Il caso di Genova
I campioni di acqua prelevati regolarmente in cinque spiagge della zona, soprattutto nei primi giorni dopo l’episodio, sono risultati positivi per la presenza abbondante di Ostreopsis ovata, con una concentrazione di diverse migliaia di cellule per litro di acqua marina e centinaia di migliaia di cellule per grammo di campioni di microalghe. Nello stesso periodo, sono stati registrati nell’area numerosi effetti avversi su altri organismi che vivono sui fondali marini. Nei giorni successivi la concentrazione di microalga si è notevolmente ridotta e non sono stati più registrati casi nelle persone.
In risposta a quanto accaduto nel 2005, è stato condotto un monitoraggio per prevenire ulteriori esposizioni a queste alghe. Tra il 29 luglio e il 4 agosto 2006, a seguito del rilevamento di un’elevata proliferazione di Ostreopsis ovata, la balneazione è stata proibita per 10 chilometri lungo la costa a est di Genova. Nonostante queste misure, venti persone hanno comunque mostrato sintomi simili a quelli riportati nell’estate del 2005; tuttavia, solo pochi di questi sono stati associati all’inalazione di aerosol contenente frammenti di microalga.
Le caratteristiche che sembrano favorire la fioritura in Toscana e Liguria non sono tuttavia generalizzabili, non essendo comuni agli altri siti per i quali è stata descritta la presenza di alte densità di O. ovata. Le fioriture di alghe nelle coste italiane comprendono almeno altre due specie potenzialmente tossiche, Prorocentrum lima e Coolia monotis.
Dal punto di vista sanitario, nonostante la sua diffusa presenza sulle coste di diverse Regioni italiane, soltanto in alcune aree, peraltro assai limitate (Genova levante, provincia di La Spezia, litorale apuano a levante del porto di Marina di Carrara, provincia di Latina, Palermo-Bagheria e Mola di Bari) sono stati segnalati casi di disturbi alle prime vie respiratorie e talvolta stati febbrili nei bagnanti che stazionavano sulla spiaggia.
Nel mondo
Inoltre, in Florida (Stati Uniti) sono stati registrati casi di disturbi respiratori simili a quelli che si sono verificati in Italia, attribuiti però all’esposizione a un’altra microalga, Karenia brevis, che produce tossine diverse, le brevetossine.