Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

influenza aviaria

Aspetti epidemiologici

Secondo i dati epidemiologici storici, le pandemie influenzali si verificano tre o quattro volte nel corso di un secolo, in coincidenza con la comparsa di nuovi sottotipi virali in grado di trasmettersi da persona a persona. Secondo gli esperti, una pandemia nei prossimi anni è inevitabile e probabilmente imminente, anche se non è possibile prevedere quando si manifesterà.

Il 1 settembre 2005, la Fao ha pubblicato un bollettino di aggiornamento sulla situazione di diffusione del virus nella regione asiatica fino al suo ritrovamento in Europa. Il bollettino Fao traccia anche un possibile modello di diffusione del virus tramite le anitre selvatiche e definisce una serie di scenari possibili per l’immediato futuro.

La storia delle epidemie di influenza aviaria è molto lunga e ben documentata. Tuttavia, la prima volta che il virus ha contagiato gli esseri umani, per passaggio diretto da pollame vivo infetto, è stato a Hong Kong nel 1997. In quell'occasione, il ceppo H5N1 indusse malattie respiratorie acute in 18 persone, di cui 6 morirono. La tempestiva eliminazione di un milione e mezzo di uccelli scongiurò, secondo gli epidemiologi, il rischio di una pandemia.

Nel febbraio 2003 il virus H5N1 ha fatto nuovamente la sua comparsa, facendo ammalare due persone e uccidendone una terza tra i membri di una famiglia di Hong Kong recentemente rientrata da un viaggio nel sud della Cina. Dalla metà del 2003, l'influenza aviaria si è diffusa tra il pollame di almeno otto paesi asiatici, uccidendo anche un centinaio di persone. Nello stesso periodo, febbraio 2003, un'epidemia di influenza H7N7 altamente patogenica è scoppiata tra il pollame in Olanda, causando la morte di un veterinario e una malattia meno grave in 83 persone. Dal 2003, il virus H5N1 è endemico nelle regioni asiatiche tra la popolazione avicola. Più di cento milioni di polli sono stati uccisi. Il virus si è trasferito anche alla popolazione di uccelli selvatici e nel corso del 2005 è stato isolato anche nelle regioni degli Urali, alle porte dell’Europa. Secondo la Fao, è presumibile che il virus arriverà nelle regioni europee entro il 2006.

L'epidemia che ha preso il via nel 2003 genera particolare preoccupazione perché l'accresciuta diffusione del virus e la sua capacità di infettare anche altre specie di mammiferi, accertata in Tailandia nel febbraio 2004, e la diffusione, tramite uccelli migratori, fino alle porte dell’Europa, aumenta le probabilità di mutazione e quindi quelle di una trasmissione diretta da persona a persona.

Le dimensioni dell'epidemia in corso sono particolarmente preoccupanti, anche sotto il profilo della sicurezza alimentare dei paesi coinvolti, oltre che quello della sanità pubblica. Secondo i dati aggiornati a fine estate 2005, sono circa 110 milioni gli uccelli uccisi nella regione del Sudest asiatico. Un rapporto pubblicato dalla Fao nell’aprile 2005 ha analizzato tutte le epidemie in corso nella stessa regione tra il gennaio 2003 e il febbraio 2005: 3095 in totale, 13 in Cambogia, 50 in Cina, 169 in Indonesia, 5 in Giappone, 19 nella repubblica di Corea, 45 nel Laos, 10 in Malesia, 1064 in Tailandia e 1764 in Vietnam.

Cifre indicative del potenziale devastante impatto della malattia sull'economia locale. Per dare un'idea del danno economico, basta pensare che in Tailandia le esportazioni di pollame nel 2003 corrispondevano a circa il 7 per cento del mercato di pollame globale, per un valore di circa 1 miliardo di dollari.

Nell’agosto 2005, due articoli pubblicati sulle riviste Nature e Science hanno fornito modelli matematici per prevedere la diffusione del virus, nel caso di contagio uomo a uomo, in un paese come la Tailandia e in un’altra regione del Sudest asiatico. Questi modelli dovrebbero servire come base per lo sviluppo di forme di contenimento efficaci a limitare il rischio pandemico.