuzione di incidenza tra consumatori di sostanze per via iniettiva. L’incidenza per gli eterosessuali e per gli Msm (maschi che fanno sesso con maschi - men who have sex with men) è invece rimasta costante. Nel 2010 la maggioranza delle nuove infezioni è attribuibile a contatti sessuali non protetti, che costituiscono l’80,7% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 49,8%, Msm 30,9%).
L’età mediana delle persone che hanno scoperto di essere Hiv positive nel 2010 è di 39 anni per i maschi e di 35 anni per le femmine.
Le stime effettuate usando il metodo proposto dall’Unaids indicano che il numero delle persone viventi con infezione da Hiv (compresi i casi con Aids e le persone che ignorano di essere infette) è aumentato passando da 135 mila casi nel 2000 a 157 mila casi nel 2010, principalmente per effetto della maggiore sopravvivenza legata alle terapie antiretrovirali che comportano un aumento progressivo del numero delle persone viventi Hiv positive. I cambiamenti relativi che si osservano nel decennio considerato sono:
In particolare, va notato il fatto che oltre un terzo delle persone con una nuova diagnosi di Hiv viene diagnosticato in fase avanzata di malattia, e presenta una rilevante compromissione del sistema immunitario (numero di linfociti CD4 inferiore a 200 cell/μL). Queste persone che scoprono di essere Hiv positive in ritardo hanno mediamente più di 40 anni di età, hanno contratto l’infezione prevalentemente attraverso contatti eterosessuali, e sono più spesso stranieri.
Sorveglianza dell’Aids
La sorveglianza dell’Aids, che ha una copertura nazionale, riporta i dati delle persone sieropositive con una diagnosi di Aids conclamato. Dall’inizio dell’epidemia nel 1982 a oggi sono stati segnalati circa 64 mila casi di Aids, di cui quasi 40 mila deceduti. I nuovi casi di Aids e il numero di decessi per anno continuano a diminuire, principalmente per effetto delle terapie antiretrovirali combinate (introdotte nel nostro Paese nel 1996). Queste terapie prolungano la sopravvivenza e riducono la mortalità delle persone sieropositive, comportando un aumento progressivo delle persone viventi con Aids.
Ciononostante, molte persone scoprono di essere sieropositive molto tardi, in concomitanza con la diagnosi di Aids. Come conseguenza di queste diagnosi tardive, ben due terzi delle persone diagnosticate con Aids dal 1996 a dicembre 2011 non ha usufruito dei benefici delle terapie antiretrovirali prima di tale diagnosi.
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