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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

legionellosi

Legionella in Italia: la situazione nel 2005

Maria Cristina Rota – reparto Malattie infettive, Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps, Iss)

 

 

Nel 2005 sono stati notificati complessivamente 869 casi di legionellosi, di cui 826 confermati e 43 presunti. Un’esposizione a rischio nei 10 giorni precedenti l’inizio dei sintomi è stata riportata dal 26% dei soggetti. Degli 869 casi notificati, 78 (9%) erano stati ricoverati in ospedale o in clinica, 124 casi (14%) avevano pernottato almeno una notte in luoghi diversi dall’abitazione abituale (alberghi, campeggi, case private), 22 casi (2,7%) avevano frequentato piscine e 6 casi (0,7%) avevano effettuato cure odontoiatriche.

 

Oltre ai casi di legionellosi associati ai viaggi, acquisiti da cittadini italiani prevalentemente in strutture recettive italiane, nel 2005 sono stati notificati all’Iss dalla rete di sorveglianza europea della legionellosi associata ai viaggi (Ewglinet) 97 casi di legionellosi in turisti stranieri che hanno visitato l’Italia.

 

Nel 2005 si è registrato un incremento dei casi di oltre il 40% rispetto al 2004. L’incidenza della legionellosi in Italia nel 2005 è quindi pari a 15 casi per milione di popolazione e, a fronte di un aumento dei casi comunitari, si apprezza una sensibile diminuzione dei casi nosocomiali che passano dal 16% del 2004 al 9%, e della letalità che passa dal 14% all’8,2%. Rimane invece pressoché invariata la proporzione di casi di legionellosi associati ai viaggi (14%) e quella di casi classificati come comunitari, per i quali l’origine dell’infezione non è nota.

 

Nel rapporto annuale sulla legionellosi in Italia, vengono analizzati i dati relativi ai casi di legionellosi diagnosticati e notificati nel 2005 al Registro nazionale della legionellosi, presso l’Istituto superiore di sanità (Iss).

 

La disomogeneità regionale

Permane, tuttavia, una grande disomogeneità nel numero di casi notificati dalle singole regioni italiane e nell’incidenza registrata. La grandissima maggioranza dei casi (78%) continua infatti a essere notificata da 6 Regioni (Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Lazio) del Centro-Nord mentre le regioni del Sud continuano a notificare un numero molto limitato di casi. Le differenze osservate non sembrano il risultato di effettive variazioni nell’andamento della malattia, in quanto Regioni con alti tassi di incidenza confinano o sono molto vicine a regioni con tassi decisamente inferiori; queste differenze, inoltre, non sono giustificate da stili di vita diversi, da diversa composizione della popolazione o da diversa esposizione a potenziali fattori di rischio.

 

Le variazioni regionali, oltre che alla sottonotifica, sono probabilmente legate alla disponibilità diagnostica dei laboratori. Infatti, poiché è impossibile differenziare la malattia dei Legionari da altre forme di polmonite solo su base clinica, l’accesso e l’utilizzo appropriato dei test diagnostici è cruciale per la diagnosi.

 

Attenzione alla diagnosi

In Italia, l’uso del test per la rilevazione dell’antigene solubile urinario (il metodo diagnostico in assoluto più utilizzato in Europa) varia molto da Regione a Regione e, a volte, anche nell’ambito delle stesse Regioni. È evidente che nelle Regioni dove i clinici hanno la possibilità di utilizzare il test, il tasso d’incidenza della legionellosi risulta maggiore che in quelle dove il test è poco disponibile.

 

Il motivo del mancato accertamento eziologico potrebbe dipendere anche da altri fattori, tra cui l’abitudine dei clinici di effettuare diagnosi di polmonite basandosi principalmente su segni e sintomi, e limitando la ricerca dell’agente eziologico solo a situazioni particolari quali per esempio la farmaco-resistenza. Infatti il quadro radiografico offre la possibilità di discriminare l’eziologia batterica da quella virale e spesso il clinico si limita a questo, senza verificare il microrganismo responsabile. È quindi di estrema importanza richiamare l’attenzione dei clinici sulla legionellosi e incoraggiarli a richiedere una conferma eziologia nella diagnosi di polmonite e a notificare tempestivamente i casi: la diagnosi precoce e la notifica tempestiva permettono infatti di identificare eventuali cluster o focolai epidemici e di intervenire rapidamente con appropriate misure di controllo.

 

Scarica Legionellosi in Italia: il rapporto 2005 (pdf 620 kb).