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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

attività fisica

Attività fisica: è tempo di agire!

Barbara De Mei – Istituto superiore di sanità

 

20 luglio 2017 - “Basta poco e ci guadagni in salute” è lo slogan della campagna con cui la Regione Emilia-Romagna sta promuovendo l’attività fisica tra i cittadini. L’invito è di cogliere ogni occasione per essere attivi, nei diversi momenti della giornata. La campagna è collegata alla “Mappa della salute”, un sito realizzato dalla Regione che utilizza un sistema di geolocalizzazione, aggiornato in tempo reale, per individuare tutti gli eventi organizzati o patrocinati dalle Aziende Usl, come gruppi di cammino e palestre, anche in collaborazione con le associazioni sportive e dei pazienti. Il sito ha una sua pagina Facebook con cui dà visibilità agli appuntamenti. La Mappa della salute, non solo rappresenta un’importante iniziativa regionale mirata alla promozione dell’attività fisica, ma si colloca anche perfettamente all’interno del dibattito internazionale sulla necessità di intervenire per contrastare la sedentarietà. In particolare, l’Action plan for the prevention and control of noncommunicable diseases in the WHO European Region 2016-2025, pubblicato nel 2016, ha ribadito l’importanza di integrare la promozione della salute e la prevenzione secondo l’approccio della “Salute in tutte le politiche” (Health in all Policies) e di realizzare programmi di prevenzione primaria e di comunità, indirizzati soprattutto ai gruppi di popolazione considerati a rischio. Tra gli interventi a livello di popolazione la promozione dell’attività fisica, favorita da una mobilità sostenibile, rappresenta una delle priorità.

 

Anche la nuova strategia sull’attività fisica 2016-2025 “Physical activity strategy for the Who European Region 2016–2025”, ispirandosi al modello di politica europea a favore della salute e del benessere Health 2020, non solo ribadisce i livelli raccomandati di attività fisica per le diverse fasce di età, ma soprattutto insiste su alcuni obiettivi prioritari, come l’importanza di promuovere l’attività fisica in tutte le fasi della vita come parte integrante della vita quotidiana, di sostenere approcci integrati, multisettoriali e orientati alla partnership; di assicurare la creazione di spazi e infrastrutture adeguati che possano favorire la partecipazione dei cittadini e della comunità e la realizzazione di ambienti più salutari.

 

Perché è importante promuovere l’attività fisica?

Principalmente perché è uno dei fattori di rischio delle malattie croniche e, solo nel nostro Paese, nel 2014, queste patologie sono state ritenute responsabili del 92% dei decessi registrati. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel mondo, 1 adulto su 4 non è sufficientemente attivo e l’80% degli adolescenti non raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica mentre, in Europa, oltre un terzo della popolazione adulta e due terzi degli adolescenti non svolgono abbastanza attività fisica. Inoltre, numerose evidenze di letteratura individuano la sedentarietà come uno dei fattori di rischio associati anche all’insorgenza della demenza. Non va poi sottovalutato il peso economico dei costi diretti determinati dall’assistenza sanitaria e dei costi indiretti causati dalle perdite di produttività per malattia, disabilità lavorativa e morti premature.

 

La riduzione della sedentarietà potrebbe produrre benefici anche a livello ambientale: andare di più a piedi o in bicicletta significherebbe ridurre le emissioni di gas serra, l’inquinamento atmosferico, acustico e il congestionamento del traffico. Più attività fisica significherebbe maggiori opportunità economiche per tutta una serie di settori, come l’industria, i trasporti, i servizi sanitari, lo sport e il turismo.

 

Le sfide per il futuro

L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, riconosce le patologie croniche come una delle principali sfide per lo sviluppo sostenibile e ha sviluppato un piano d’azione globale, sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi delle Nazioni Unite, che ha tra i suoi obiettivi quello di ridurre di un terzo i decessi precoci causati dalle patologie croniche. Un traguardo che si può raggiungere solo rafforzando l’impegno politico, aumentando le risorse economiche per implementare programmi nazionali intersettoriali, potenziando la rete con settori diversi da quello sanitario (trasporti, ambiente, istruzione, associazionismo) e favorendo le azioni locali con un coinvolgimento diretto degli individui e della comunità.