Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Botulismo alimentare

Aspetti epidemiologici

In Italia, l’ultima importante epidemia di botulismo si è verificata nel 1996, quando decine di persone sono state ricoverate in diversi ospedali con evidenti sintomi di botulismo. La causa, poi accertata con diagnosi microbiologiche, è stata attribuita a una partita di mascarpone prodotta da uno stabilimento del Nord del paese. Il mascarpone è ampiamente utilizzato nella preparazione del tiramisù, uno dei dolci più popolari, e infatti la maggior parte dei pazienti è stata ricoverata proprio dopo aver mangiato questo dolce.

 

Grazie alla tradizione di preparazione domestica di conserve, tuttavia, il botulismo alimentare rimane in Italia un problema di sanità pubblica, con una media di 20-30 casi segnalati ogni anno. Secondo i dati del ministero della Salute, dal 1996 al 2006 si sono verificati circa 300 casi di botulismo alimentare nel nostro Paese.

Grafico botulismo in Italia

Andamento del numero dei casi di botulismo in Italia dal 1996 al 2006

(fonte: ministero della Salute)

 

Anno M F n.i. Totale

1996

32

26

0

58

1997

23

20

0

43

1998

13

20

0

33

1999

11

10

0

21

2000

13

7

0

20

2001

14

13

0

27

2002

7

8

0

15

2003

12

9

0

21

2004

20

7

0

27

2005

11

11

0

22

2006

4

8

0

12

 

Casi di botulismo in Italia dal 1996 al 2007, divisi per sesso. I dati del 2007 sono da considerarsi provvisori.

 

In Europa

Secondo i dati 2003 dell’Ufficio regionale Oms, le tossinfezioni alimentari rimangono molto frequenti nei paesi dell’est europeo, e il botulismo in particolare ha una elevata incidenza nella zona caucasica (in Armenia, Azerbaijan e Georgia) principalmente a causa del consumo elevato di verdure inscatolate e conservate a livello domestico.

 

Nel mondo

Grazie all’elevato consumo di cibo conservato, il botulismo è una realtà importante negli Stati Uniti, dove nel periodo 1899-1949, secondo i dati dei Cdc, sono stati registrati 477 epidemie di botulismo alimentare, e altre 444 nel periodo dal 1950 al 1996, per un totale di 921. I casi segnalati sono dovuti, in proporzioni diverse, alla presenza delle tossine A, B, E e F di Clostridium botulinum.

 

Oggi, sempre negli Stati Uniti, vengono segnalati in media 110 casi di botulismo ogni anno. Di questi, il 25% è riconducibile a botulismo alimentare, il 72% a botulismo pediatrico e una minima percentuale (circa il 3%) a quello da ferita. Quest’ultimo dato è però in crescita tra le persone tossicodipendenti che condividono l’uso di siringhe. Ad esempio, nel 2001, il sistema di sorveglianza sulle tossinfezioni alimentari statunitensi ha segnalato 169 casi di botulismo, di cui 33 di origine alimentare, 112 pediatrico e 23 dovuto a ferite. Nel 2003, però, è stato registrato un totale di 126 casi, di cui solo 8 di origine alimentare, 86 pediatrico e ben 30 da lesione.

 

Tra i casi di botulismo alimentare, i 10-30 cluster riportati mediamente ogni anno sono associati al consumo di cibi preparati e conservati in modo non adeguato. Nonostante l’alto rischio di fatalità, negli ultimi 50 anni negli Usa la proporzione di pazienti affetti da botulismo che muore è passata dal 50% all’8%.