Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Epatite virale

Archivio 2014

(11 settembre 2014) Epatite A e frutti di bosco: nuovo report Efsa sulla tracciabilità

Alla luce dell’epidemia di Epatite A collegata al consumo di frutti di bosco verificatasi, a partire dal gennaio 2013, in diversi Paesi europei, inclusa l’Italia, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), in collaborazione con il Centro per il controllo delle malattie europeo (Ecdc) e con gli stati membri coinvolti (Italia, Irlanda, Olanda, Polonia, Norvegia, Francia e Svezia e specialisti di tracciabilità dall’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio), ha condotto un esercizio di tracciabilità per identificare l’origine dei frutti di bosco contaminati dal virus dell’Epatite A (Hav) responsabili dell’epidemia. Il report sul lavoro di tracciabilità sintetizza le indagini epidemiologiche, virologiche, alimentari condotte nei Paesi coinvolti e identifica in totale 14 lotti di frutti di bosco misti e due relativi a prodotti di pasticceria contaminati dall’Hav in Italia, Francia e Norvegia. In Italia, dal 1 gennaio 2013 al 31 maggio 2014 sono stati notificati 1300 casi di Hav (che rispondono alla definizione di caso europea), con un calo progressivo del numero dei casi, solo dal marzo di quest’anno. Non è stata ancora identificata una sorgente che colleghi tutti i casi relativi all’epidemia europea. Le ipotesi emerse dal lavoro svolto riguardano delle partite di frutti di bosco surgelati di specifica importazione: il ribes rossi di produzione polacca e le more della Bulgaria. Come regola di prevenzione, oltre a quelle strettamente connesse all’igiene nella produzione agricola, si sottolinea l’importanza di far bollire i frutti di bosco per almeno due minuti prima di consumarli. Il ministero della Salute ha collaborato con una task force europea di esperti nel campo della sicurezza alimentare di Paesi quali: Italia Irlanda, Olanda, Polonia, Norvegia, Francia e Svezia e specialisti di tracciabilità dall’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio, oltre ad esperti di epidemie a trasmissione alimentare dell’Ecdc. Per ulteriori approfondimenti consulta la pagina dedicata sul sito del ministero della Salute e scarica il rapporto Efsa “Tracing of food items in connection to the multinational hepatitis A virus infection outbreak in Europe” (pdf 333 Kb).

 

(31 luglio 2014) Ecdc: on line il report sulla sorveglianza alle epatiti B e C

Nel 2012, 29 Paesi europei, hanno segnalato 17.329 casi di epatite B (3,5 casi per 100.000 abitanti), di cui 2798 (16,1%) infezioni acute, 12.306 (71%) croniche, 1865 (10,8%) sconosciute; non è stato possibile classificare 360 casi (2,1%). L’incidenza di casi acuti continua a diminuire in diversi Paesi europei, anche grazie a programmi di vaccinazione di massa. Le infezioni croniche, viceversa, sono in continuo aumento; ciò probabilmente riflette l’aumentata diffusione nella pratica clinica dei test diagnostici. Le modalità di trasmissione più comuni per le infezioni acute sono i rapporti sessuali non protetti e il contagio nosocomiale, la trasmissione materno-infantile per le infezioni croniche. L’epatite C causa un maggiore carico di malattia in Europa rispetto all’epatite B, con 30.607 casi segnalati da 27 Paesi nel 2012, pari a un’incidenza di 7,8 casi per 100.000 abitanti. Si è trattato di 509 (1,7%) infezioni acute e 3905 (12,8%) croniche; 23.712 (77,5%) casi sono stati classificati come sconosciuti e 2481 (8,1%) non classificati. L’epatite C è diffusa soprattutto tra gli uomini (con una rapporto di 2 a 1 rispetto alla popolazione femminile), oltre la metà dei casi interessa la fascia di età 25-44 anni. Il 76,5% di tutti i casi di infezione da epatite C è associata all’utilizzo di droghe per via iniettiva. Per approfondire leggi il rapporto “Hepatitis B and C surveillance in Europe 2012” (pdf 3 Mb), pubblicato a luglio 2014 dall’Ecdc.

 

(24 luglio 2014) Giornata mondiale per la lotta all’epatite virale 2014

Sono circa 1,4 milioni le persone che ogni anno muoiono a causa delle epatiti virali A, B, C, D ed E, malattie infettive che colpiscono milioni di persone nel mondo, causando patologie del fegato acute o croniche. Per migliorare le conoscenze di popolazione generale e operatori sui diversi tipi di epatite conosciuti, sulle modalità di trasmissione, sui rischi, sulle strategie preventive e sui trattamenti disponibili, l’Organizzazione mondiale della sanità lancia la campagna annuale di sensibilizzazione che ha il suo culmine nel World Hepatitis Day (28 luglio). Lo slogan dell’edizione 2014 della Giornata “Hepatitis: think again” mira a sollecitare policy maker, operatori e pubblico a pensare più attivamente a questo problema di sanità pubblica. Leggi l’approfondimento sulla Giornata mondiale per la lotta all’epatite; l’aggiornamento sui dati epidemiologici italiani (a cura del reparto di Epidemiologia clinica e linee guida,Cnesps-Iss) europei e mondiali; la pagina dedicata allo studio “Sorveglianza dell’epatite E in Italia: malattia emergente nei Paesi industrializzati”; il contributo “L’arrivo dei nuovi farmaci anti-Hcv: gestire un problema complesso” a cura di Giuseppe Traversa (reparto di Farmacoepidemiologia, Cnesps-Iss).

 

(10 luglio 2014) In un convegno il punto sui nuovi farmaci per contrastare l’epatite C

Sono già in commercio i nuovi farmaci per il trattamento virale dell’epatite C, e se da un lato si delineano modifiche radicali in quella che è la terapia attuale, dall’altra si presentano costi talmente elevati per il Servizio sanitario nazionale che minacciano di mettere a rischio il funzionamento stesso del sistema. Se ne è discusso oggi al convegno Iss “I nuovi farmaci per Hcv: frequenza della patologia, evidenze di efficacia e sicurezza, strategie di gestione”. Per approfondire leggi il resoconto della giornata.

 

(17 aprile 2014) Epatite A in Europa: l’aggiornamento Ecdc

Sono 1315 (escludendo i casi con storia di viaggio all’estero nel periodo di incubazione) i casi di epatite A riportati da 11 Paesi dell’Unione europea (Ue) e dello Spazio economico europeo (See) riportati nel Rapid Risk Assessment dell’Ecdc “Outbreak of hepatitis A in Eu/Eea countries. Second update 11 April 2014” (pdf 161 kb). Per 240 casi è stata confermata la sequenza virale “outbreak” (genotipo IA con sequenza KF182323). Le indagini epidemiologiche condotte sinora hanno identificano la fonte di infezione nei frutti di bosco surgelati, tuttavia non vengono escluse anche altre ipotesi. I dati a disposizione sono inoltre a favore di una ulteriore diffusione del virus e di un allargamento geografico dell’area interessata. Per questo motivo, l'Ecdc raccomanda che i Paesi attualmente coinvolti valutino nuove azioni per contrastarne la diffusione, tra queste: incrementare la comunicazione del rischio e raccomandare la cottura dei frutti di bosco surgelati prima del loro consumo. Per maggiori informazioni consulta il Rapid Risk AssessmentOutbreak of hepatitis A in Eu/Eea countries. Second update 11 April 2014” (pdf 161 kb).

 

(9 aprile 2014) Epidemia di epatite A in Italia: l’aggiornamento al 28 febbraio

Sono 1463 (includendo 148 casi con storia di viaggio all’estero nel periodo di incubazione) i casi di epatite A notificati tra il 1 gennaio 2013 e il 28 febbraio 2014, con progressiva riduzione delle segnalazioni a partire da novembre 2013. I dati, che provengono dalle notifiche pervenute al ministero della Salute e dal Sistema epidemiologico integrato dell’epatite virale acuta (Seieva), si mantengono comunque su valori più elevati rispetto a quelli rilevati dello stesso periodo dei due anni precedenti. Sono tuttora in corso le valutazioni relative ai primi mesi del 2014. Per approfondire, conoscere le raccomandazioni ministeriali sul consumo dei frutti di bosco e conoscere il quadro epidemiologico europeo visita il sito del Ministero.

 

(27 febbraio 2014) Epatiti virali acute nella Asl 10 Firenze

Tra gennaio 2000 e settembre 2013, la Asl 10 di Firenze ha notificato 426 casi di epatite A, 276 casi di epatite B e 90 di epatite C e, in generale, i soggetti interessati sono stati prevalentemente uomini italiani di età superiore ai 25 anni. Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto “Epatiti virali acute nella Asl 10 Firenze (gennaio 2000-settembre 2013)” (pdf 3,4 Mb), pubblicato dalla Asl di Firenze a febbraio 2014. Per l’epatite A si è registrato una progressiva diminuzione dell’incidenza (dovuta prevalentemente alle migliori condizioni igienico-sanitarie) fino ad arrivare, nel 2012, a 0,4 casi per 100.000 abitanti. Quaranta i casi di epatite A evitabili con la vaccinazione: 24 viaggiatori in aree ad alto rischio e 16 contatti di caso di epatite. Nei primi anni del periodo osservato, e fino al 2006, l’incidenza dei casi di epatite B notificati è stata stabile (circa 3/100.000 abitanti) mentre, dal 2007 al 2012, è progressivamente diminuita arrivando a 1,37 casi x 100.000. Questo calo ha interessato soprattutto i giovani-adulti (15-24 anni) come effetto dell’introduzione della vaccinazione obbligatoria (maggio 1991). Una corretta applicazione della pratica vaccinale avrebbe fatto evitare 20 casi di epatite B: 1 neonata, 3 ragazzi sfuggiti alla vaccinazione obbligatoria e 16 contatti di casi di epatite e/o conviventi con soggetti HbsAg positivi. Anche per l’epatite C si è osservato un trend in diminuzione dovuto agli stessi fattori che avevano influenzato l’andamento dell’epatite B prima dell’introduzione della vaccinazione obbligatoria (migliore conoscenza delle vie di trasmissione, adozione di misure preventive e la campagna contro l’Aids). Il tasso di incidenza è così passato dall’1-1,5/100.000 abitanti negli anni 2000-2005 allo 0,12 nel 2012. Per maggiori informazioni scarica il documento completo (pdf 3,4Mb) e visita le pagine del sito dell’Asl 10 Firenze dedicata ai dati malattie infettive.

 


 

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