Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

infezione da Hiv e Aids

Aspetti epidemiologici

In Italia

 

Revisione a cura del Centro operativo Aids (Coa) – Iss

 

21 dicembre 2017 - Il Centro operativo Aids (Coa) dell’Istituto superiore di sanità dal 1984 raccoglie i dati relativi alle notifiche di Aids e dal 2008 i dati delle nuove diagnosi di infezione da Hiv. Il “Supplemento del Notiziario dell’Iss (Volume 30 - Numero 9, Supplemento 1 - 2017) – Aggiornamento delle nuove diagnosi di infezione da Hiv e dei casi di Aids in Italia al 31 dicembre 2016” riporta i dati sulle nuove diagnosi di infezione da Hiv e sui casi di Aids segnalati in Italia aggiornati a dicembre 2016.

 

Sorveglianza delle infezioni da Hiv

La sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv riporta i dati relativi alle persone che risultano positive al test Hiv per la prima volta. I dati riferiti da questo sistema di sorveglianza indicano che nel 2016, sono state riportate 3451 nuove diagnosi di infezione da Hiv, pari a 5,7 nuovi casi per 100.000 residenti. L’incidenza più elevata è stata registrata in Lazio, nelle Marche, in Toscana e Lombardia.

 

Le persone che hanno scoperto di essere Hiv positive nel 2016 sono maschi nel 76,9% dei casi. L’età mediana è di 39 anni per i maschi e 36 anni per le femmine. L’incidenza più alta è stata osservata nella fascia d’età 25-29 anni (14,7 nuovi casi ogni 100.000 residenti).

 

Nel 2016 la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’85,6% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 47,6%; Msm, men who have sex with men 38%). Inoltre, il 35,8% delle persone diagnosticate come Hiv positive è di nazionalità straniera.

 

Nel 2016, più della metà delle persone con una nuova diagnosi di Hiv è stata diagnosticata in fase avanzata di malattia, nello specifico il 55,6% con un numero di linfociti CD4 inferiore a 350 cell/μL e il 36,9% con un numero di linfociti CD4 inferiore a 200 cell/μL.

 

Nel 2016, il 30,7% delle persone con una nuova diagnosi di infezione da Hiv ha eseguito il test per la presenza di sintomi che facevano sospettare un’infezione da Hiv o l’Aids, il 27,5% in seguito a un comportamento a rischio e il 12,2% in seguito a controlli di routine.

 

Sorveglianza dell’Aids

La sorveglianza dell’Aids, riporta i dati delle persone con una nuova diagnosi di Aids. Dall’inizio dell’epidemia, nel 1982, a oggi sono stati segnalati quasi 69.000 casi di Aids, di cui oltre 44 mila deceduti fino al 2014.

 

Nel 2016 sono stati diagnosticati 778 nuovi casi di Aids pari a un’incidenza di 1,3 nuovi casi per 100.000 residenti. L’incidenza di Aids è in lieve costante diminuzione negli ultimi quattro anni.

 

È diminuita negli ultimi anni la proporzione di persone che alla diagnosi di Aids presentano un’infezione fungina, mentre è aumentata la quota di pazienti che presentano un’infezione virale o un tumore.

 

Nel 2016, circa il 22% delle persone diagnosticate con Aids ha eseguito una terapia antiretrovirale prima della diagnosi. Il fattore principale che determina la probabilità di avere eseguito una terapia antiretrovirale prima della diagnosi è la consapevolezza della propria sieropositività: nell’ultimo decennio è aumentata la proporzione delle persone con nuova diagnosi di Aids che ignorava la propria sieropositività e ha scoperto di essere Hiv-positiva nei pochi mesi precedenti la diagnosi di Aids, passando dal 20,5 del 1996 al 76,3% del 2015.

 

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