La
prevalenza dei DTN varia da paese a paese. Negli
Stati Uniti sono da 2500 a 4000 i bambini nati ogni anno con questa
condizione, in Canada sono 260, nel nostro paese si stima un numero di
100-200 nati all’anno con la spina bifida.
Negli Stati Uniti, i CDC stimano in oltre 60 milioni le donne che possono
andare incontro a una gravidanza. Circa 1500 gravidanze si interrompono ogni
anno a causa dei difetti del tubo neurale mentre i costi sanitari annui per
le persone nate con spina bifida superano i 200 milioni di dollari.
Nonostante il 50-75 per cento dei casi di DTN potrebbero essere prevenuti
con l’assunzione di acido folico prima e durante il primo trimestre di
gravidanza, meno del 30 per cento delle donne americane prende un
integratore a base di acido folico. Uno studio pubblicato sul MMWR nel 2001
dimostra che tra il 1995 e il 1998 il Pregnancy Risk Assessment Monitoring
System (PRAMS) ha portato a un aumento del 15 per cento della consapevolezza
del ruolo svolto dall’acido folico. La consapevolezza, comunque, era molto
disomogenea nelle diverse componenti sociali del paese, con uno svantaggio
registrato a carico delle fasce di popolazione più povere. Secondo i dati
pubblicati sul sito CDC, una ricerca condotta nell’estate del 1998 e poi
ripetuta nel 2000 ha rilevato che solo il 13 per cento delle donne americane
sa che l’acido folico previene i difetti di nascita e solo il 7 per cento è
consapevole del fatto che andrebbe preso anche prima della gravidanza.
Secondo quanto pubblicato dal Centro nazionale per il controllo e la
prevenzione delle malattie sul "Journal of the American Medical Association"
nel 2001, la diffusione dell’uso di acido folico come additivo in prodotti
per i consumi di massa ‘fortificati’ ha ridotto di un quinto
l'incidenza dei difetti di nascita. Lo studio effettuato in 45 stati tra il
1990 e il 1999, ha dimostrato un chiaro calo dei casi di DTN dopo il via
libera dato nel marzo 1996 all'uso di acido folico in farinacei e derivati
da granaglie di produzione industriale, diventato poi obbligatorio nel
gennaio 1998 (da 37,8 per 100 mila nati vivi a 30,5). Alla fine del 1999,
rispetto all'inizio del 1990, si è registrata complessivamente una flessione
del 19 per cento.
In un programma congiunto dei CDC e dell’Università di Medicina di Pechino,
svolto tra il 1993 e il 1995 in una zona della Cina del Nord
caratterizzata da alti livelli di malformazioni congenite e in una della
Cina del Sud con bassa incidenza, si è verificato che l’ingestione
quotidiana di una pillola di 0,4 mg di acido folico ha ridotto
significativamente la presenza di DTN in entrambe le zone. Nella zona Nord
si è avuto un notevole effetto di riduzione, pari all’85 per cento, mentre
la zona Sud ha visto una riduzione del 41 per cento. La spiegazione di
questi dati può essere che l’effetto dell’acido folico è tanto più evidente
quanto più grave è la carenza rilevata nella popolazione prima della
campagna di promozione dell’uso di folati. Dove le carenze sono più
importanti, come nella regione Nord, quindi, si vedono effetti ben più
drammatici.
In Europa, il progetto Biomed si è posto l’obiettivo di descrivere e
confrontare, nei paesi partecipanti, le politiche di salute pubblica
attuate per la prevenzione primaria dei DTN, e di valutare fino a che punto
queste politiche sono state realizzate, correlandole all’andamento della
prevalenza dei DTN negli stessi paesi. Centro di riferimento del
progetto è l’International Centre for Birth Defect (ICBD), con sede a Roma.
All’interno del progetto Biomed, nel nostro paese, si è valutata la
consapevolezza delle donne riguardo all’assunzione di acido folico
somministrando un questionario a un campione di donne ricoverate (311 donne)
presso le Cliniche Ostetriche del Policlinico S. Orsola-Malpighi di
Bologna nel periodo novembre 2000-febbraio 2001. I risultati inidcano che
solo 14 donne (pari al 4,5 per cento) hanno assunto acido folico nel periodo
periconcezionale. Dalle risposte fornite, risulta essere significativa
l’azione di informazione svolta dai ginecologi, il livello culturale delle
donne intervistate e l’occorrenza di una precedente interruzione di
gravidanza a causa di malformazioni fetali.
Nel nostro Paese le malattie congenite colpiscono il 5-6 per cento di tutti
i nati e contribuiscono in modo rilevante al totale della
mortalità infantile. Sono malattie che spesso hanno esiti invalidanti e
dall’alto impatto sul sistema sanitario, considerato che circa un terzo
delle ospedalizzazioni in età pediatrica sono da imputare alle
malattie congenite e che molto spesso la diagnosi, il trattamento e la
riabilitazione richiedono tempi lunghi e l’impiego di notevoli
risorse. All’interno di questo contesto risulta quindi fondamentale
l’attuazione di misure di prevenzione primaria, con particolare rilievo di
quelle relative al ruolo dei folati. Un’azione in tal senso è promossa dal
Progetto Registro Nazionale Malattie Rare finanziato
dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con
l’International Center for Birth Defects Monitoring and Surveillance e con
il Centers for Disease Control.