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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Influenza

Influenza stagionale 2011/2012. Il risk assessment dell’Ecdc

Caterina Rizzo – reparto di Epidemiologia delle malattie infettive, Cnesps-Iss

 

15 marzo 2012 – Quest’anno, in quasi tutta l’Europa l’epidemia di influenza stagionale ha tardato a partire rispetto agli anni precedenti e non ha seguito una particolare progressione geografica. È la caratteristica principale che viene sottolineata dall’Ecdc nel risk assessment sull’influenza stagionale 2011/2012 (pdf 936 kb), pubblicato lo scorso 9 marzo.

 

Il documento è fondamentale per fornire una descrizione tempestiva delle epidemie di influenza stagionale nei Paesi Ue/Eea basandosi sull’esperienza dei primi Paesi colpiti. Questo tipo di risk assessment è il secondo pubblicato dopo la pandemia influenzale del 2009 (il primo è di gennaio 2011, pdf 2,9 Mb) e mira a identificare le caratteristiche specifiche della stagione in corso e in particolare le zone in cui sono giustificate e necessarie particolari azioni cliniche o di sanità pubblica. Sottolinea inoltre le aree di incertezza e dunque le priorità per il lavoro futuro.

 

Uno degli aspetti interessanti del report è che utilizza sia i dati raccolti nell’ambito della sorveglianza dell’influenza sia i dati sulla sorveglianza dei casi gravi e severi e raccoglie le esperienze specifiche di alcuni Paesi che hanno voluto partecipare a una survey relativa all’impatto, della stagione influenzale in corso, sui sistemi sanitari nazionali e in particolare sulle strutture di sanità pubblica e di assistenza come per esempio gli ospedali. Tutti i Paesi che hanno partecipato a questa indagine (tra cui l’Italia) non riportano una pressione particolare sui sistemi sanitari rispetto alla scorsa stagione o a quella pandemica, tranne la Spagna relativamente ad alcune zone.

 

Sono poi state prese in considerazione le esperienze di due Paesi europei (Norvegia e Polonia) che hanno effettuato, durante i mesi estivi del 2011, studi di siero epidemiologia volti a comprendere quale fosse la protezione (per fasce d’età della popolazione) nei confronti dei virus che avrebbero circolato durante la stagione influenzale successiva (2011/2012). La Norvegia, per esempio, grazie a questo tipo di studio, ha potuto prevedere quali sarebbero state le fasce di età più suscettibili e questa valutazione iniziale non si è discostata poi molto da quello che è stata, ad oggi, l’effettiva epidemia nel Paese.

 

Il risk assessment considera anche i dati sulla mortalità (raccolti nell’ambito del progetto europeo Euromomo - The European Mortality Monitoring Project - che valuta l’eccesso di mortalità per tutte le cause) e i dati sulla copertura vaccinale e sull’efficacia di campo del vaccino antinfluenzale. Anche se queste ultime due fonti di dati non sono ancora disponibili nella maggior parte dei Paesi europei.

 

Dal risk assessment dell’Ecdc emerge poi che la stagione 2011/2012 è dominata principalmente dal virus A/H3N2 e che nelle ultime settimane (la stagione è ancora in corso) sta aumentando la circolazione del virus di tipo B.

 

Dunque, una pubblicazione che, considerando tutte queste fonti informative, è un vero e proprio esempio di attività di sorveglianza integrata necessaria per una valutazione del rischio efficace.

 

È importante sottolineare che anche in Italia, dalla stagione 2009/2010 (stagione pandemica), grazie al contributo delle Regioni, è attiva una sorveglianza integrata dell’influenza che ha permesso di fornire all’Ecdc dati utili per la preparazione del risk assessment. Della sorveglianza integrata settimanale fanno parte la sorveglianza Influnet, la sorveglianza sindromica degli accessi ai Pronto Soccorso e il sistema di sorveglianza dei casi gravi e severi di influenza. L’esistenza di questo tipo di sorveglianza integrata è fondamentale per comprendere l’andamento delle stagioni influenzali interpandemiche e permette di comprendere meglio l’epidemiologia dell’influenza per produrre evidenze necessarie per intraprendere azioni di sanità pubblica.

 

 

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